Posts Tagged ‘magia’

Capitolo10: 005

“Si, anche i miei compagni sono fuori!” fu la replica, più preoccupata che piccata, di Elisabeth alle parole di rabbia dell’imperatore. Ragan non aveva un grande interesse in quei momenti per quelli che erano sì suoi salvatori, ma solo per gli amici e famigliari che erano fuori a combattere. Voltandosi scorse Ervin ferito ad una spalla, che protetto dal fratello, mentre uno dei soldati della sua guardia era del tutto scomparso, probabilmente morto. Keronte ed il giovane scudiero si erano piazzati con le spalle allo scudo innalzato dalla rossa. Una rossa che si era vista comparire praticamente dal nulla. Non l’aveva vista avvicinarsi, eppure se l’era ritrovata accanto.

Tornando ad osservare i compagni, scorse Verin, unico ancora a cavallo in quel momento, forte della propria esperienza, mentre un nano con un taglio al cranio impediva ad uno degli aggressori di colpire Keronte con una scimitarra, piantandoli uno stiletto nel fianco. Nel volgere nuovamente lo sguardo verso i gemelli, vide diverse frecce trafiggere i nemici a loro più vicini, offrendo ai due un attimo di riposo. La seconda guardia, invece, lottava con due avversari, facendo volteggiare le proprie lame a proteggere se stesso, mentre dietro di lui un lupo umanoide, che mostrava a sua volta diverse ferite da arma da taglio, provocava una vera e propria strage tra gli aggressori, portando il nobile ad avere paura lui stesso di quel salvatore.

 

“Erik…” Ragan si volto verso la rossa, seguendo poi il suo sguardo verso il boschetto da cui erano arrivate tutte quelle frecce, scoprendolo in fiamma, con quattro cavalli in fuga, mentre un uomo in armatura estraeva le proprie armi per combattere i nemici che erano andato a stanare colui che aveva portato morte tra le loro file dalla distanza. Lo stesso che il nano ed il lupo avevano invocato quando era apparsa l’idra.

L’imperatore torno a cercare con lo sguardo la donna che aveva visto allontanarsi da quello stesso boschetto per intercettare il mostro, trovando in campo non più solo un idra, ma due, che si trovavano ad affrontare anche due massicce creature grossi come buoi, dal manto lucido. *Ce…cerberi?* lo stupore dell’uomo nel vedere che ogni una delle creatura che la donna sembrava potere comandare senza problemi, possedeva tre teste canine, invece di una. Tre teste cui si andava ad aggiungere una coda simile ad un lungo e velenoso serpente. *Ma chi sono costoro?*

Un lampo esplose contro la parete arcana che lo separava dallo scontro, mantenendolo al sicuro, costringendolo a tornare ad osservare quella parte di scontro. Stava rapidamente perdendo il filo di quanto accadeva. “Da dove… cosa…”

“Si sente bene? È ferito?” chiese Elisabeth accanto a lui, iniziando a verificarne le condizioni osservandone gli occhi, che si stavano facendo vacui. Ragan scosse la testa cercando di schiarirsi le idee, ma il capogiro non fece che peggiorare. “Da quando ha quella…” l’uomo non riuscì ad udire il resto della frase della fanciulla prima di crollare sul proprio animale

 

Quasi in contemporanea la cavalcatura del generale fu colpita mortalmente a sua volta, crollando a terra portandosi dietro l’uomo, mentre grida d’esultanza eruttavano dalle gole degli avversari, prima che si lanciassero sul soldato per finirlo finche era a terra. L’avanzata degli Uomini Lucertola fu interrotta da Bred, che era saltato sopra all’animale abbattuto, descrivendo un arco orizzontale con la propria arma per allontanare gli avversari. “Questi non gli terrò lontani per molto da solo.” Ammise il nano. Anche con l’aiuto del generale e degli altri stavano facendo non poca fatica a salvarsi la vita.

Verin si rialzo ringhiando il proprio disappunto per la perdita del proprio cavallo, prima di girarsi per controllare il proprio signore. “RAGAN!” urlo con un misto di rabbia e disperazione nel vederlo accasciato a terra, apparentemente privo di vita.

“Guardati le spalle! Lui starà bene! Beth lo sta curando e non esiste guaritore migliore di lei!” commento il nano abbattendo la scure sulla gamba scoperta di uno dei rettiloidi.

L’uomo non era del tutto convinto, pure avendo scorto l’alone di luce attorno alle mani della fanciulla. Avrebbe preferito cercare di portare via l’imperatore da quella trappola, invece di dovere rimanere a combattere uno scontro apparentemente impossibile. Verin ricupero lo scudo iniziando a combattere a terra parando i colpi con esso e contrattaccando con la spada, a fianco di Bred.

Nuovi fischi ed urla vittoriose giunsero degli assalitori quando videro avvicinarsi due idre. I due animali si erano avvicinato senza fare particolari rumori, strisciando silenziose e letale fino alle prede. Entrambe innalzarono le teste al di sopra dello scontro prima di abbattersi su coloro che le avevano guidate fino a quell’imboscata, azzannando ed avvelenando gli stessi uomini lucertola, provocando terrore negli aggressori, quanto sgomento nei difensori.

