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Capitolo10: 002

Il mattino che segui vide un timido sole presentarsi sulla pianura di Orian, riscaldando l’acqua che durante la notte si era depositata su ogni cosa fino a formare un velo di rugiada. Il suo calore aveva già iniziato a riscaldare l’ambiente portando la stessa rugiada ad evaporare formando una nebbiolina bassa e consistente che formava un manto simile ad un secondo strato erboso, un fumo trattenuto a se dalla forza della terra stessa, mozzando ogni suono che dal suolo si fosse innalzato.

Quattro paia di occhi si aprirono contemporaneamente nell’udire il richiamo lontano di un corno di caccia, suonato da un araldo per dare inizio alle festività ed alla prima giornata di caccia della corte dell’imperatore. “è iniziata!” commento Bred, tranquillo, ancora nella propria coperta, nel volgere il proprio sguardo in direzione del suono che ancora perdurava.

“E noi non abbiamo trovato né il luogo dell’agguato, né abbiamo idea di come agire!” replico Elisabeth, presa da un improvviso attacco di panico, mentre si alzava guardandosi in giro, come se di punto in bianco avesse avuto una qualche possibilità di trovare risposta a tutte le sue domande da un qualsiasi elemento attorno a se.

“Veramente un’idea di come agire, credo di averla avuta.” Commento sornione Bred, mentre a sua volta osservava in giro in modo calmo e sistematico.

“Se cerchi Tokran è partito in esplorazione circa un’ora fa!” dichiaro Erik, individuando l’oggetto della ricerca del nano. Il giovane si era accorto che l’altro si era allontanato in un mezzo sonno, dopo avere finito il proprio turno di guardia. Se l’era aspettato, perciò era rimasto in un mezzo sonno, fornendo in ogni caso, una mezza sorveglianza anche in quella ora che non gli toccava.

Mara scosse la testa, un po’ per scacciare l’umidità che si era andata ad annidare tra i capelli, un po’ per il comportamento del lupo mannaro, capace di fare di testa sua in qualsiasi situazione, lasciandogli potenzialmente esposti. Eppure, lei stessa, forse inconsciamente, aveva teso i propri sensi nel sonno. Se fosse stata onesta con se stessa, avrebbe ammesso di esserselo aspettato fin dall’inizio che avrebbe fatto cosi.

“Non è un problema! Posso spiegargli la sua parte di piano quando torna. Non ha quella che è la più complicata. Quella tocca ad Erik.” Commento il nano, mentre si alzava e muoveva leggermente all’indietro il busto per sciogliere i muscoli indolenziti per il terreno su cui aveva dormito.

“Bene! Allora, direi che puoi anche passare subito a spiegarmela!” dichiaro la voce del demone come se provenisse dalla nebbia stessa intorno a loro. La sua figura animalesca fuoriuscì dalla nebbia tale un fantasma prendendo Elisabeth di soprasalto. “Ad ogni modo, ho trovato il posto!” affermo il lupo. Quella nebbiolina gli aveva permesso di cacciare inosservato le loro prede, giungendo fino alla zona in qui si trovavano acquattati nell’attesa del loro bersaglio. “Non è stato molto difficile! Hanno lasciato delle tracce questa notte, mentre prendevano posizione. Il vento mi aveva portato il loro odore.” Dichiaro, andandosi a sedere su una pietra, per estrarre della carne da una borsa.

“Si sono spostati in base alle notizie avuto su quale sarebbe stato il terreno di caccia dell’imperatore!” quella del nano non fu una domanda, ma un’affermazione.

“Si, probabile. Di sicuro, si sono nascosti bene. Senza il loro odore, avrei rischiato di capitare loro addosso senza accorgermene. “Sono a circa mezz’ora da qui, verso Est.” Aggiunse, indicando la stessa direzione da qui lui stesso era giunto.

“A piedi o a cavallo?” chiese Bred.

“Mezz’ora buona a piedi miei. Un’ora per un nano a passo normale!” replico il demone senza rifletterci troppo. L’aveva calcolato al ritorno.

