Posts Tagged ‘guaritrice’

Capitolo10: 005

“Si, anche i miei compagni sono fuori!” fu la replica, più preoccupata che piccata, di Elisabeth alle parole di rabbia dell’imperatore. Ragan non aveva un grande interesse in quei momenti per quelli che erano sì suoi salvatori, ma solo per gli amici e famigliari che erano fuori a combattere. Voltandosi scorse Ervin ferito ad una spalla, che protetto dal fratello, mentre uno dei soldati della sua guardia era del tutto scomparso, probabilmente morto. Keronte ed il giovane scudiero si erano piazzati con le spalle allo scudo innalzato dalla rossa. Una rossa che si era vista comparire praticamente dal nulla. Non l’aveva vista avvicinarsi, eppure se l’era ritrovata accanto.

Tornando ad osservare i compagni, scorse Verin, unico ancora a cavallo in quel momento, forte della propria esperienza, mentre un nano con un taglio al cranio impediva ad uno degli aggressori di colpire Keronte con una scimitarra, piantandoli uno stiletto nel fianco. Nel volgere nuovamente lo sguardo verso i gemelli, vide diverse frecce trafiggere i nemici a loro più vicini, offrendo ai due un attimo di riposo. La seconda guardia, invece, lottava con due avversari, facendo volteggiare le proprie lame a proteggere se stesso, mentre dietro di lui un lupo umanoide, che mostrava a sua volta diverse ferite da arma da taglio, provocava una vera e propria strage tra gli aggressori, portando il nobile ad avere paura lui stesso di quel salvatore.

 

“Erik…” Ragan si volto verso la rossa, seguendo poi il suo sguardo verso il boschetto da cui erano arrivate tutte quelle frecce, scoprendolo in fiamma, con quattro cavalli in fuga, mentre un uomo in armatura estraeva le proprie armi per combattere i nemici che erano andato a stanare colui che aveva portato morte tra le loro file dalla distanza. Lo stesso che il nano ed il lupo avevano invocato quando era apparsa l’idra.

L’imperatore torno a cercare con lo sguardo la donna che aveva visto allontanarsi da quello stesso boschetto per intercettare il mostro, trovando in campo non più solo un idra, ma due, che si trovavano ad affrontare anche due massicce creature grossi come buoi, dal manto lucido. *Ce…cerberi?* lo stupore dell’uomo nel vedere che ogni una delle creatura che la donna sembrava potere comandare senza problemi, possedeva tre teste canine, invece di una. Tre teste cui si andava ad aggiungere una coda simile ad un lungo e velenoso serpente. *Ma chi sono costoro?*

Un lampo esplose contro la parete arcana che lo separava dallo scontro, mantenendolo al sicuro, costringendolo a tornare ad osservare quella parte di scontro. Stava rapidamente perdendo il filo di quanto accadeva. “Da dove… cosa…”

“Si sente bene? È ferito?” chiese Elisabeth accanto a lui, iniziando a verificarne le condizioni osservandone gli occhi, che si stavano facendo vacui. Ragan scosse la testa cercando di schiarirsi le idee, ma il capogiro non fece che peggiorare. “Da quando ha quella…” l’uomo non riuscì ad udire il resto della frase della fanciulla prima di crollare sul proprio animale

 

Quasi in contemporanea la cavalcatura del generale fu colpita mortalmente a sua volta, crollando a terra portandosi dietro l’uomo, mentre grida d’esultanza eruttavano dalle gole degli avversari, prima che si lanciassero sul soldato per finirlo finche era a terra. L’avanzata degli Uomini Lucertola fu interrotta da Bred, che era saltato sopra all’animale abbattuto, descrivendo un arco orizzontale con la propria arma per allontanare gli avversari. “Questi non gli terrò lontani per molto da solo.” Ammise il nano. Anche con l’aiuto del generale e degli altri stavano facendo non poca fatica a salvarsi la vita.

