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Capitolo10: 003

Il ragazzo osservo perplesso il proprio imperatore. Ignorava perché fosse stato scelto proprio lui per compiere quel lavoro, ma lo riteneva un onore. In quella giornata, socialmente impegnativa per i membri più importanti dell’impero, era stato incaricato da fare da porta bandiera, impugnando la lancia di frassino e metallo cui erano appesi le armerie dell’imperatore.

Quello che rendeva perplesso il giovane erano state le scelte dell’imperatore. L’obbligo fattogli di indossare l’armatura, quasi stesse andando in guerra, mentre sia il suo signore sia il suo seguito erano loro stessi pesantemente armati. Era quasi sicuro di avere scorto una cotta di maglia sotto ai vestiti dello scriba Keronte, cosa che gli sembrava ancora più fuori luogo, soprattutto se si considerava che con loro c’erano solo due soldati, se si escludevano i cugini dell’imperatore ed il generale Verin.

Capiva che erano a caccia, ma allora perché nessuno di loro cercava una preda? Perché non avevano portato i cani e soprattutto gli archi? Non avevano giavellotti, ma armi da scontro. Avevano attraversato la pianura in poche ore, mantenendo un ritmo non indifferente, quasi stessero andando ad un appuntamento più che a caccia. Eppure, in diverse occasione aveva scorto un cervo che gli precedeva, dirigendosi nella loro stessa direzione nella propria fuga.

Keronte accanto a lui, sempre preso dalle sue pergamene stava leggendo quasi freneticamente un testo, laddove ogni passo della cavalcatura rischiava di fargli perdere il filo dello scritto. “Ho verificato in ogni mio documento, ma proprio le tribù più vicine dovrebbero essere a Xetan o a Timusos.” Proferì infine l’uomo cogliendo di sorpresa il giovane scudiero, sottraendolo ai suoi pensieri.

“Allora perché stanno venendo a portare scompiglio fino a qui?” chiese di rimando il vocione di Verin. Alto quasi due metri per oltre cento chili di muscoli temprati da un numero di battaglie cui nessun altro generale era sopravvissuto, senza ritirarsi alle retrovie. Sprizzava rabbia nelle proprie parole, ma confermarono al ragazzo che di fatti non stavano andando a caccia, o per lo meno non della solita selvaggina, non di quella che avrebbero riportato a casa gli altri nobili.

“Le mie pergamene mi dicono molte cose, ma ciò che in esse non è scritto, non me lo possono dire!” replico lo scriba, sconsolato, lanciando un occhiata a Ragan. L’imperatore si era fidato ciecamente delle parole dello scriba quando questo gli aveva parlato dei quattro araldi di MadreLuna, basandosi sull’abilità di Keronte di valutare e conoscere le persone dopo un solo incontro.

“Niente c’impedisce di catturarne uno per cercare delle risposte…” commento allegramente Ervin Courag, prima di cercare l’occhio buono del gemello, che confermo con un simile sorriso sulle labbra. “…ehi, ragazzo! Non fare quella faccia!” commento all’indirizzo del portabandiera.

Anche il generale si volto ad osservarlo. “Ma qualcuno si è degnato di spiegargli a cosa stiamo andando incontro?” chiese imbronciato, notando lo sguardo sperduto del fanciullo. Gli altri presenti si guardarono perplessi, con espressioni che dicevano a tutti ‘ma non toccava a te?’. Verin scosse la barba dal taglio leonino. “Non stiamo andando a caccia ragazzo! Stiamo andando ad un imboscata, un imboscata di cui dovremo essere noi le vittime!”

“Però, saremo noi a fargliele vedere!” dichiaro Sargin Courag, posandogli una mano sulla spalla. “Potrai dire che nella tua prima battaglia hai protetto le spalle all’imperatore. Non male come carriera.” Aggiunse il guercio, come se si parlasse di una festa.