Mara fece capolinea alle spalle dei due serpenti quasi fossero semplicemente dei cuccioli un po’ troppo vivaci. “Scusatemi, ma il loro domatore non voleva comprendere il mio punto di vista…” asserì senza entrare nei dettagli di come l’avesse convinto a cedere il controllo di quelle creature. Alle sue spalle, si mostrarono fieri di se i due cerberi, creature temute forse tanto quanto le stesse idre che stavano seminando morte e disperazione tra gli uomini lucertola, costretti a ritirarsi in un fronte comune, un gruppo compatto che si mosse ansimando, fischiando e bestemmiando.

 

“Bene! Ora va un po’ meglio!” sospiro Bred, approfittando del momento di calma per tergersi il sangue che gli scendeva sulla faccia dal taglio che un avversario gli aveva inflitto al cuoio capelluto. Non era l’unica ferita che aveva riportato, ma era senz’altro la più spettacolare, quella che dava l’illusione d’essere la più grave. “Sarà inutile, ma un tentativo…” aggiunse, più per se stesso. Tutti i membri della scorta dell’imperatore mostravano ferite di varie entità. Lo scudiero giaceva a terra, svenuto con numerose ferite. Reggeva ancora tra le mani quanto rimaneva dell’asta su cui erano state appese le armerie dell’imperatore, ma il legno era stato fracassato completamente ed il drappo non si vedeva più. Keronte, che gli stava vicino non era certo un guerriero, senza contare che già sembrava reggersi a malapena in piedi per conto suo. I gemelli Courag non sembravano messi benissimo, mentre il soldato della guardia imperiale aveva un braccio che penzolava inutilizzabile, sanguinando da numerose ferite. Verin era obiettivamente quello nelle condizioni migliori. Aveva solo qualche taglio superficiale alle braccia ed alle gambe.

“Avete fallito! L’imperatore è per voi irraggiungibile!” fece il nano, all’indirizzo dei nemici. “Ora, avete solo due soluzioni, scappare o arrendervi.” Era fin troppo spavaldo da parte sua come affermazione, ma i fischi delle idre ed i ringhi dei cerberi erano di per se ottimi deterrenti che avrebbero fatto indietreggiare molti. Eppure, non sembro che tra le file dei loro nemici si preparassero ad accettare il consiglio. Si scorgeva disperazione e rabbia in quelle creature. Dispiacere anche, ma non la viltà di chi ha perso la speranza di potere vincere.

Un corno suono dalle loro retrovie, lento e lugubre, cogliendo impreparati gli stessi aggressori. Non pochi tra loro si voltarono mostrando ora paura e rabbia verso quel suono, sbraitando nella loro lingua qualcosa che non potevano capire, mentre altri si lanciarono all’attacco con furia rinnovata, o forse con maggiore disperazione in quella carica priva di senso o strategia.

Annunci

Capitolo9: 004

“Hai idea della sciocchezza che hai appena fatto?” chiese Mara non appena furono soli.

Il nano alzo le spalle. “Gli ho promesso di raccontargli tutto se fosse un moribondo.” Commento, disinteressato a quanto aveva da dire la donna.

“Allora lo hai pure fatto consciamente?” sbuffo lei. “Hai dato la tua parola, perché questo era secondo la sua gente e…” Bred sì volto verso di lei respirando pesantemente. Non s’innervosiva facilmente, ma in quel caso, stava cominciando a perdere la pazienza.

“Ti ricordo ragazzina che ho cinque volte la tua età, dunque, prima di cercare di farmi la lezione su come funziona il mondo, faresti bene a ricordartelo! Primo! Secondo; si, sono cosciente di quello che ho fatto e con o senza il tuo permesso l’avrei fatto. Tu puoi credere che siamo fortissimi perché investiti da una qualche missione dagli Dei, ma siamo mortali. Non credo che rifiutare a priori l’aiuto che ci è offerto al di fuori di noi stessi, sia cosa buona!” i due si fissarono in cagnesco per un momento, senza che nessuno si mostrasse particolarmente disposto ad abbassare lo sguardo.

“Credo che stavolta abbia ragione lei Bred.” Tokran parlo con tono laconico, di chi deve ammettere quasi a malincuore una cosa sgradita. “Sei stato avventato. Non dico che tu abbia fatto male, solo che sei stato avventato.” Preciso subito. “Non sappiamo poi molto di quell’elfo per affidargli i nostri segreti.”

“Se veramente è cosi malmesso… Ma perché lo riteniamo già moribondo di preciso?” chiese Erik, con la massima semplicità. “Elisabeth lo curerà! Non c’è bisogno di preoccuparsi.” Aggiunse.

“Ti sbagli! Gli elfi non hanno molte malattie, ma quasi tutte sono mortali nel modo più assoluto. Non esistono cure alle malattie degli elfi.” Davanti all’ingresso della locanda, visibile dalla finestra da cui il demone stava osservando la zona circostante, la gente passava più per curiosità del perché ci fossero le guardie che per reale necessità.

“Si, ma Elisabeth…” Bred non lascio il tempo al cacciatore di finire la frase.

“È umana! Può essere brava quanto vuoi, ci saranno sempre delle cose che non saprà fare.” Dichiaro. *Com’è giusto che sia del resto…* ma quest’ultimo pensiero lo tenne per se. Non trovando niente da replicare, sempre più sconsolato si lascio completamente andare sulla poltrona.

“Questo, però, non vuole dire che Leliandar non potrebbe in cambio di cure… diverse…” il tono di Mara non piacque per niente a Bred, ma c’era poco da fare. Sapeva come sarebbe proseguita la frase. Cosi come riteneva inutile cercare di fermarla. Lei avrebbe detto quello che pensava. Lo faceva sempre, senza curarsi di inimicarsi qualcuno. “…potrebbe rivelare ciò che tu vorresti dirgli!”