Verin si rialzo ringhiando il proprio disappunto per la perdita del proprio cavallo, prima di girarsi per controllare il proprio signore. “RAGAN!” urlo con un misto di rabbia e disperazione nel vederlo accasciato a terra, apparentemente privo di vita.

“Guardati le spalle! Lui starà bene! Beth lo sta curando e non esiste guaritore migliore di lei!” commento il nano abbattendo la scure sulla gamba scoperta di uno dei rettiloidi.

L’uomo non era del tutto convinto, pure avendo scorto l’alone di luce attorno alle mani della fanciulla. Avrebbe preferito cercare di portare via l’imperatore da quella trappola, invece di dovere rimanere a combattere uno scontro apparentemente impossibile. Verin ricupero lo scudo iniziando a combattere a terra parando i colpi con esso e contrattaccando con la spada, a fianco di Bred.

Nuovi fischi ed urla vittoriose giunsero degli assalitori quando videro avvicinarsi due idre. I due animali si erano avvicinato senza fare particolari rumori, strisciando silenziose e letale fino alle prede. Entrambe innalzarono le teste al di sopra dello scontro prima di abbattersi su coloro che le avevano guidate fino a quell’imboscata, azzannando ed avvelenando gli stessi uomini lucertola, provocando terrore negli aggressori, quanto sgomento nei difensori.

Mara fece capolinea alle spalle dei due serpenti quasi fossero semplicemente dei cuccioli un po’ troppo vivaci. “Scusatemi, ma il loro domatore non voleva comprendere il mio punto di vista…” asserì senza entrare nei dettagli di come l’avesse convinto a cedere il controllo di quelle creature. Alle sue spalle, si mostrarono fieri di se i due cerberi, creature temute forse tanto quanto le stesse idre che stavano seminando morte e disperazione tra gli uomini lucertola, costretti a ritirarsi in un fronte comune, un gruppo compatto che si mosse ansimando, fischiando e bestemmiando.

 

“Bene! Ora va un po’ meglio!” sospiro Bred, approfittando del momento di calma per tergersi il sangue che gli scendeva sulla faccia dal taglio che un avversario gli aveva inflitto al cuoio capelluto. Non era l’unica ferita che aveva riportato, ma era senz’altro la più spettacolare, quella che dava l’illusione d’essere la più grave. “Sarà inutile, ma un tentativo…” aggiunse, più per se stesso. Tutti i membri della scorta dell’imperatore mostravano ferite di varie entità. Lo scudiero giaceva a terra, svenuto con numerose ferite. Reggeva ancora tra le mani quanto rimaneva dell’asta su cui erano state appese le armerie dell’imperatore, ma il legno era stato fracassato completamente ed il drappo non si vedeva più. Keronte, che gli stava vicino non era certo un guerriero, senza contare che già sembrava reggersi a malapena in piedi per conto suo. I gemelli Courag non sembravano messi benissimo, mentre il soldato della guardia imperiale aveva un braccio che penzolava inutilizzabile, sanguinando da numerose ferite. Verin era obiettivamente quello nelle condizioni migliori. Aveva solo qualche taglio superficiale alle braccia ed alle gambe.

“Avete fallito! L’imperatore è per voi irraggiungibile!” fece il nano, all’indirizzo dei nemici. “Ora, avete solo due soluzioni, scappare o arrendervi.” Era fin troppo spavaldo da parte sua come affermazione, ma i fischi delle idre ed i ringhi dei cerberi erano di per se ottimi deterrenti che avrebbero fatto indietreggiare molti. Eppure, non sembro che tra le file dei loro nemici si preparassero ad accettare il consiglio. Si scorgeva disperazione e rabbia in quelle creature. Dispiacere anche, ma non la viltà di chi ha perso la speranza di potere vincere.