“Sempre che sopravviviamo…” furono le parole un po’ tetre di Ragan. Aveva fatto al sua scelta e non lo rimpiangeva, aveva ordinato alla sua guardia personale di suddividersi tra i vari nobili in modo da offrire loro protezione. Era stato lui stesso ad informargli di quale sarebbe stato il loro dovere, di qual era il pericolo che si correva. Qualcuno aveva protestato perché egli stesso si sarebbe trovato quasi privo di protezione in uno scontro dove sarebbero stati in chiaro svantaggio numerico. Ragan non aveva voluto sentire discussione. Non erano solo presenti i nobili, ma anche le loro famiglie, pure non avendo incontrato Elisabeth, aveva sentito da Keronte la richiesta della ragazza, che egli stesso approvava completamente.

L’imperatore lancio uno sguardo verso i soli due soldati che si era portato dietro. Entrambi erano cavalieri viverna, tra i migliori soldati di tutto l’impero, uomini capaci di combattere sia con le armi, sia con la magia. Uomini che in quel momento erano privati del loro alleato migliore, la loro cavalcatura. *Anch’io vorrei che Saratin fosse qui…* penso tra se l’uomo, reprimendo un sorriso all’immagine della viverna femmina che gli era stata affidata sottoforma d’uovo quand’aveva ancora solo dodici anni.

“Non mi piace sentire parlare in questi toni cugino!” dichiaro Ervin, impuntandosi sul proprio animale, uno stallone dal manto grigio.

“è vero che non bisogna sottovalutare un nemico…” prosegui Sargin all’indirizzo del portabandiera. “…ma sempre e comunque, pensare che si riuscirà ad uscirne vivi se ci si impegna!” dichiaro con tono da professore.

“Poi, si ottengono delle ottime storie da raccontare alle pulzelle!” aggiunse Ervin.

“Tu non racconti nemmeno gli eventi alle ragazze! Te le inventi!” controbatté il gemello, punzecchiando il fratello. “E sì che né hai pure bisogno, considerando quanto successo hai con le ragazze.”

Ragan non presto particolare attenzione al battibecco che segui tra i gemelli. Non provava desiderio dell’ebbrezza dello scontro. Combatteva per necessità e cercava di farlo bene solo per riportare i suoi alla vittoria e la propria vita a casa. Non ché avesse qualcosa di particolare, una moglie o dei figli da qui tornare, nonostante i suoi quasi trentasei anni, cosa che faceva dannare molti consiglieri del palazzo, secondo cui il trono necessitava di un legittimo erede.

“Sei preoccupato mio signore?” chiese Verin accostando il proprio cavallo a quello dell’imperatore. Lo conosceva sin dalla nascita. Era stato generale già sotto al regno del padre di Ragan. Era stato lui stesso a dargli i fondamenta di scherma e di lotta a corpo a corpo, l’aveva visto da bambino diventare ragazzo e poi uomo.

“Oggi morirà della gente, la mia gente, perché il mio impero è sotto attacco da un nemico di cui ignoriamo le ragioni, un nemico che ci sta attaccando direttamente in casa. Ritengo di avere delle buone ragioni per preoccuparmi…” commento l’uomo, portando per un attimo la mano all’elsa della spada, quasi a volere rassicurare se stesso della sua presenza al proprio fianco.

“I gemelli hanno detto qualcosa di giusto, una volta tanto, potremo catturare qualcuno dei nostri aggressori, sempre che questa storia sia vera.” Il generale era stato l’unico a sollevare alcune perplessità in merito alla fondatezza della minaccia, prima di piegarsi agli ordini. Per lui, anche coloro che sarebbero stati mandati a proteggere l’imperatore avrebbero potuto essere gli stessi assassini che dovevano uccidere il suo signore. Qualcuno diceva che pensava sempre per il peggio, ma lui si sarebbe solo definito come prudente. Preferiva ricevere piacevoli sorprese che delusioni. “Sempre che sopravviviamo…” aggiunse, un attimo dopo, ad anticipare il suo signore.

“Stiamo arrivando!” commento Keronte interrompendo ogni velleità di discussione tra i presenti, mentre i cavalli iniziavano ad affrontare il fianco di una collinetta in cima alla quale tre castani dalle verdi fronde vivevano pacifici.