“Servirebbe a qualcosa se ti dicessi che non mi pare il tipo?” domando il nano ironicamente. “No, non servirebbe. Tu diffidi di tutto e tutti a modo tuo. Inoltre, lo conosco solo da poche ore, però, ricorda che non conoscevo nemmeno te che eri sospettata un incantatrice e nonostante ciò non mi pare di avere fatto poi tanti problemi ad accoglierti tra noi.” Non diede particolarmente peso a quelle parole, ma la donna si chiuse a riccio. “Questo solo per spiegarti che alle volte solo offrendo fiducia agli altri, la si può ricevere. Tu, nell’aggregarti a noi, ci hai offerto fiducia! Non è molto diverso.” Il nano aveva invertito il discorso in base alla reazione di lei, ma non sembro convincere la danzatrice.

“Scusate, ma oltre alla diatriba, informare Leliandar o meno, non credete vi siano altri problemi che sarebbe più importanti affrontare?” Nuovamente Tokran si propose quale voce della ragione, o quale paciere nella diatriba.

Mara sospiro, scotendo il capo. “E sia! E speriamo che Elisabeth possa fare qualcosa per lui, senza disperdere tutte le proprie forze come sarebbe capacissima di…” Questa volta la testa li ricade sul petto. Ormai, se cosi era, Elisabeth avrebbe già iniziato e difficilmente si sarebbe fermata senza uno scontro con loro. Di questo era sicura.

“Risolverebbe il problema del dirglielo, ma in effetti, non ci aiuterebbe per niente. Entro al fine della Caccia di Primavera ci sarà bisogno della sua abilità di guaritrice per gente che si troveranno nell’urgenza…” Il nano e la donna erano tornati ad essere d’accordo su qualcosa. “Cos’è successo con lo scriba?” domando infine, rivolgendosi al cacciatore.

“è successo che lui non può decidere niente di niente, ma solo chiedere all’imperatore. E noi siamo stati pregati di tornare qui e tenerci pronti…” sbuffo il ragazzo, fissando il soffitto. “…con tanto di guardie fuori dalla locanda come se potessimo essere noi gli attentatori…” aggiunse con un sorriso amaro.

“Bhe, ma non è cosi male!” commento il nano, ritrovando la propria allegria, almeno in superficie. “Non vi ha fatto rinchiudere come dei pazzi, no?”

“Questa, potevi anche risparmiartela!” Il demone si volto verso di loro, alzandosi dalla finestra. “Sapete, Leliandar aveva ragione! Siamo gli unici a vedere oltre la palizzata di protezione… Direttamente verso l’accampamento dei nobili…” fece, lasciando in sospeso tali parole.

Nessuno degli altri parlo, aspettando che si decidesse a completare, giacché erano certi che altro ci fosse. “E c’è un messaggero che sta correndo a rotta di collo verso di noi. Da quando siamo arrivati, non c’è mai stato qualcuno che avesse fretta da questa parti…” aggiunse. “Cavallo grigio, uniforma ed insegne della guardia personale dell’imperatore addosso. Non avrò gli occhi di Erik, ma so osservare.” Dichiaro.

“Cosa ti dicevo?” il cacciatore osservo il nano, ma non sembrava crederci.

“Non credo che alcuno tra noi abbia disfatto i bagagli, dunque, non vedo ragione di preoccuparci. Scopriremo in fretta se il nano a ragione.” Mara si sedete a sua volta. Non avendo di meglio da fare.

Elisabeth torno poco dopo. “Allora?” volle sapere Bred. Dall’espressione di Leliandar, nemmeno a lui era stato comunicato il responso.

“Allora, non so…” rispose la fanciulla. “Non ho mai visto niente di simile, né immaginavo che fosse possibile una malattia del genere.” La spiegazione a suo modo era stata chiara nell’esprimere il fatto che brancolasse nel buio.

“Cioè, non sai se sei in grado di curarmi e di conseguenza non sei in grado di esprimere un giudizio se i tuoi compagni debbano o meno raccontarmi la vostra vicenda.” L’elfo sorrise bonariamente. Non si era fatto molte speranze.

“Dipende quanto lei intenda impegnarsi in quello che sto per chiederle!” replico la ragazza. Il locandiere alzo un sopraciglio perplesso, invitandola con un gesto della mano a proseguire. “Lei non deve più fare ricorso alla magia! A nessuna, nemmeno la più piccola! È quello che la sta uccidendo!” Nella stanza scese un silenzio tombale.

Lo stesso Leliandar sembro avere delle difficoltà a mandare giù il boccone. “Credo di non avere capito…”

Elisabeth sospiro. “Evitando di farle una lezione di magia, dove probabilmente né saprà più di me, sarà certamente a conoscenza del fatto che la magia è la capacità di usare l’energia che compone la realtà alterando la stessa. Questa è la base della magia, poiché tutti noi siamo parte della realtà, tutti abbiamo questa possibilità. Il problema, è che proprio il suo legame con la realtà viene meno ogni volta che usa la magia. Lei non sta morendo, sta uscendo da questo piano di esistenza per una qualche ragione che io non riesco a capire. Solo che il suo corpo non è fatto per simili passaggi ed è questo ad ucciderla.”