Un corno suono dalle loro retrovie, lento e lugubre, cogliendo impreparati gli stessi aggressori. Non pochi tra loro si voltarono mostrando ora paura e rabbia verso quel suono, sbraitando nella loro lingua qualcosa che non potevano capire, mentre altri si lanciarono all’attacco con furia rinnovata, o forse con maggiore disperazione in quella carica priva di senso o strategia.

Capitolo9: 004

“Hai idea della sciocchezza che hai appena fatto?” chiese Mara non appena furono soli.

Il nano alzo le spalle. “Gli ho promesso di raccontargli tutto se fosse un moribondo.” Commento, disinteressato a quanto aveva da dire la donna.

“Allora lo hai pure fatto consciamente?” sbuffo lei. “Hai dato la tua parola, perché questo era secondo la sua gente e…” Bred sì volto verso di lei respirando pesantemente. Non s’innervosiva facilmente, ma in quel caso, stava cominciando a perdere la pazienza.

“Ti ricordo ragazzina che ho cinque volte la tua età, dunque, prima di cercare di farmi la lezione su come funziona il mondo, faresti bene a ricordartelo! Primo! Secondo; si, sono cosciente di quello che ho fatto e con o senza il tuo permesso l’avrei fatto. Tu puoi credere che siamo fortissimi perché investiti da una qualche missione dagli Dei, ma siamo mortali. Non credo che rifiutare a priori l’aiuto che ci è offerto al di fuori di noi stessi, sia cosa buona!” i due si fissarono in cagnesco per un momento, senza che nessuno si mostrasse particolarmente disposto ad abbassare lo sguardo.

“Credo che stavolta abbia ragione lei Bred.” Tokran parlo con tono laconico, di chi deve ammettere quasi a malincuore una cosa sgradita. “Sei stato avventato. Non dico che tu abbia fatto male, solo che sei stato avventato.” Preciso subito. “Non sappiamo poi molto di quell’elfo per affidargli i nostri segreti.”

“Se veramente è cosi malmesso… Ma perché lo riteniamo già moribondo di preciso?” chiese Erik, con la massima semplicità. “Elisabeth lo curerà! Non c’è bisogno di preoccuparsi.” Aggiunse.

“Ti sbagli! Gli elfi non hanno molte malattie, ma quasi tutte sono mortali nel modo più assoluto. Non esistono cure alle malattie degli elfi.” Davanti all’ingresso della locanda, visibile dalla finestra da cui il demone stava osservando la zona circostante, la gente passava più per curiosità del perché ci fossero le guardie che per reale necessità.

“Si, ma Elisabeth…” Bred non lascio il tempo al cacciatore di finire la frase.

“È umana! Può essere brava quanto vuoi, ci saranno sempre delle cose che non saprà fare.” Dichiaro. *Com’è giusto che sia del resto…* ma quest’ultimo pensiero lo tenne per se. Non trovando niente da replicare, sempre più sconsolato si lascio completamente andare sulla poltrona.

“Questo, però, non vuole dire che Leliandar non potrebbe in cambio di cure… diverse…” il tono di Mara non piacque per niente a Bred, ma c’era poco da fare. Sapeva come sarebbe proseguita la frase. Cosi come riteneva inutile cercare di fermarla. Lei avrebbe detto quello che pensava. Lo faceva sempre, senza curarsi di inimicarsi qualcuno. “…potrebbe rivelare ciò che tu vorresti dirgli!”

“Servirebbe a qualcosa se ti dicessi che non mi pare il tipo?” domando il nano ironicamente. “No, non servirebbe. Tu diffidi di tutto e tutti a modo tuo. Inoltre, lo conosco solo da poche ore, però, ricorda che non conoscevo nemmeno te che eri sospettata un incantatrice e nonostante ciò non mi pare di avere fatto poi tanti problemi ad accoglierti tra noi.” Non diede particolarmente peso a quelle parole, ma la donna si chiuse a riccio. “Questo solo per spiegarti che alle volte solo offrendo fiducia agli altri, la si può ricevere. Tu, nell’aggregarti a noi, ci hai offerto fiducia! Non è molto diverso.” Il nano aveva invertito il discorso in base alla reazione di lei, ma non sembro convincere la danzatrice.