Il guerriero approvo con un ceno della testa. “Ci conviene rimanere qui ancora per un paio di ore allora.” Annuncio, mentre a sua volta prendeva qualcosa da mangiare. Mara gli imito senza problemi, seguita poi da Erik.

Solo Elisabeth aveva lo stomaco nei calcagni, tanto da non avere particolare desiderio di mangiare. Anzi, trovava quasi sconveniente la facilità con cui gli altri lo facevano. Guardava Erik quasi con stizza, forse rendendosi conto di essere l’unica che si stava ponendo problemi di sorta. “Come fatte ad essere cosi tranquilli?” chiese alla fine esasperata.

“Non siamo tranquilli! O per lo meno, io non lo sono.” Rispose proprio il ragazzo. “Semplicemente, a stomaco vuoto non miro particolarmente bene. È una questione di essere in grado di affrontare lo scontro. Cioè, nemmeno io ho voglia di mangiare, ma mi sforzo per avere le energie necessarie…” dichiaro. Non gli parve che ci fosse una particolare logica dietro le sue parole, semplicemente non aveva altro da dire in proposito.

Guardando Mara e Tokran la rossa non ricevete risposte tanto diverse da quella del cacciatore. Solo Bred trovo qualcosa da aggiungere. “Inoltre, se devo morire, voglio farlo a stomaco pieno!” dichiaro prima di addentare un altro boccone.

La rossa si rassegno, ma per quanto ci provasse, ogni volta che avvicinava qualcosa alla propria bocca, l’unica cosa che otteneva, era la sensazione che il proprio stomaco le stesse risalendo in bocca, togliendogli ogni appetito.

*****

Capitolo5: 001

La luce del sole che penetrava nella camera della locanda, dava alla stessa un aspetto nettamente più accogliente rispetto alla sera prima. O per lo meno, cosi sembro ad Elisabeth quando si sveglio, sorprendendosi ancora stretta nell’abbraccio di Mara. In qualche modo la cosa le fece tornare in mente la madre, che stavano per raggiungere. Forse era la sensazione di protezione che derivava dalla donna. *Hai un’anima! Puoi starne certa!* penso tra se, recalcitrante ad alzarsi, preferendo guardare il riquadro di luce viaggiare sulla parete.

Il suo stomaco non fu esattamente dello stesso parere. Fu un rumore leggerissimo, eppure basto a fare svegliare Mara di scatto, con le mano già stretta intorno alla daga. “Scusa… temo che ora il mio fisico reclami nutrimento…” commento la rossa.

“Eh! Era pure ora!” replico la danzatrice sorniona. Lei aveva già fame la sera prima, ma costretta com’era stata, ad occuparsi della nobile, aveva saltato la cena anche lei. Non disse niente sul fatto che lei era stata sveglia prima della rossa, per poi riaddormentarsi per lasciarla riposarsi. Ora, però, era ben decisa ad alzarsi e scendere a fare colazione.

La guaritrice sorrise impacciata prima di andare nuovamente allo scrigno che costituiva in sostanza tutto il suo bagaglio. Poteva metterci cosi tanta roba, che ci aveva infilato anche i vestiti di ricambio, ma il peso dello scrigno era sempre lo stesso. Non altrettanto poteva fare Mara, che prese dalla vecchia e consunta borsa un cambio di vestiti che avevano poco di diverso da quelli che usava di solito, una semplice tunica dai colori scuri, in lana, piazzati sopra a calzoni ed una specie di maglia. Elisabeth prese i vestiti sporchi dopo avere infilato quelli nuovi e gli infilo senza particolare riguardo nello scrigno. “Ehi! Quelli sono i miei!” noto Mara.

“Gli faremo pulire al castello tutti in una volta, no?” ribattete la nobile. Mara scosse la testa. Aveva troppa fame per discutere.

 

Presserò le loro poche cose quando scesero nella sala comune della locanda, trovando Tokran di guardia fuori dalla loro porta. “Una sicurezza…” commento questo, senza dare ulteriori spiegazioni, mentre le accompagnava fuori. In realtà, l’aveva solo usato come scusa per non stare nella sala comune con tutta la gente.