Erik e Bred si lanciarono un occhiata, mentre Tokran e Mara continuarono a fissare Elisabeth. Chiaramente la cosa gli sembrava assurda. La rossa si volto verso di loro, prima di tornare a fissare il locandiere. Questo si porto la mano al volto, ad indicarne lo stato. “I-io… non capisco…” era stato da un numero enorme di cerusici e guaritrici di vario genere, ma nessuno di loro aveva mai chiamato in causa una simile possibilità. “…la magia elementale che pratico non ha mai ucciso nessuno suo utilizzatore…”

Elisabeth sospiro. “Non è la magia ad ucciderla. Sono i suoi contro-effetti! Lei usa principalmente le arti della terra…” dichiaro, con un tono che chiedeva un ammissione da parte dell’altro. “…e questo la porta a muoversi inconsciamente tra i vari piani dell’esistenza per manipolare li elementali della terra…” la ragazza alzo una mano, passandola sulla pelle dell’elfo, ritirandola con un misto di sangue e piccoli elementi scuri. “…anche senza usare la magia dovrebbe essere in grado di riconoscere…” la ragazza gli mostro il dito.

“Il mio sangue con dei minerali dentro…” sospiro lui. “…ogni volta né fondo un po’ con me…”

Lei confermo con un ceno del capo. “Il problema a questo punto è scoprire il perché questo accade, ma per quello mi occorre del tempo.” Spiego lei.

Il volto di Leliandar si rabbuio. “Ehy, non prendertela troppo con gli altri guaritori. Elisabeth è una spanna…” L’espressione che il locandiere offri a Bred lo fece zittire, cosa non semplice. Ormai, nemmeno gli sguardi neri più assassini di Mara non ci riuscivano più.

“Perdonami amico nano…” espresse poi l’elfo dopo un momento a ricuperare la calma. “Non ce l’ho con i guaritori che mi hanno visitato, ma con quelli della mia gente. Loro certamente sapevano! Si sono limitati a dirmi, vai per la tua strada e vivi il mondo sapendo che questo mi avrebbe accorciato la vita.” Commento egli, acido. “Quanto tempo se continuo ad usare la magia e quanto senza?” chiese poi.

Elisabeth scosse la testa. “Con un esame cosi superficiale, non sono in grado di dirlo. Non più di qualche mese nel primo caso, non più di un paio di anni nel secondo senza cure adatte, sempre che esse siano possibili…”

“Scusa, ma non è possibile estrarre la terra e curare i danni?” domando Erik, proponendo di fare una cosa non dissimile da quanto fatto con la madre di Elisabeth.

“No, purtroppo, in questo caso, la magia fa si che i corpi estranei siano legati al corpo, facendoli risultare come naturali. Se cercassi di fare una cosa del genere, la morte sarebbe immediata!”

Capitolo7: 002

“Tornando al tema della discussione…” sospiro Mara, osservando i presenti. “Dovremo arrivare in zona appena in tempo. Se ci sbrighiamo, dovremo potere giungere fino allo scriba domani durante la giornata e da lì, concentrarci sul trovare il posto dove dovremo combattere.” Dichiaro lei.

“Ma non si può fare niente per gli altri?” chiese Elisabeth. Non era che non avesse sentito il discorso prima, solo che non provare nemmeno, gli sembrava assurdo.

“Non vedo come…” rispose Mara, indifferente. Aveva poco più che disprezzo per la maggior parte dei nobili del mondo conosciuto. Un accozzaglia di arrivati che si facevano forti del loro titolo, per altro nemmeno da loro guadagnato, ma solo ereditato. Quelli come Elisabeth che si preoccupavano per la gente erano pochi.

Durante il viaggio, non appartenendo a Agrat, avevano fatto un po’ di domande per capire che tipo d’uomo poteva essere l’imperatore e su una cosa tutti erano concordi. Era un uomo con dei principi, che pure riflettendo prima di agire sapeva mettere in movimento le proprie forze con gran celerità. Un uomo che gradiva più l’azione dell’intrigo. Ovviamente, era stato subito simpatico a Bred da questo punto di vista, laddove Mara ed Erik si erano limitati a dargli il beneficio del dubbio. Elisabeth si era praticamente unità a Tokran nel non esprimere il minimo giudizio, quasi temesse di essere di nuovo delusa. Forse qualche settimana prima si sarebbe lanciata in ellogì sul signore di quelle terre, ma l’esperienza sembrava insegnare.

 

La ragazza si era rifiutata anche di aiutare Erik nell’allenarsi nella magia, laddove Mara gli aveva spiegato alcune regole fondamentale. Erano stati per lo più consigli e la danzatrice si era sempre dimostrata reticente a fargli da maestra. Il cacciatore non aveva nemmeno spinto più di tanto in quella direzione, quasi non avesse l’impressione di imparare niente da quei colloqui, che alla fine erano scesati.

“Se arriviamo abbastanza in fretta, potremo provare a vedere con lo scriba…” suggerì Bred, sostenuto in parte da Erik.

Mara dubitava che avrebbero annullato l’evento per il loro arrivo o per le notizie che portavano. I nobili erano di solito troppo orgogliosi, o presuntuosi, a secondo dei punti di vista o dei nobili presi in considerazione. “Proveremo, ma non consiglierei di insistere su questo punto!” commento lei, lasciando poi morire il discorso, giacché per lei concluso. C’era un altro punto che sapeva di dovere affrontare, ma non sapeva come avviarlo. E soprattutto temeva al reazione degli altri.