“Scusate, ma oltre alla diatriba, informare Leliandar o meno, non credete vi siano altri problemi che sarebbe più importanti affrontare?” Nuovamente Tokran si propose quale voce della ragione, o quale paciere nella diatriba.

Mara sospiro, scotendo il capo. “E sia! E speriamo che Elisabeth possa fare qualcosa per lui, senza disperdere tutte le proprie forze come sarebbe capacissima di…” Questa volta la testa li ricade sul petto. Ormai, se cosi era, Elisabeth avrebbe già iniziato e difficilmente si sarebbe fermata senza uno scontro con loro. Di questo era sicura.

“Risolverebbe il problema del dirglielo, ma in effetti, non ci aiuterebbe per niente. Entro al fine della Caccia di Primavera ci sarà bisogno della sua abilità di guaritrice per gente che si troveranno nell’urgenza…” Il nano e la donna erano tornati ad essere d’accordo su qualcosa. “Cos’è successo con lo scriba?” domando infine, rivolgendosi al cacciatore.

“è successo che lui non può decidere niente di niente, ma solo chiedere all’imperatore. E noi siamo stati pregati di tornare qui e tenerci pronti…” sbuffo il ragazzo, fissando il soffitto. “…con tanto di guardie fuori dalla locanda come se potessimo essere noi gli attentatori…” aggiunse con un sorriso amaro.

“Bhe, ma non è cosi male!” commento il nano, ritrovando la propria allegria, almeno in superficie. “Non vi ha fatto rinchiudere come dei pazzi, no?”

“Questa, potevi anche risparmiartela!” Il demone si volto verso di loro, alzandosi dalla finestra. “Sapete, Leliandar aveva ragione! Siamo gli unici a vedere oltre la palizzata di protezione… Direttamente verso l’accampamento dei nobili…” fece, lasciando in sospeso tali parole.

Nessuno degli altri parlo, aspettando che si decidesse a completare, giacché erano certi che altro ci fosse. “E c’è un messaggero che sta correndo a rotta di collo verso di noi. Da quando siamo arrivati, non c’è mai stato qualcuno che avesse fretta da questa parti…” aggiunse. “Cavallo grigio, uniforma ed insegne della guardia personale dell’imperatore addosso. Non avrò gli occhi di Erik, ma so osservare.” Dichiaro.

“Cosa ti dicevo?” il cacciatore osservo il nano, ma non sembrava crederci.

“Non credo che alcuno tra noi abbia disfatto i bagagli, dunque, non vedo ragione di preoccuparci. Scopriremo in fretta se il nano a ragione.” Mara si sedete a sua volta. Non avendo di meglio da fare.

Elisabeth torno poco dopo. “Allora?” volle sapere Bred. Dall’espressione di Leliandar, nemmeno a lui era stato comunicato il responso.

“Allora, non so…” rispose la fanciulla. “Non ho mai visto niente di simile, né immaginavo che fosse possibile una malattia del genere.” La spiegazione a suo modo era stata chiara nell’esprimere il fatto che brancolasse nel buio.

“Cioè, non sai se sei in grado di curarmi e di conseguenza non sei in grado di esprimere un giudizio se i tuoi compagni debbano o meno raccontarmi la vostra vicenda.” L’elfo sorrise bonariamente. Non si era fatto molte speranze.

“Dipende quanto lei intenda impegnarsi in quello che sto per chiederle!” replico la ragazza. Il locandiere alzo un sopraciglio perplesso, invitandola con un gesto della mano a proseguire. “Lei non deve più fare ricorso alla magia! A nessuna, nemmeno la più piccola! È quello che la sta uccidendo!” Nella stanza scese un silenzio tombale.

