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La porta

Buongiorno a tutti!

In assenza di un vostro responso per le modalità di pubblicazione di quanto segue, ho semplicemente fatto di testa mia. Niente di nuovo dirà qualcuno. 😛 In un primo momento ho provato a creare una nuova pagina sul blog per mettere vari Extra, ma non mi offriva al possibilità di inserirvi post successivi al primo. Scartato l’idea, si è creato solo una nuova categoria di post. E cosi…

Nella sezione link, Pdf scaricabili trovate da oggi anche il file intitolato “La porta”

Trattasi di un racconto polizesco autoconclusivo di stampo urban-fantasy, scritto mesi addietro per un concorso letterario della Asengard.

Spero che sarà comunque di vostro gradimento (altrimenti non lo postavo mica! :P) e che vorrete perdere un paio di minuti per commetarlo, anche con una critica selvaggia e crudele (il buonismo non aiuta a crescere) se lo riterete necessario.

Buona lettura

Palakin

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Capitolo3: 014

Il guaritore rimase un istante a guardare il proprio datore di lavoro. “Ah! Visto che non può sentirmi… ” dichiaro il pseudo guaritore. “Sei un ver-me!” dichiaro, scandendo ogni sillaba con piacere. “E se non forse per le mie arti, nemmeno avresti figli.. Sempre che siano tuoi…” aggiunse, ma con meno trasporto nella voce, prima di guardarsi intorno. “Bha! Cosi non c’è gusto!” fece un attimo dopo. “Nessuno a sentirlo, nessuno a ridere di te e delle tue debolezze.” Commento, osservando i presenti. “Che Tmera ti si porti via!” dichiaro infine, votando l’anima del nobile ad uno degli Dei oscuri del loro mondo, estraendo una piccola boccetta metallica dalla propria bianca tonaca.

“è l’antidoto quello, vero?” fece improvvisamente la voce della donna alle sue spalle, prima che l’apprendista guaritore non sentisse il freddo acciaio della daga rubata dalla donna, mordergli contro la pelle della gola. “Grida e sarai morto prima che le guardie arrivino dentro!” avverti lei, con un tono di sfida.

“co…” tento di dire l’uomo. Non si era accorto di nessun movimento alle sue spalle, eppure, si era ritrovato la donna cosi vicina da poterlo prendere in ostaggio.

“Non si insegna ad una come me ad usare i veleni…” fece lei, prima di sussurrargli una copia di parole all’orecchio. L’apprendista sbianco ad un punto tale da sembrare morto a quelle parole. “Vedo che ci capiamo…” commento Mara divertita, in apparenza, da quella reazione. “Ed ora, rispondi alle mie domande, se vuoi vivere! È l’antidoto quello?” torno a chiedere lei mentre il gelido metallo faceva fuoriuscire una stilla di sangue dal collo del guaritore.

“S-si! I-io…” balbetto l’uomo con gli occhi febbricitante e quasi vitrei.

 

“Tu cosa?” chiese lei, pronunciando le parole all’orecchio del guaritore, cosi che solo lui avrebbe potuto udire quelle parole anche se vi forse stato qualcun altro cosciente nella tenda, in un moto di intimità quasi. “Ti dispiace? Non ci credo! Ti dispiace avere posato la tua sporca lurida schifosissima mano su di me?” domando lei, facendo un attimo di pausa. “Non hai idea di quanto dispiacia a me! Anzi, non è dispiacere il mio, ma disgusto…” fece, cambiando piano orecchio. “Sei meno di una nullità che né serve un’altra e ti sei arrogato il diritto di toccarmi…” disse, mentre la sua voce, da basso e sensuale sussurro diventava un ringhio di odio bruciante. “Di questo ti dispiace?” fece, tornando ad un tono basso, ed amichevole, controllando se stessa. Non era per se che si controllava, ma per i propri compagni, al momento indifesi.

Il guaritore scosse affermativamente la testa, con vigore, rischiando di tagliarsi la gola da solo sulla daga. “Perché ora non mi spieghi come funziona l’antidoto e che veleno ai usato precisamente?” propose lei, anche se la faceva sembrare una proposta di quelle che non si potevano rifiutare se si sperava di potere giungere all’alba successiva.