“Conoscendo farebbero più casino che altro, inoltre non sappiamo come potrebbero reagire i nostri nemici. Potrebbero approfittarne per attaccare a sorpresa in un punto in cui non saremo in grado di intervenire.” Confermo Bred, ragionando sulle sue stesse parole. *I nobili umani sono cosi presi dai loro protocolli…* aggiunse tra se, finendo col non gradire quello stesso pensiero, siccome fonte di una generalizzazione delle cose e delle persone in modo razziale. Cosa che odiava.

 

Erik non aveva aperto molto la bocca in tutto il discorso, ma non sapeva cosa aggiungere. Gli altri sembravano, dal suo punto di vista inquadrare ogni elemento prima e meglio di lui. *Speriamo che davvero la mia abilità con l’arco serva a qualcosa…* si disse, fissando i compagni a turno, fino a giungere sulla donna del sud alla sua sinistra.

Sembrava volere dire qualcosa, ma al contempo, non avere respiro per farlo. “Qualcosa non va?” chiese il giovane cacciatore, cercando di sembrare rassicurante.

La cosa fece sorridere Mara, un sorriso affettuoso, raro e bellissimo. “Sì e no…” rispose, guardando poi verso gli altri. “Prima che arriviamo dallo scriba, preferisco avvertirvi di una cosa…” dichiaro, lanciando uno sguardo verso il giovane, quasi in quegli occhi che maggiormente tra tutti loro, persino rispetto ad Elisabeth, mantenevano quella luce di idealismo che lei aveva perso tanto tempo addietro, trovasse forza. “…non sono solo una domatrice, ma questo l’avevo accennato. So usare una certa magia, ma non una delle più popolari…” commento lei. “Ve lo dico, perché è probabile che dovrò farne un ampio uso durante lo scontro.”

“Magia nera?” chiese subito Bred, apparentemente per niente turbato, laddove alla fine, lo sospettava da un pezzo.

“Ehm…” la domatrice tossicchio un istante. “Si, anche quella. Ma la mia è principalmente magia evocativa. Posso evocare creature da altri luoghi e piani esistenziali e domargli al mio volere. L’essere una domatrice è solo… un effetto collaterale, seppure di solito preferisco lottare con gli animali al mio fianco.” Dichiaro lei.

 

“Magia evocativa?” chiese Erik, perplesso, lanciando uno sguardo a Bred, ma il nano scosse la testa. Nemmeno lui sapeva cosa fosse.

“Si, può evocare demoni ed esseri elementali da altri piani dell’esistenza.” Spiego Tokran, con indifferenza, quasi al cosa non lo toccasse o sorprendesse nemmeno un po’, o che già lo sapesse.

“Sono pochi coloro che si avviano a queste pratiche…” fece notare Elisabeth. “…in quanto è uno dei rami più pericolosi della magia. Perché l’hai studiata?” chiese con sincera curiosità. Cosa poteva avere portato la donna su quella strada? Erano forse gli stessi eventi che l’avevano portata a credere di essere priva di cuore o anima?

“Non l’ho studiata…” disse lei in un sospiro.

La guaritrice ed il mannaro sgranarono gli occhi stupiti e forse un po’ impauriti ora. “Come fai ad usare una magia che non hai studiato?” domando il cacciatore, non capendo cosi implicasse.

“Perché ha la magia innata! Ecco perché!” replico Bred, con le braccia incrociate ed un espressione corrucciata. “E non è una cosa comune… Anzi, tutt’altro! E di solito sono poteri legati agli elementi, il che lo rende ancora più raro… Una domatrice evocatrice innata…” aggiunse, mentre il volto si chiudeva leggermente, come se stesse cercando di leggere la mente dell’altra, di carpirne i segreti.

 

“Ecco perché non eri a tuo agio nel cercare di insegnarmi cose sulla magia, vero? Perché la tua è innata!” commento Erik, sorridendo. Non capiva minimamente la reazione degli altri. Cosa c’era da fare quelle facce. Uno era un nano, l’altro un demone, la rossa e lui erano umani, ma appunti c’erano nati cosi. Mara era nata con quel potere. Fine.

“Ha anche detto di essere capace di usare la magia nera e quella, non ho ami sentito di qualcuno che la usasse a livello innato…” fece presente il guerriero, prendendo un profondo respiro, ma non aggredendo la donna come questa si era aspettata. “Inoltre, sei anche addestrata nelle arti del combattimento, cosa ancora più inusuale per un praticante di arti arcane, vero?” rincaro lui, mentre Erik stava per protestare che pure lui aveva nozioni di entrambe, di magia e di combattimento.

“No, non è comune. Sono pochi quelli che possono usare entrambi Erik! Questo fa anche di te una persona speciale…” commento lei, quasi amara.

“Si, Erik è speciale, ma non è di lui che stavamo parlando.” Proseguì il nano, non abbassando minimamente lo sguardo, seppure in esso non si notasse emozioni, né positive, né negative. “Stavamo parlando di te.”

“Si, ma come forse avrai capito, non sono tipo da aprirmi troppo con la gente e troppo facilmente. Quello che vi ho detto è stato per necessità.” Commento lei, aggressiva, conscia di stare sbagliando strada, ma impossibilitata dal suo stesso carattere dal fare diversamente.