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Capitolo10: 001

Quella notte vide i cinque cavalieri attraversare la pianura di Orian come cinque spettri ignorati da tutti. Sembro quasi che le guardie fossero misteriosamente state avvertite di non farsi vedere, perché non videro nessuna di esse, nessun drappello che ispezionasse la pianura, laddove semplicemente i pattugliamenti erano stati sospesi per non terrorizzare la selvaggina.

La luna giunta alla sua prima metà crescente illuminava loro la strada insieme a poche sporadiche stelle, trasformando la zona in una versione in tonalità di grigi che toglieva vita all’ambiente. L’erba, le foglie, le pietre, loro stessi. Tutto appariva loro quale un insieme di grigi freddi e distanti, cose separati da vaste distese di tempo congelati in esso. In quella calma quasi innaturale, i cavali si dimostrarono come i loro alleati più preziosi, intuendo le necessità di fretta di coloro che sulla loro forza e velocità stavano facendo affidamento.

Kran da sempre era al fianco di Elisabeth, un animale che quasi mai era stato spinto a dare il massimo di se laddove mai la sua padrona né aveva avuto necessità, preferendo le passeggiate in compagnia della giumenta, quella notte fece onore al suo nome che si voleva riferito a Kranel, il cavallo che trainava il mondo attraverso il tempo, facendolo scorrere sul mondo stesso. La giumenta si dimostro pari se non superiore ai colleghi, allenati da anni di servizio nel trasportare persone da un capo all’altro del paese come cavalli in affitto, nel mantenere il loro stesso ritmo, quando non lo superava nei loro momenti di stanchezza.

Poche furono le pause che si concessero nell’attraversare quella pianura apparentemente sconfinata, giungendo al lato nord della stessa poco dopo mezzanotte, mentre le montagne erano corse loro incontro alla stessa velocità dei cavalli, crescendo fino a coprire l’orizzonte come una coltre invalicabile nell’oscurità. Un impressione dovuta al buio. Né erano coscienti, poiché Le cosiddette Lame di Ghiaccio che separavano quelle terre dalle Terre Ignote si trovavano a centinaia di chilometri più a nord rispetto alla loro posizione. E nemmeno loro si erano rivelati invalicabili. Lo stesso Bred le aveva attraversate ben due volte, all’inizio del proprio viaggio quando aveva lasciato il proprio paese oltre un anno prima.

Solo allora Erik fece fermare il proprio destriero osservando la zona. Ogni avvalonamento gli sembrava uguale a quello accanto, simile e diverso, ma mai uguale a quello da lui ricercato. Silenziosamente, il giovane innalzo una preghiera a MadreLuna perché trovasse il posto, prima di tornare ad osservare la zona, scotendo la testa sconsolato.

“Se non è qui, la cerchiamo altrove.” Dichiaro Mara tranquillamente.

“Forse non è una buona idea…” intervenne Bred, osservando la zona. “Di sicuro quei figli di serpe devono essersi piazzati ormai. Se è cosi, la presenza di estranei gli potrebbe innervosire al punto di fargli scattare prima del tempo.” Commento. “Ci ho riflettuto mentre venivamo qui… E credo che dovremo aspettare il giorno.” Disse il guerriero, attirandosi occhiatacce da Mara, ma fregandosene. Era quello con la maggiore esperienza militare. Toccava a lui fornire loro una strategia.

“Cosi perderemo tempo prezioso!” dichiaro Mara, senza particolare tono nella voce, quasi lei stessa stesse valutando l’opportunità di una pausa, dando una pacca al colo della propria cavalcatura, che riprendeva respiro, felice egli stesso di quella pausa imprevista.