“L’i-idra! I-il veleno è… è il suo! Era diluito… diluito insieme ad-ad erbe surkat… poi diluito nel vino. Non ha quasi odore cosi…” dichiaro lui, prima che lei gli desse uno strattone, schiaffandoli la faccia sul tavolo, tenendogli la testa con la sinistra, mentre la punta della daga tenuta nella destra andava a piazzarsi sulla tempia del guaritore.

“Il veleno della regina Barr?” chiese Mara tra l’ammirato ed il compiaciuto. “Sono in pochi a conoscerlo.” Aggiunse. “Ed ora, passiamo all’antidoto…” commento premendo la punta della lama quel tanto che bastava ad ottenere un’altra goccia del sangue del guaritore che scese lungo la sua guancia, quasi come una lacrima scarlatta.

“Annusarlo! Annusarlo! Basta farlo annusare a chi si vuole curare!” replico velocemente il guaritore, con gli occhi sgranati.

 

Mara guardo la sala della tenda, prima di riportare il suo sguardo sul guaritore. Non si fidava. Gli sembrava troppo facile. “Allora, comincerai dai miei alleati!” ordino lei, usando il termine in modo freddo e distante, cosi da presentare una barriera tra se e gli altri. Non voleva che il suo prigioniero pensasse di avere il benché minimo appiglio utilizzabile.

La donna tiro indietro l’uomo in modo da raddrizzarlo con la facilità con cui avrebbe steso dei panni ad asciugare. Tale era l’arrendevolezza con cui egli si lasciava trascinare da lei. “Muoviti verme!” aggiunse lei, sprezzante, mentre in realtà, stava già cercando di elaborare un piano per dopo.

Il guaritore si mosse su le proprie gambe malferme, dirigendosi per primo verso il giovane Erik. Il cacciatore era letteralmente caduto addosso alla figlia del conte MacLean, che aveva ceduto prima di lui alla potenza del veleno. A vedergli dall’alto, non sembravano due estranei, ma quasi due fidanzatini. La nobile ed il suo cavaliere servante. O almeno, per un istante la cosa parve a Mara. “Sbrigati!” ringhio all’indirizzo del guaritore, il quale, con le mani tremolante cerco di fare annusare l’antidoto al cacciatore, lasciandone cadere alcune gocce sul volto di Elisabeth.

Il ragazzo sembro riprendersi pochi attimi dopo, con un ispirazione violenta d’aria all’interno dei propri polmoni, alzandosi titubante. “Erik!” tento di chiamarlo a bassa voce la danzatrice, ma l’altro non sembrava riconoscere nessuno, mentre scuoteva la testa per rimettere a fuoco la situazione e le persone. “Erik!” chiamo lei, con tono più pressante.

In fine il cacciatore guardo nella sua direzione. “Ma…Mara?” chiese, continuando a cercare di schiarirsi la vista, ma iniziando a riconoscere posto e persone. “Cos…” cerco di chiedere.

“Non ora!” replico lei secca, prima di strattonare il guaritore. “Ed ora, anche il nano!” fece indicando il corpo di Bred, accasciato sul tavolo. Il suo prigioniero non fece opposizione nemmeno questa volta, come se non si rendesse conto che cosi si sarebbe ritrovato persino in maggiore pericolo rispetto a prima, con ben tre nemici svegli e non più solo la donna da affrontare.

 

 

Capitolo3: 013

Il suo sguardo torno a posarsi sul conte, lasciandola nuovamente con un dubbio, prima di alzarsi e tastarne il polso. *Vivo!* era vivo. La presenza delle spezie l’avevano avvertita della presenza del veleno, ma gli avevano anche impedito di capire di che tipo di veleno si trattava. E le spezie erano state troppo poche per nascondere un veleno troppo potente in una simile quantità di vino. *Non ho sbagliato!* penso leggermente rassicurata. Il fatto che tutti i presenti avevano bevuto glielo aveva fatto credere, poiché il vino proveniva dalle stesse bottiglie, mentre le coppe erano state le stesse in cui avevano bevuto per tutta la sera. Poi, il conte aveva voluto che anche i servi bevessero. Perché se non per impedire che ci fossero testimoni?