“Però, vorresti?” chiese Erik. “Voglio dire, vorresti potere parlare con noi, vero?” il cacciatore aveva parlato prima degli altri. Elisabeth abbasso gli occhi, dicendosi che era quello che avrebbe dovuto chiedergli lei, ma l’esperienza recente l’aveva fatta chiudere in se. Bred non seppe se sorridere, o se scuotere la testa negativamente, ma alla fine sorrise. Era il lato del carattere di Erik che più apprezzava. La sua apertura verso gli altri, anche laddove altri non sarebbero disposti ad essere cosi generosi. Tokran a suo solito non disse niente, fissando al donna in attesa di una risposta.

“Se questo non rischiasse di mettere in pericolo le vostre vite, si, vi parlerei di me!” replico la danzatrice regalandogli un bacio sulla fronte.

Capitolo2: 003

Si era, ormai, apparato ai compagni. Il nano camminava allegro, aperto a tutto. Aveva promesso al suo re di riportarli del bottino e non sarebbe potuto tornare a casa finche non se lo forse procurato. La donna, invece, stava sulle sue, mantenendo una certa distanza. Non sapeva dire con quale intento lo facesse. Se per non provocare malintesi, per non legare con loro perché intendeva andarsene per la propria strada alla prima occasione o se per un’altra ragione ancora.

“Mi chiamo Erik. E lui è Berd.” Si presento il giovane, cercando, se non altro, di interrompere il silenzio.

Ancora una volta, la donna lo squadro con quei suoi occhi magnetici. Sembrava quasi che gli stesse leggendo l’anima. Alla fine sorrise. “Mara.” Si interrupe guardandosi intorno. “Siamo andati troppo lontani…” Cosi dicendo, la donna torno indietro fino ad un albero contorto. “Si, di qua.” Indico, avanzando al limite del bosco, finche non trovo una grossa pietra rotonda. Da lì, con il tacco del piede contro la pietra, parti, dopo essersi orientata con il sole, contando i passi.

 

Il nano l’aveva osservata fino ad allora con sospetto. “Se fa la commedia, devo riconoscere che è brava.” Disse ad Erik.

 “Non credo che stia fingendo. Almeno, non per quanto riguarda quello che ci ha detto…” Berd lo guardo di sottecchi.

“Strano! All’inizio ero io quello che non si fidava. Non che io mi fidi del tutto, certo, ma ora, sei tu quello sospettoso.” Erik non rispose subito, continuando ad osservare la donna, che contava i passi.

 “Nel suo sguardo… C’è qualcosa… Poi ha detto che l’accusavano di essere un ammaliatrice, ma non lo ha negato. Credo che abbia veramente capacità magiche.”

I lineamenti del nano si indurirono. “Credi si sia accorta delle tue?”

“Forse…” Erik non ne era sicuro. Non era nemmeno sicuro che si potesse dire che lui avesse veramente capacità mistiche. Sapere usare un incantesimo di base non era poi tanto.

 

Finalmente raggiunsero il numero predefinito di passi. Mara si guardo intorno, scorgendo subito un cumulo di pietre. Non era passato tanto tempo da quando era venuta l’ultima volta. Mosse le pietre velocemente, rivelando un pannello di legni messi insieme alla meno peggio. Doveva averlo costruito lei, con rami trovati nei dintorni, per impedire alle pietre di schiacciare le sue cose. Sotto al pannello, c’era solo un buco poco profondo, con dentro una borsa consuta. La donna l’estrasse senza apparente difficoltà. Non sembrava poi contenere tanto. I due uomini la osservarono mentre Mara vi frugava, estraendo dopo un istante un paio di scarpe da viaggio e facendo per infilarle.

“Medicati prima!” fece Erik, d’istinto, mentre Berd scuoteva la testa, come se qualcosa lo stesse infastidendo. Il giovane non gli presto attenzione, mentre portava la mano ad una delle tasche dello zaino.

“Senti ragazzino! Non ho bisogno che tu mi faccia da balia o… Ma vuoi piantarla?” protesto la danzatrice, mentre il cacciatore si inginocchiava con in mano un piccolo barattolo di un ungente perlaceo. 

“Piantala!” tento di fare lei, prima che Erik ne afferrasse saldamente la caviglia e la sollevava per osservarne la pianta dei piedi. Numerose piccole ferite facevano bella mostra di se, insieme a cicatrici più vecchie di varie grandezze. La donna guardo verso il nano per un istante, ma fu questo a parlare per primo.

 “Credo sia inutile che protesti…” commento il nano. “… il ragazzo è fatto cosi!” aggiunse con un sorriso.

 In effetti, il ragazzo aveva preso ad applicare il medicinale sulle ferite e senza neanche troppa gentilezza. Se la donna voleva fare la dura, che sopportasse. Questa in un primo momento contrasse l’intera gamba per la sensazione di bruciore che gli proveniva dal piede, ma non emise un lamento. Solo gli occhi bruciavano di rabbia, anche mentre la sensazione cambiava sotto l’effetto delle piante medicinali che calmarono il dolore. Solo, non protesto mentre il giovane passava a curare anche l’altro piede.

 

“Hai delle bende?” chiese Erik, mentre finiva di applicare il medicamento, ma senza guardare la donna negli occhi. Aveva la strana sensazione che ciò che vi avrebbe visto non gli sarebbe piaciuto. Sentiva tutti i pelli del colo rizzarsi per conto proprio. Ora che era in contatto fisico con la danzatrice, ne poteva avvertire chiaramente il potere. Anzi, aveva l’impressione di avere potere puro tra le mani, primordiale e selvaggio che non chiedeva altro che una scusa per esplodere.