“Non siamo sensati affrontargli prima di domani, basandoci sulla visione.” Bred stava metodicamente analizzando ogni depressione del terreno che entrasse nel proprio campo visivo. “Dunque, andargli a stuzzicare non è una buona idea… Passatemi la mappa!” il nano porse la mano in modo vago, non ricordandosi chi l’aveva intascata dopo l’incontro con Keronte. Ricevendola da Erik, il guerriero la aprì osservandola alla luce della luna, strizzando gli occhi per leggerla. Non era l’ideale, ma studiarla prima di vedere la zona non gli sarebbe stato di aiuto. Ogni tanto, il nano rialzava lo sguardo sulla zona, confrontandola con la mappa. *Chi ha fatto questa mappa non ha fatto un gran lavoro!* penso tra se. Non era giusto da parte sua, giacché la stava consultando al buio, non scorgendo il lavoro compiuto dal cartografo, ma bastava per i suoi intenti. “L’imboscata è più ad est!” annuncio infine, ripiegando la mappa, prima di restituirla ad Erik.

“Come fai a dirlo?” volle sapere la danzatrice, mentre Elisabeth osservava in quella direzione. Davanti ai suoi occhi, la scena dello scontro e delle morti si era parato come un oscuro incubo. Sapeva dal resoconto di Erik che sarebbe stato una bella giornata, ma nella sua immaginazione, il cielo era pieno di nuvole nere e rosse, come il fumo sputato da un vulcano. Una scena da incubo.

“Perché il corso d’acqua che abbiamo superato alcuni minuti fa forma una perfetta delimitazione dei territori di caccia. Ci sono praticamente in tutta la pianura. Questo significa che siamo vicino al limite della zona che l’imperatore percorrerà. Il nobile che si troverà nella zona di caccia che abbiamo appena attraversato sarebbe troppo vicino. Potrebbe cercare di venire in aiuto del suo signore se l’agguato fosse troppo vicino.” Spiego Bred, mentre riprendeva ad osservare la zona, in cerca di un posto in cui avrebbero potuto sostare loro.

“Questo sempre che gli uomini lucertola…” Elisabeth sì interrupe, realizzando il sottinteso. “Pensi che qualcuno fornisca loro delle informazioni, vero?” la ragazza non sembrava né offesa, né sconvolta, ma solo triste all’idea. Un altro tradimento.

“Non possiamo escluderlo, purtroppo. Se sono penetrati all’interno della barriera che hanno innalzato qua intorno… bhe… informazioni devono averle per forza di cose…” dovete commentare Bred, mentre avviava tranquillamente il proprio cavallo verso una macchia di alberi dal tronco lucido come argento sotto al luce della notte.

La guaritrice non disse niente. Non aveva niente da aggiungere. Accendere un fuoco era fuori discussione. Ci sarebbe stato poche differenze tra l’andare dagli uomini lucertola ed accendere un fuoco. Avrebbe segnalato la loro presenza. Tokran fu sul punto di ripartire in avanscoperta, prima di venire fermato da Mara. “Hai bisogno di riposo!” dichiaro lei, quasi perentoria. “La visione di Erik non gli ha mostrato tutto lo scontro. Non sappiamo quanta fatica potremo fare.” Dichiaro lei.

Di malavoglia, il lupo mannaro dovete accettare tale stato di fatti, andando a coricarsi leggermente distante da loro, coprendosi con una coperta. Bred lascio tutti loro addormentarsi prendendosi il primo turno di guardia. Il nano, per quanto sapeva pericoloso fosse, tenne spesso gli occhi chiusi, mentre cercava di immaginarsi al battaglia, creando nella propria mente una serie di schemi militari, tanto complicati quanto inutili.

Lui era un guerriero addestrato a muoversi con altri come lui, ma non era cosi per gli altri. *Devo trovare qualcosa di più semplice! Qualcosa che possa funzionare per noi…* dalla visione sapeva che lui e Tokran si sarebbero buttati nella mischia mentre Erik avrebbe bersagliato da lontano. Era semplice, ma non sapeva che cosa avrebbero fatto le due donne. Bred si arrovello il cervello nel cercare uno schema finché la danzatrice non si sveglio per dargli il cambio, costringendo anche lui ad andare a riposarsi. Il nano si addormento ad una velocità che avrebbe sorpreso anche lui, se avesse potuto rifletterci sul momento, lasciandolo sprofondare in un sonno tranquillo.