Questo, però, voleva anche dire che qualcuno sarebbe presto venuto a somministrare loro l’antidoto. La donna guardo l’assemblea in modo distratto, trovando quello che cercava alla cintura di uno degli invitati, nella forma di una lunga daga dal manico leggermente ricurvo, cosi da fornire una presa più salda, mentre la lama era quasi un aculeo per quanto poco era larga. Mara diede un occhiata a Bred ed Erik. Avrebbe voluto andare a controllare come stavano, ma senti la voce di una delle guardie fuori dalla tenda.

“Si! È tutto silenzioso!” commento, quasi divertita la voce fuori dal padiglione del nobile, probabilmente il capo delle guardie o simile.

“Bene! Allora, andiamo a guadagnarci i nostri soldi…” rispose un’altra voce, che la donna riconobbe, avendo avuto il dispiacere di parlare con il suo proprietario dal loro arrivo. Essa apparteneva all’assistente del capo guaritore. Sembrava che lo stesso anziano medico non gradisse molto quel giovane da capelli neri unti e dal naso aquilino, quasi forse un rapace privato dalle piume, con il colo secco e quasi innaturalmente lungo.

 

Non sapendo se i due sarebbero entrati insieme, lei preferì nascondersi, facendo finta di essere anche lei in stato comatoso, come se avesse a sua volta bevuto la coppa che gli era stata offerta. Lei non si arrischio a tenere gli occhi nemmeno socchiusi, per non tradirsi, regolando il proprio respiro, ed il proprio battito cardiaco in modo non dissimile da quello del conte accanto a lei.

Qualcuno si mosse tranquillamente per la tenda, non nascondendo i propri movimenti, non sentendone ragione. Erano tutti più di là che di qua… “Ah! Conte!” fece la voce beffarda del apprendista guaritore. “Sa di essere fortunato, vero? Mi bastassero i soldi che mi ha dato, non glielo darei l’antidoto…” dichiaro, mentre si avvicinava allo stesso, arrivando fino a Mara.

Lei potete solo immaginare dal respiro che avvertiva sul volto che l’uomo si forse fermato ad osservarla. “Che peccato! Mi sarei tanto divertito con te…” dichiaro il guaritore, spargendole in faccia un alito carico dell’odore d’aglio mezzo digerito, prima di applicare una delle proprie mani sul seno di lei. La donna trattenne a stento la lama della daga, mentre l’altro approfittava della situazione per toccarla, laddove altrimenti non avrebbe mai avuto la benché minima possibilità, anche solo di avvicinarsi cosi tanto. Era quasi una tortura per lei dovere sopportare quella mano.

“…ma il lavoro è lavoro!” dichiaro l’uomo, sinceramente rammaricato dal doversi interrompere, ritirando la mano ed allontanandosi verso il conte, mentre Mara riapriva gli occhi, prima di voltare il capo nella sua direzione. Il guaritore, per un istante provo una sensazione di brivido lungo la schiena, come se avesse l’impressione di avere un demonio che stesse ballando sulla sua tomba, ma non si giro indietro, mettendo la cosa come derivante dalla situazione.

 

 

Capitolo3: 012

Tanto Erik, quanto Bred e la stessa Mara furono costretti a ripetere anche più volte la loro avventura, omettendo accuratamente il fatto che Tokran forse un demone. Anzi, il cacciatore potete evitare cosi di fare riferimento alla sua ‘cavalcata’ extra. Alla fine dell’ennesimo narrazione, e con un certo fastidio, Mara chiese al conte di potersi ritirare. “Purtroppo, sento ancora la stanchezza di questi eventi. Capirà che non vi sia abituata. È ben diverso essere la figlia di un mercante o un avventuriera…” dichiaro con un inclino, che sperava convincente. Era da quand’era giunta in quel campo che aveva un impressione negativa. MacLean in particolare non gli piaceva.