Scesero al piano di sotto, individuando Bred ed Erik ad un tavolo con la guardia del giorno prima. Questo si alzo in piedi appena giunsero al tavolo, producendosi in un inchino. “Lady Elisabeth! È un onore averla qui, cosi com’è un piacere avere tutti i suoi compagni in questo luogo.” Fece l’uomo, laddove Mara avrebbe preferito evitare di attirare l’attenzione. Avevano, invece, tutti gli sguardi rivolti addosso.

“Impressionante quello che una serie di banditi uccisi possa rendere amichevoli…” commento Bred, bonariamente. L’accoglienza del giorno prima, non proprio amichevole, si era in fatti trasformata in aperta simpatia. Il capitano aveva mandato uno dei suoi a verificare le parole del nano, non appena l’alba aveva mostrato i primi segni del suo arrivo. L’esploratore era tornato riferendo esattamente quanto annunciato dal nano.

“è innegabile che ci avete reso un servizio enorme nel fermare quello stregone ed i suoi compagni. Erano settimane che depredavano la zona, uccidendo chi rapinavano in modo sistematico.” Dichiaro il soldato, mentre gli altri si sedevano. La danzatrice lancio uno sguardo risentita a Tokran. Ora capiva perché era rimasto su di guardia.

Ordinarono al locandiere, ora molto più rispettoso, per non dire timoroso, nei loro confronti, anche perché ora, era in grado di vedere chiaramente i tratti di Elisabeth e non desiderava entrare nelle ire né del padre, né del fratello. Contrariamente al capitano, temeva entrambi i maschi MacLean.

 

“Dunque, possiamo andare quando vogliamo?” chiese Bred, per ottenere una conferma, di quanto solo accennato finora nella loro discussione. Il locandiere arrivo con una brocca di latte fresco, pane appena sfornato, marmellate ed affettati vari.

“Certo! Anzi, ora anche gli abitanti della zona potranno muoversi più liberamente. Ci mancherebbe che limitassimo chi ci ha offerto tale libertà!” replico il capitano, con evidenza.

“E non è che ci sia una ricompensa che era stata offerta?” chiese Bred, con aria complice, all’indirizzo del capitano, prima di bere un goccio dal proprio bicchiere.

Elisabeth sollevo gli occhi scioccata, prima che il tacco di Mara la zittisse, impedendole di aprir bocca. “Bhe, si, in effetti, c’è una ricompensa, ma dovreste venire in caserma per firmare alcune carte.” Dichiaro il capitano, con una leggerissima smorfia. Probabilmente aveva sperato di poterla intascare lui quella taglia. Lui, o il suo comandante, o entrambi.

La faccia di Bred si distese in un largo sorriso. “Bene! Abbiamo dovuto spendere un sacco di soldi per arrivare fin qui e farà bene alle nostre finanze…” Il guerriero lancio un occhiata all’indirizzo di Erik, prima di fargli l’occhiolino. Almeno non avrebbero più dovuto chiedere di pagare ogni cosa al ragazzo. Questo ricambio lo sguardo con gratitudine. Era stato fino ad allora l’unico con qualche soldo in tasca. Persino Elisabeth, tra tutte le cose, proprio i soldi si era dimenticata di prendere. Forse perché abituata a non essere lei a sistemare i conti.

Il soldato si alzo con fare un po’ stanco. Aveva passato la notte di guardia ed ora scopriva che non sarebbe riuscito nemmeno a guadagnarci niente. *Almeno non avremo più quei bastardi che massacrano quelli che gli capita tra le mani…* si disse il capitano. “Allora andiamo. Cosi, potrò andare a dormire a mia volta!”

 

Il nano si alzo a sua volta, trotterellando verso l’uscita, seguendo l’uomo, mentre gli altri finivano la collazione. “Era necessario chiedere della ricompensa?” chiese la guaritrice dopo un po’. Si vergognava di guadagnare soldi con la morte di qualcuno.