Lo stesso Leliandar sembro avere delle difficoltà a mandare giù il boccone. “Credo di non avere capito…”

Elisabeth sospiro. “Evitando di farle una lezione di magia, dove probabilmente né saprà più di me, sarà certamente a conoscenza del fatto che la magia è la capacità di usare l’energia che compone la realtà alterando la stessa. Questa è la base della magia, poiché tutti noi siamo parte della realtà, tutti abbiamo questa possibilità. Il problema, è che proprio il suo legame con la realtà viene meno ogni volta che usa la magia. Lei non sta morendo, sta uscendo da questo piano di esistenza per una qualche ragione che io non riesco a capire. Solo che il suo corpo non è fatto per simili passaggi ed è questo ad ucciderla.”

Erik e Bred si lanciarono un occhiata, mentre Tokran e Mara continuarono a fissare Elisabeth. Chiaramente la cosa gli sembrava assurda. La rossa si volto verso di loro, prima di tornare a fissare il locandiere. Questo si porto la mano al volto, ad indicarne lo stato. “I-io… non capisco…” era stato da un numero enorme di cerusici e guaritrici di vario genere, ma nessuno di loro aveva mai chiamato in causa una simile possibilità. “…la magia elementale che pratico non ha mai ucciso nessuno suo utilizzatore…”

Elisabeth sospiro. “Non è la magia ad ucciderla. Sono i suoi contro-effetti! Lei usa principalmente le arti della terra…” dichiaro, con un tono che chiedeva un ammissione da parte dell’altro. “…e questo la porta a muoversi inconsciamente tra i vari piani dell’esistenza per manipolare li elementali della terra…” la ragazza alzo una mano, passandola sulla pelle dell’elfo, ritirandola con un misto di sangue e piccoli elementi scuri. “…anche senza usare la magia dovrebbe essere in grado di riconoscere…” la ragazza gli mostro il dito.

“Il mio sangue con dei minerali dentro…” sospiro lui. “…ogni volta né fondo un po’ con me…”

Lei confermo con un ceno del capo. “Il problema a questo punto è scoprire il perché questo accade, ma per quello mi occorre del tempo.” Spiego lei.

Il volto di Leliandar si rabbuio. “Ehy, non prendertela troppo con gli altri guaritori. Elisabeth è una spanna…” L’espressione che il locandiere offri a Bred lo fece zittire, cosa non semplice. Ormai, nemmeno gli sguardi neri più assassini di Mara non ci riuscivano più.

“Perdonami amico nano…” espresse poi l’elfo dopo un momento a ricuperare la calma. “Non ce l’ho con i guaritori che mi hanno visitato, ma con quelli della mia gente. Loro certamente sapevano! Si sono limitati a dirmi, vai per la tua strada e vivi il mondo sapendo che questo mi avrebbe accorciato la vita.” Commento egli, acido. “Quanto tempo se continuo ad usare la magia e quanto senza?” chiese poi.

Elisabeth scosse la testa. “Con un esame cosi superficiale, non sono in grado di dirlo. Non più di qualche mese nel primo caso, non più di un paio di anni nel secondo senza cure adatte, sempre che esse siano possibili…”

“Scusa, ma non è possibile estrarre la terra e curare i danni?” domando Erik, proponendo di fare una cosa non dissimile da quanto fatto con la madre di Elisabeth.

“No, purtroppo, in questo caso, la magia fa si che i corpi estranei siano legati al corpo, facendoli risultare come naturali. Se cercassi di fare una cosa del genere, la morte sarebbe immediata!”

Capitolo3: 017

Brian guardo Mara titubante, prima di guardare la sorella che si dibatteva nelle braccia di Erik, per potere chiamare i soldati. Sembrava non capire nemmeno lui cosa stesse provando a quell’idea. Da un lato gli faceva orrore, dall’altro lo avrebbe visto come una liberazione. Solo che guardando la sorella una serie di dubbi lo assalirono. “Voi eravate estranei e non ero d’accordo, perché dovrei esserlo per mio padre?” chiese il giovane, tornato pericolosamente padrone di se stesso.