“Ovvio, anzi, le chiedo io scusa per averle chiesto di intrattenerci cosi al lungo con una vicenda che non è stata per lei molto piacevole.” Replico il nobile con aria contrita. “Mi permetta solo un ultimo brindisi, solo uno!” chiese il nobile. “In onore vostro, della vostra bellezza…” dichiaro l’uomo, sicuramente abituato ad avere un certo accendente sulle donne, dovuto al suo ruolo, al suo fisico ed al suo carattere, ma che davanti alla danzatrice aveva ricevuto poco altro che sorrisi educati. “…alla scelta accurata fatta nel selezionare gli uomini della sua scorta…” fece alzando la voce perché tutti i presenti lo sentissero ed ascoltassero. “…ed ovviamente al valore degli stessi che hanno abbattuto l’essere che infestava quella palude.” Dichiaro il conte.

 

“Ma veramente, quello più pericoloso è ancora laggiù…” fece Erik, più a se stesso che altro. Solo le due persone più vicine a lui sentirono le sue parole, anche se lo sguardo di Mara diceva chiaramente che era meglio non parlare.

“Solo finche mio padre non andrà ad affrontarla…” commento la rossa nobile, voltando uno sguardo ammirata verso il padre, mentre dal lato opposto della sala, il fratello guardava il padre, quasi volesse fulminarlo con gli occhi.

“Un uomo coraggioso tuo padre, se sapendo a cosa va incontro, vuole lo stesso affrontare quel mostro. Io non voglio avere più niente a che fare con quell’essere…” commento il ragazzo, ma lady Elisabeth non lo stava nemmeno ascoltando.

Mara dal canto suo, mascherando il fastidio e la voglia di andarsene da quella tenda che gli stava ogni attimo più stretta, come avrebbe potuto esserlo una gabbia, non potete rifiutarsi. “Sarebbe sgarbato da parte mia, che sono un ospite rifiutarmi.” Fece, mentre i servi venero avanti con bottiglie di vino che erano state previste per l’ultimo brindisi.

Ad ogni convive vene riempito la coppa a nuovo. “Ma nooo! A questo brindisi voglio che ogni presente partecipi!” dichiaro il nobile, vedendo i servi piazzarsi nuovamente in attesa. La cosa vene approvata da Bred con un segno del capo, cosi come dalla figlia del conte, mentre il figlio fulminava ancora di più il padre. Mara, invece, si trovo a mettersi in allarme per quell’invito improbabile. Anche i servi furono titubanti, ma dato che il conte ordinava, ogni uno di loro prese a sua volta una coppa di vino. Alcuni anche godendosi l’idea di assaggiare quel pregiato vino, che solitamente veniva bevuto solo dai nobili, dai cavalieri, o dai servi di alto rango, quando rimaneva qualcosa in fondo alla bottiglia. Cioè, quasi mai.

 

Il conte, alzatosi di tutta la sua altezza, porto in alto la propria coppa d’oro. “Alla salute di tutti coloro quali il coraggio permette di affrontare le difficoltà ed il pericolo!” dichiaro, prima di svuotare la propria coppa, imitato immediatamente da tutti, tranne che da Mara. La donna porto solo la coppa vicina alle proprie labbra, annusando il profumo del suo contenuto, come in preparazione di quanto stava per gustare. Solo che non completo mai il movimento. Avrebbe voluto avvertire anche i due compagni, ma vide che era troppo tardi, cosi tacque, mentre il suoi scuri occhi passavano sull’assemblea, illuminati da alcuni bracieri. Solo al momento in cui incontrarono quelli del figlio del conte vi fu un istante di pericolo. Il giovane capi all’istante che lei non aveva bevuto, mentre lui l’aveva fatto, dovendo mostrare l’esempio a coloro che al suo tavolo sedevano. Mara si concesse un sorriso selvatico e quasi crudele, prima che il ragazzo, dopo uno sguardo di preoccupazione all’indirizzo della sorella, stramazzasse sul tavolo, anticipato dal conte stesso, e seguito poi a ruota da tutti gli altri presenti.