“Se vogliamo arrivare in fondo a questa storia…” rispose Tokran, abbassando la voce fino a che solo i presenti al tavolo potessero sentirlo. “…che non si ferma all’imperatore, si! I soldi ci servono! Ci serve essere capaci di procurarcelo strada facendo!” puntualizzo, sottintendendo che non potevano portarselo dietro in grandi quantità per lunghi periodi. Purtroppo la ragazza non lo capì e dovete spiegarglielo Erik.

“Sarà, ma lo stesso non mi piace…” s’impunto lei, imbronciata mentre azzannava una fetta di panne imburrata con uno strato di marmellata alle more. “Mi sembra quasi di essere una profanatrice di tombe…” aggiunse.

“Ti assicuro che le tombe di valore sono più difficili da depredare…” commento Mara, senza inflessioni nella voce. “Re, stregoni, demoni… tutti a volersi portare dietro ricchezze dall’altra parte. Per farne cosa poi?” aggiunse lei, faceta, mentre si portava alle labbra un pezzo di formaggio.

“N-non hai fatto anche quello, vero?” chiese la ragazza, mentre Erik la guardava storto. Tokran non sembro interessarsi della cosa.

“Ho fatto molte cose nella mia vita e si, profanare la tomba di un vecchio stregone rimbambito è stata una di queste!” dichiaro senza la minima vergogna. “C’erano ricchezze lì dentro da fare impallidire la corte di molti nobili, oro, argento e gioielli, diamanti, zaffiri, perle grigie, bianche e nere, smeraldi e pellicce… A lui non servivano più!” commento lei.

“Ma se era uno stregone, non aveva lanciato qualche maledizione o simile?” chiese Erik, guardandola con un minimo di sospetto, quasi avesse di colpo contratto la peste nera.

“Ve l’ho detto! Era un vecchio rincitrullito. Aveva messo a guardia solo un paio di demonietti senza spina dorsale ed una maledizione che la prima zingara di passaggio poteva togliere.” Ribattete lei, senza tanti complimenti.

 

Il resto della collazione avene in silenzio. Tutti loro si erano già portati dietro il proprio bagaglio, mentre scendevano a fare collazione. Uscendo trovarono il tempo cambiato rispetto al giorno prima. Il cielo sembrava un’unica massa grigia di nuvole, spazzate dal vento, dal nord. Trovarono anche i cavalli ad attendergli, insieme ad uno dei garzoni della locanda.

“Ha già pagato il capitano per voi!” commento il proprietario della stessa, quando il giovane cacciatore andò a pagare.

“Come ha già pagato?” chiese Erik, sorpreso e perplesso, quasi aspettandosi qualche guai da quest’atto di generosità. Il locandiere confermo l’azione compiuta dal soldato, lasciando perplesso il Dwenetano, mentre usciva, in tempo per vedere Bred tornare.

Il nano reggeva una piccola borsa di cuoio, usualmente contenente i suoi di soldi, ma non sembrava contento. “Qualcuno di voi sapeva che hanno saldato il nostro conto alla locanda?” domando lui, mentre saliva in groppa al proprio destriero.

“L’ho appena scoperto, perché?” Erik sali a sua volta, imitato o preceduto dagli altri, prima di avviarsi verso l’uscita del villaggio che dava verso Ovest.

“Perché l’hanno detratto dalla ricompensa, insieme alle spese amministrative ed al fatto che il cadavere del mago non era proprio riconoscibile… In pratica, ci hanno pagato solo i soldi per qualche brigante.” Dichiaro il guerriero contrariato, mentre oltre passavano i confini del villaggio stesso.

“Sono cosi pochi i soldi? O ti prude altro?” chiese Tokran, senza scomporsi.

“Mi prude che sanno benissimo chi era il mago e sanno che è stato ucciso da uno di noi, ma ho come la sensazione che quei soldi qualcuno gli incasserà comunque… chissà perché, ma fosse c’entra il sorriso soddisfatto del comandante e l’espressione del capitano di scoprirsi fregato a sua volta dal superiore…” replico il nano. “O forse il fatto che quando ho voluto protestare, mi è stato fatto chiaramente capire che avrebbero potuto svolgere indagini più approfondite su quello scontro e che la cosa non sarebbe andata a nostro vantaggio…” aggiunse il nano, scaldandosi all’idea.