“Forse perché non ti sto suggerendo di ucciderlo. Almeno non esattamente!” replico Mara. “Credo tu abbia qui un altro guaritore ed anche abbastanza bravo…” dichiaro la donna, rammentando il vecchio. Tanto calmo quanto regale. Molto più del conte stesso, il che poteva fare pensare che lo stesso Mastro Connery potesse essere lui stesso di origine nobile. Forse un fratello minore di qualche nobile, o un figlio bastardo frutto di qualche scappatella. Questo, però, non era importante agli occhi di Mara. “Lui sicuramente riuscirebbe a rallentare la diffusione del veleno prima e fermarlo del tutto poi…” spiego lei, fredda.

Non trovando reazione da parte del suo interlocutore, né positivamente, né negativamente, prosegui. “Se tuo padre non è cosciente, sarai tu a definire il comportamento dei soldati nei nostri confronti. Potrai fare accusare il verme qui…” fece, indicando il guaritore steso ai suoi piedi. “… dicendo che voleva sfruttare la nostra presenza per farci incolpare, oppure qualsiasi altra cosa che tu voglia. Semplicemente in quel tempo noi potremo allontanarci…” fece lei, mettendo una piccolissima pausa per aggiungere un altro elemento. “…tenendo tua sorella come garanzia. Tu potrai dire di averla mandata via con noi per la sua sicurezza, poiché temi un altro attentato. E quando tuo padre si sveglierà, potrai raccontargli che stavamo prendendo lei in ostaggio. Ormai, però, lui non potrà dire diversamente da te. Noi saremo lontani e la caccia di Primavera sarà ormai troppo vicina perché possa più fare niente.”

Erik e Bred storsero le labbra. Non gli piaceva l’idea di prendere in ostaggio la ragazza, di prendere un ostaggio in generale. Il nano avrebbe voluto dire qualcosa, ma Brian parlo prima di lui. “Sarebbe anche una soluzione, se mio padre si fidasse di qualcuno…” commento questo, un po’ sconsolato. “Ha ordinato alle sue guardie di attaccare entro un certo lasso di tempo se non forse lui e solo lui ad uscire dalla tenda con una parola d’ordine che ignoro anch’io…” dichiaro fissando Mara dritta negli occhi, scervo da ogni menzogna. “Quando entreranno qui, hanno ordine di uccidere chiunque, compreso me. Come vedi, volente o nolente, il tuo piano è destinato a fallire…” concluse il nobile, abbassando il capo. Forse per un momento lui stesso aveva sperato nella donna che aveva di fronte, che potesse trovare una soluzione.

 

Mara si lascio scappare una bestemmia nei propri pensieri, mentre si portava una mano alla fronte.

“Ci deve essere una soluzione…” commento questa, mentre passava in rassegna le sue conoscenze. “Lo scontro aperto non è proponibile… Non mi preoccupa il numero di nemici, quanto l’attenzione che attireremo…” fece sovra pensiero, facendo alzare un sopraciglio a Brian.

“Parla per te…” commento Erik, quasi sotto voce. A lui il numero di avversari preoccupava e come. “Sono suddivisi sui quattro lati della tenda in numero uguali credo. Uomini appiedati, ai quali vanno aggiunto quattro gruppi di cavalieri meno numerosi. A meno di sapere passare sotto terra, o volare, non vedo come potremo uscire di qui… Almeno, non senza svegliare il conte…” commento il cacciatore.

Elisabeth da lato suo, osservo la scena non sapendo cosa pensare. Aveva sempre pensato che suo fratello forse il preferito di loro padre dopo la morte di Adam, il primogenito, mentre lei era solo al sua principessa, anche laddove si impegnava, mentre ora scopriva che il suo stesso fratello, sempre cosi premuroso con lei, e rispettoso con il padre, avrebbe considerato la possibilità di uccidere il genitore. Avrebbe voluto parlare con Mastro Connery.