Tutti tranne uno. Colei che non aveva bevuto. La danzatrice si guardo intorno, con aria pensierosa. *Avrò fatto la cosa giusta?* si chiese, guardando la propria coppa, ancora piena, prima di buttarne a terra il contenuto. Aveva taciuto quando aveva sentito il profumo del vino speziato. Erano spezie che lei conosceva, che gli erano state insegnate da bambina. Come riconoscerle e come usarle.

 

Capitolo3: 011

I tre si diressero in silenzio verso la tenda del conte, non molto distante. Le file ordinate di tende si spandevano in modo tale che era quasi possibile vedere l’esterno del campo, da ogni incrocio tra le file di tende stesse. I soldati che incontrarono osservarono Mara chi compiaciuto, chi riverenziale, chi con invidia, chi sconsolato dal non ricevere il benché minimo segno di essere stato anche solo visto da lei. Erano molti quelli in giro a quell’ora. Nessuno sembrava particolarmente preoccupato. Quella regione era tranquilla, lontana da ogni possibilità di scontro militare reale.

Del resto, l’unica frontiera dell’impero di Agrat dove si verificavano scontri con altre nazioni, erano verso Empal. Del resto, praticamente tutti erano in guerra con Empal, in modo più o meno aperto. Persino la tranquilla Dwenet alle volte si scontrava con quella nazione. Cosi, perché preoccuparsi, laddove una vasta distesa di acqua e terra gli divideva da quel regno nemico. Ed anche le Terre Ignote, con i loro pericoli, erano troppo lontane da loro.

La tenda del signore locale si trovava proprio al centro dell’accampamento, al crocevia delle ‘strade’ principali all’interno del campo. Ad Erik sembro quasi di avere di fronte una casa portatile di fronte per quanto la tenda gli sembrasse grande. Era almeno il triplo della sua casa a Steawod, dello stesso tessuto bianco e spesso della tenda dove alloggiavano loro. Anzi, né sembrava proprio l’ingrandimento. Guardie tutt’intorno ad essa montavano la guardia perché nessuno si avvicinasse. Mara guardo male quel dispiegamento di forze che seguivano il percorso esterno della tenda in modo abbastanza massiccio.

 

Nella grande sala ricavata nell’ingresso della tenda stessa, dividendola dal resto della stessa in modo non dissimile da quello usato per creare stanze separate nella piccola tenda loro, era stata allestita una sala da pranzo con sontuoso tappeti a ricoprire l’erba fresca, mentre tre lunghi tavoli erano stati disposti a formare una ‘U’ con la curva posta verso l’interno della tenda, dove sedeva il conte stesso, con i suoi più importanti invitati.

“Ah! Finalmente!” Fece questo, alzandosi di tutta la sua ragguardevole statura. Il conte MacLean era alto quasi due metri, con spalle muscolose sotto all’armatura, mentre una barba dorata come la folta capigliatura, incorniciava un volto rossiccio che forse trasmetteva una notevole inclinazione verso le espressioni di rabbia. “Temevamo di dovere essere privati ancora al lungo della sua bellezza Signorina Marla!” dichiaro il nobile con tono gioioso.

Erik era affamato, ma non gli sfuggi il fatto che il conte aveva sbagliato il nome della Compagna. *O non sa il vero nome…* penso tra se, evitando però di guardare gli altri. Se errore era, Mara l’avrebbe corretto. Aveva abbastanza sfrontatezza da riprendere anche un nobile. La correzione non giunse. *Ora che ci penso, anche Bred, prima, in tenda aveva storpiato il nome…* si ricordo il giovane, che in quel primo momento non ci aveva fatto caso.

“Mi sono permesso di stabilire i posti, cosi che ogni invitato possa sentire la vostra storia…” aggiunse con enfasi, mentre i tre venivano invitati a sedersi ogni uno ad uno dei tavoli. “…e vi assicuro, amici miei, che è una storia che merita di essere ascoltata! Non sono molti gli uomini in questa tenda che hanno affrontato un idra.” Dichiaro, guardando la sua platea. “Ed ancora meno, sono le donne…” disse, concedendo un inchino all’indirizzo di Mara, a cui era stato concesso l’onore di sedersi al suo stesso tavolo, essendo ufficialmente la mecenate degli altri tre.