Infine fu la donna a darli un colpetto sulla spalla, porgendoli delle vecchie bende ingrigite dal tempo e dall’uso, cosi come da alcune incrostazioni che non erano state lavate per tempo. Il giovane cacciatore sollevo istintivamente lo sguardo sulla donna. “Ok, lasciamo perdere!” disse, respingendo le bende.

“Cerca di procurartene delle altre alla prossima città!” aggiunse, mentre riprendeva la sua sacca, estraendone delle bende pulite. *Certo che mia madre ha pensato a tutto…* si disse, per un istante mentre fasciava le ferite della donna.

 

“Se avete finito di amoreggiare…” commento il nano, divertito, incontrando all’istante le proteste di Erik, che arrossiva ed uno sguardo assassino da parte della donna, che si infilo le scarpe, contraendo involontariamente la mascella. Il movimento aveva momentaneamente riacutizzato il dolore. Berd sollevo le mani, poi si alzo dal masso dov’era seduto, movendo la testa in modo circolare per rilassare il colo. “…forse una qualche direzione potremo anche definirla…” suggerì infine, con un sorriso. Quello non era un agguato di briganti. *Peccato…* penso il nano.

 

Capitolo2: 002

Con loro sorpresa, fu l’inseguitore a chiamarli. “Aspettate!”

Il nano emerse dal lato della strada, mentre Erik tornava su i suoi passi. “Ma è la danzatrice di ieri!” annuncio, sorpreso, Erik avendola scorta.

 “Cosa vorrà? Forse si è innamorata di me.” Scherzo il nano, ma non ci credeva neanche lui.

“Aspettate per favore!” disse arrivando zoppicando. Capirono in fretta la ragione della sua andatura. La ragazza stava camminando a piedi nudi, sulla strada cosparsa di sassi appuntiti e si era aperta la pianta dei piedi, con indosso una semplice tunica di un viola scurissimo, allacciata in vita da una corda dello stesso colore.

“Che ti succede donna? Dove sono le tue scarpe?” chiese il nano, mentre Erik si proponeva si sorreggerla, ma lei rifiuto gentilmente.

“Le donne della città mi accusano di essere una ammaliatrice. Volevano bruciarmi su un rogo solo perché non sono capace di tenersi i loro uomini.” Dichiaro la donna.

“Certo che se glielo hai detto cosi…” fece il nano, burbero nascondendo a stento un sorriso.

“Sono loro che venivano a vedermi ballare. Non ho mai fatto nient’altro che danzare per questi balordi.” Rispose lei, sulle sue.

 

“Non intendeva questo.” Cerco di dire Erik.

“Ho capito benissimo quello che intendeva dire. Che in una situazione simile, avrei dovuto essere più conciliante. Non credo che avrebbe funzionato! Non funziona mai con quel tipo di megere.” Fece lei, gelida. “Per loro, sono la dea della tentazione incarnata, venuta a prenderli i loro mariti. Se passassero più tempo con loro e meno a sparlare l’una dell’altra, non correrebbero questi rischi. E comunque, non lo hanno mai corso per colpa mia!” aggiunse tagliente.

“Ma cosa c’entriamo?” domando il giovane.

La donna lo squadro per un momento. “Non ho avuto altra scelta che scappare. Non potevo rimanere. Non ho neanche avuto il tempo di mettermi le scarpe. Fuggendo vi ho visto sulla strada e mi sono ricordata di ciò che era successo ieri, alla taverna. Non ho bisogno di protezione. So difendermi, ma sono modi simili che mi hanno portato ai guai.” Rispose.

“Cioè, vorresti semplicemente seguire la nostra stessa strada, per non destare le ire delle altre donne? Ho capito bene?” domando Berd.

“è intelligente signor nano.” Fece la donna, quasi ironica, più ancora che gelida.

 

Erik e il nano si scambiarono un’altra occhiata. Il giovane aveva guardato indietro, verso la città, ma nessuno sembrava seguire la danzatrice. “Non sai nemmeno in quale direzione stiamo andando.” Disse il giovane.

“Non ha una grande importanza per me. Anche se preferirei andarmene da Dwenet. C’è troppa gente cosi da queste parti.” Fece lei, acida. Lancio loro uno sguardo. “Allora, dove andate?”

“Ma tu guarda questa!” sbotto il nano, dando uno sguardo ad Erik e lasciando a lui la decisione.

“Non lo abbiamo ancora deciso…” rispose Erik, più mite.

La spalle della donna ricadetero, poi scoppio quasi a ridere. “All’avventura dunque? Per me, va bene.” I due uomini si scambiarono di nuovo uno sguardo.

“è tutto cui il tuo bagagli, dunque.” Fece il nano.

La donna esito per un attimo. “No. In realtà, no. Non è la prima volta che succede, cosi ho preso le mie precauzione… Ho nascosto alcune mie cose nel bosco, poco lontano da qui.”  

 

Lo stesso pensiero attraverso contemporaneamente le mente dei due. E la danzatrice se ne avide. “Non vi sto portando in un covo di banditi!” si difese.

“Anche se forse, troverebbero pane per i loro denti!” rispose il nano, accarezzando la sua ascia. Erik era un po’ meno sicuro della propria abilità. “E che diammine! Andiamo a prendere le tue cose e speriamo che tu ci abbia messo anche un paio di scarpe. Non arriveresti mai alla prossima città a piedi nudi.” Fece Berd.