“Improponibile!” replico Mara dopo un istante di silenzio. “Direbbe loro di attaccare qualsiasi ricatto gli presentassimo!” dichiaro lei.

“E provando con la verità? Salvare la vita all’imperatore darebbe sicuramente più fasto al suo casato che non il partecipare alla Caccia di primavera…” suggerì Erik, attirando su di se tutta l’attenzione dei due fratelli.

La danzatrice sembro rifletterci per un istante. “Penserebbe ad un trucco per evitare la morte. Non ci crederebbe. Non lo farei nemmeno io se fossi in lui!” dichiaro infine lei, scotendo la testa. Quella non era una soluzione. *Eppure ci deve essere!* si intestardi lei.

“Allora non ci resta che affrontargli, visto che non possiamo certo farli addormentare con il pensiero!” dichiaro Bred.

Mara sgrano gli occhi. “Bred! Sei un genio! Io non posso, ma forse questo Mastro Connery potrebbe!” spiego lei. “è un guaritore ed i guaritori possono fare addormentare i propri pazienti. Al suo livello dovrebbe potere fare addormentare l’intero campo.” Aggiunse.

 

“Si! C’è solo un problema! Come lo contattiamo e soprattutto lo convinciamo a farlo?” l’interrupe il nano, pratico. “Siamo circondati nel caso tu l’abbia scordato ed anche se Erik può diventare invisibile, deve comunque, aprire la tenda per uscire e quello lo noteranno di certo!” spiego senza mezzi termini. Non voleva mozzare l’entusiasmo della donna, ma la vedeva difficile di applicazione come idea.

“Non è necessario ricorrere a Mastro Connery…” sorrise Brian, vedendo lui una scappatoia, lanciando uno sguardo alla sorella, che sgrano gli occhi, prima di scuotere negativamente la testa, come se sapesse a cosa avesse pensato il fratello. “Abbiamo un’altra persona iniziate alle arti dei guaritori!” dichiaro il nobile, mentre la sorella scuoteva la testa con ancora più veemenza e rabbia.

“Se ti riferisci a questo idiota…” replico Mara, con un gesto del capo all’indirizzo del guaritore stesso a terra. “…quello non sarebbe nemmeno in grado di disinfettare una sbucciatura secondo me!” dichiaro la danzatrice.

“In fatti! Non mi riferivo a lui, ma a mia sorella! È allieva di Mastro Connery ed a suo dire è brava!” rispose il giovane nobile. Nella voce c’era persino una punta di orgoglio per quanto appreso dalla ragazza. A lui erano state insegnate le arti della guerra, a lei le arti della guarigione dietro insistenza della madre e dello stesso Connery. Alla fine il conte MacLean aveva ceduto più che altro per fare contenta la ragazza, ufficialmente, mentre l’aveva considerato un di più della ‘merce’ che era per lui la figlia.

Mara si volto verso la ragazza, fissandola dritta negli occhi, costringendola a distogliere lo sguardo dal fratello, per rivolgerlo a lei. “Né sei capace?” chiese semplicemente.

Elisabeth scosse la testa negativamente, dato che la mano di Erik era ancora posta a bloccarle la parola. Dopo un gesto di Mara, il ragazzo tolse la mano, lasciando liberà la rossa di parlare. “Io… no… non…” ma sembrava non riuscisse a parlare chiaramente. Cosi, cambio discorso mentre un leggero sorriso increspava le labbra della donna del sud. “Poi, perché dovrei aiutarvi contro mio padre? Voi… voi…” fece la ragazza, cercando le parole, mentre non riusciva ad allontanare il proprio sguardo da quello di Mara. Voleva farlo, ma non ci riusciva per quanto si stesse sforzando di farlo.

“Perché eviteresti molti morti, mentre altrimenti dovremo combattere!” commento Bred, pratico. Amava gli scontri, ma quello sarebbe stato una mattanza, non qualcosa da inserire in un epica ballata.