 

Erik ebbe la piacevole sorpresa di ritrovarsi accanto alla figlia del conte e contrariamente alle sue aspettative, non era tanto brutta quanto sospettato. Anzi, era tutto sommato graziosa. Un volto solare ed appena spruzzato di lentiggini leggermente truccato facevano da supporto a due occhi colore nocciola, che già esprimevano ammirazione per l’impresa compiuta. Lunghi capelli rossicci gli cadevano come una cascata sulla schiena coperta da velluto colore del grano pronto per la falciatura.

Al nano, invece, era toccata la compagnia del figlio maggiore, ed erede, del conte. Un ragazzo di poco più giovane di Erik, ma con occhi che poco avevano dell’amichevolezza della sorella. Gli stessi capelli tendenti al rosso, probabilmente ereditati dalla madre, incorniciavano il volto sprezzante, che ogni tanto lanciava uno sguardo verso il padre, con forse una punta di preoccupazione.

Nello stesso istante in qui gli ospiti si furono seduti, dei servi portarono le pietanze. E con esse, tutti i timori di Erik di potere sembrare rozzo scomparirono. La maggior parte dei presenti erano guerrieri del conte. Uomini che di nobile avevano poco o niente ed ancora meno di educazione. Anzi, paradossalmente si ritrovo quasi in una situazione opposta a quella che si era prospettato. “Incredibile e piacevole! Possibile che i mercenari abbino più educazione dei cavalieri?” chiese la rossa nobile.

“Mia madre ci teneva ad un certo comportamento…” commento il ragazzo, sforzandosi di non guardare il vicino che si trovava al lato opposto rispetto alla posizione di lei, e si stava ingozzando in modo a dire poco ributtante. *Neanche gli animali mangiano cosi…*

“Allora, gli devo gratitudine…” concesse la fanciulla con un leggero inchino del capo. “…ma mi racconti dell’idra per favore.” Chiese lei, destando l’interesse anche del maleducato cavaliere al lato opposto di Erik.

 

 

Capitolo3: 010

 

Erik decise di alzarsi, scoprendo che non stava poi cosi bene come aveva pensato. Il movimento aveva risvegliato un dolore sordo nella colona vertebrale. E fu con un paio di stiracchiamenti che si avvicino a sua volta al catino. Il giovane non si senti del tutto bene. “Forse il vino a stomaco vuoto non era una grande idea…” disse più a se stesso, che non rivolto al nano.

“Per quello non devi preoccuparti! Non rimarrà vuoto al lungo! Hanno fatto cuocere un intero maiale per la cena di stasera. Ha cotto per tutto il giorno spargendo un profumo…” commento il vecchio guerriero, chiudendo gli occhi, come apprezzando quell’odore in quel preciso istante, mimando con la mano la stessa essenza che si spandeva vicino al suo volto estasiato.

Il giovane non replico, mentre eseguiva a sua volta le ablazioni necessari. Era più preoccupato del fatto di non sapere come comportarsi in presenza di nobili. Non aveva ricevuto un educazione da alta società, ma solo da figlio di un mercante.

“Ah! Riprendi questi!” fece il nano, lanciandoli il borsello. “Mi rende nervoso portargli io. Se sono soldi miei, non ho problemi, ma quelli altrui…” fece con mezzo sorriso. “L’armatura era qualcosa di troppo grande per essere semplicemente sottratta…” aggiunse, invitandolo ad indossarla. Il nano non aveva preso altra precauzione, se non quella di non metterla in piena vista.

 

Erik non fece discussioni. Ancora non capiva se il nano si fidasse di quella gente, o se semplicemente era il suo modo di fare in ogni occasione. I suoi vestiti erano stati puliti, cosi che potete indossargli senza problemi, prima di infilarsi l’armatura, ed infine fu sul punto di mettersi il mantello da viaggio.

“Vai da qualche parte…” lo canzono il nano. “Lascia qua! MARLAAA!” fece, rivolgendosi all’altro lato della tenda, spegnendo la lampada che in quell’ora di fine pomeriggio illuminava la stessa. Il buoi che era sceso da loro rivelo uno spettacolo imprevisto. Attraverso la luce che c’era dalla danzatrice invece, si poteva indovinarla in contro luce. Non si doveva fare un grande sforzo di immaginazione per capire che non doveva avere molti vestiti addosso in quel momento.