“Non scommetterei se fossi in te…” rispose la donna con una scatto di orgoglio.

Di fatti, apri lei la strada, a piedi scalzi, senza il minimo lamento e con passo sostenuto. “Ma è sempre cosi la tua vita?” chiese Erik al nano.

“Cosi come?” chiese questo con aria innocente.

“Ti unisci a tutti quelli che incontri per strada?” specifico il giovane.

“è un modo di fare divertente, però” rispose Berd, enigmatico.

Il giovane lo guardo perplesso.  Non sapeva cosa risponderli e la donna si stava allontanando rapidamente. *Se me lo avessero raccontato una settimana fa, che mi sarei uniti in viaggio, con questi due. Avrei riso in faccia a chi me lo avesse detto. Ora non mi sembra neanche strano. Forse è una qualche specie di spirito avventuroso che mi spinge, o forse, sono semplicemente il solito avventato. * riflettete il giovane.

 

Capitolo2: 001

Il mattino giunse sin troppo presto. Con esso, Crezan si era svegliata. Strani ed inusuali rumori venivano dalla città, ma Erik non se ne accorse, abituato com’era al silenzio delle montagne, li aveva ritenuto normali per una città. Avevano fatto colazione alla taverna, insieme ad Orlad, poi si erano diretti ai portoni della città, carichi di provviste che il mercante si era procurato per loro. “Sarai sempre il benvenuto a casa mia Erik. E anche tu Berd.” Si affretto ad aggiungere il mercante. I due avevano stretto amicizia la sera prima.

“Orlad, le posso chiedere un favore?” fece Erik.

“Certo!” Orlad lo incoraggio con uno dei suoi gioviali sorrisi.

“Posso mandare al suo indirizzato, i messaggi per la mia famiglia? Mio padre viene spesso da lei, cosi…” dichiaro il giovane cacciatore in imbarazzo.

“Va da se! Basta che tu scriva il tuo nome sul sigillo e capirò che è per Devin.” Rispose il mercante, prima che si salutassero.

Dalla città si sentirono urla che mise in allarme i due, ma subito dopo capirono che si trattava solo di un litigio tra marito e moglie. “Certo che si stanno facendo sentire quei due.” Fece il nano, divertito.

“Io non capisco la gente che litiga in questo modo. Non ho mai visto i miei litigare. Hanno sempre cercato di parlare e di risolvere i problemi discutendone.” Commento il giovane.

“Non tutte le persone sono cosi sagge!” rispose Berd. Stava per aggiungere altro quando parlo il mercante.

“Ora, devo andare al mio negozio.” Annuncio Orlad. “Vi devo proprio lasciare.” Aggiunse prima di correre via.

 

I due si girarono verso il portone ed uscirono dalla città. “Simpatico il tuo amico, ma vorrei sapere una cosa. Non mi conosci, eppure hai accettato la mia proposta di partire all’avventura. Perché?”

Erik rimase in silenzio per un momento. “Credo di non saperlo neanch’io… Forse, ti trovo buffo, o forse mi voglio ancora affidare a qualcuno e tu hai viaggiato parecchio… Non lo so.”

Berd espresse consenso col capo. “Mi sembra giusto. Da noi nani, affidiamo i nostri giovani a dei… Maestri, ma non è il termine giusto. Anziani, forse. Comunque, persone più esperte che gli portano a scoprire ciò che c’è oltre i limiti dei nostri territori. Una specie di rito di iniziazione. Certo, non mi sentivo cosi vecchio o esperto da ricoprire un ruolo simile per qualcuno. Infondo, ho solo un centinaio di anni.”

“E io ho già fatto parecchi dei riti di iniziazione degli uomini.” Rispose il giovane.

 

“Davvero?” lo canzono il nano, mentre superavano le porte della città.

“Certo! Diversi miei coetanei sono già sposati, a casa. Alcuni, hanno pure figli.” Rispose il giovane, per niente piccato, seppure il tono potesse suggerirlo.

“Certo che voi cuccioli di uomini, crescete in fretta.” Commento il nano.

“Vent’anni non sono pochi nella vita di un umano.” Replico Erik.

“Considerando che vivete tra i sessanta e gli ottant’anni in media, in effetti, non sono pochi se paragonati alla vita di un nano, che dura dai duecento ai duecento cinquant’anni.” La conversazione continuo su questo tono per tutta l’ora successiva.

 

Dopo di che, quando superarono il fortino a sud, qualcosa cambio nell’atteggiamento del nano. Si guardava spesso indietro, come se qualcosa lo infastidisse.

“Accelera.” Fece senza dare spiegazione al compagno. Questo allungo il passo, guardandosi sopra la spalla con apprensione. Contrariamente all’abbigliamento del nano, la sua armatura poteva attirare l’occhio dei ladri. Nessuno aveva visto la borsa piena di monete, che gli aveva dato il padre. Neanche il nano. Ne aveva prelevato un po’, poi aveva nascosto la borsa sotto la tunica.

 

“Siamo seguiti!” annuncio Berd.

“Hai idea di chi possa essere?” chiese Erik, continuando a camminare a passo sostenuto. Lui non riusciva a scorgere niente dietro di loro. Era abituato a dare la caccia, non a dovere depistare i nemici.

“No, ma credo che sia ora di scoprirlo.” Dichiaro, guardando a destra e a sinistra della strada, prima di tuffarsi tra il fogliame. Il giovane rimase un secondo sul posto, prima di proseguire lungo la strada, con passo più lento.