“Rimetti la luce!” si affretto a dire il giovane.

“Perché?” chiese il nano, continuando a fissare l’ombra proiettata sulla parete di tessuto, con un sorriso stampato in faccia.

“Perché altrimenti, mi vesto e vengo a prenderti a calci!” replico la donna, capendo cosa stava succedendo, diminuendo di fatti lei la luce nella sua parte di tenda.

“Ecco! Per non farla arrabbiare!” dichiaro, invece, il cacciatore. “E comunque, per essere la sua scorta, non dovremo prenderci cosi tante confidenze, come chiamarla per nome…” aggiunse, anche se poteva sembrare quasi una domanda, più ancora che un affermazione.

 

Il nano non proferì parola, prima di dirigersi verso l’uscita dalla tenda, godendosi il fresco della sera. Il periodo non era ancora caldissimo, ma rispetto alle sue montagne, o alle Terre Ignote del nord, era comunque in tempo più che piacevole per lui. “Ma sai, alle volte, mi pare ci sia nata arrabbiata quella!” commento, quando vene raggiunto dal cacciatore.

Quest’ultimo si astenne dal rispondere, mentre si spostavano all’uscita della tenda da qui sarebbe venuta fuori la donna. Non dovettero aspettare molto, ma rimasero comunque sorpresi dalla visione che si offri loro.

Mara indossava un lungo abito di velluto nero con ricami d’argento, mentre i capelli erano sistemati in modo semplice. E lei non sembrava particolarmente a suo agio in tale abbigliamento. “Dato che i miei bagagli sono andati persi, la figlia del conte, mi ha prestato alcuni suoi vestiti… Peccato che io e lei abbiamo fisicamente in comune solo l’altezza…” dichiaro lei, chiudendo uno scialle sul decolté che forse le stava troppo stretto, mentre i fianchi erano un pochino larghi rispetto a lei.

Erik lancio un occhiataccia in direzione di Bred, immaginandosi già la figlia del conte come un orrore improponibile, soprattutto se paragonato alla bellezza semplice e quasi ignorata, se non rifiutata, di Mara. Unico gioiello ad adornare il collo della donna, il pendente di Madreluna.

 

 

Capitolo3: 009

Fu un piacere incommensurabile per il giovane Erik svegliarsi in un letto, con lenzuola pulite e profumate. Una morbidezza a cui le sue membra non sembravano disposte a rinunciare volontiere. Aveva la piacevole impressione che i suoi arti non avessero forza, che dovesse per forza starsene lì a godersi il meritato riposo. Un sospiro di contentezza uscì dalla sua bocca, prima che un respiro che non gli appartenesse venisse a sfiorare il suo volto. il cacciatore apri solo un occhio per vedere chi gli alitava addosso. “Preferivo la ragazza del mio sogno…” disse, anche se non ricordava in modo alcuno di avere sognato una ragazza, o anche solo di avere sognato in generale.

“è rassicurante sui tuoi gusti!” replico, beffardo, Bred. “Però, devi alzarti.” Fece, togliendogli di dosso le coperte, esponendolo al fresco che entrava nella tenda, malgrado la piccola stufa ad olio che era stata piazzata durante il suo sonno ed accesa in previsione del suo risveglio. “A meno che tu voglia fare a meno di conoscere la figlia del conte MacLean, che credo possa avvicinarsi maggiormente ad una creatura da sogno, rispetto al sottoscritto…” aggiunse beffardo, dirigendosi alla branda messa a sua disposizione.

La loro tenda era divisa in due reparti, da cui si entrava dai due lati opposti, separati da un panno di tessuto bianco come lo era la tenda stessa. Un lato era riservato a loro due, mentre l’altro era stato concesso a Mara, come unica donna. “Ah! Abbiamo perso i bagagli della nostra mecenate durante la fuga dalle idre…” gli aggiunse sottovoce all’orecchio.

 

Erik era praticamente crollato nel momento in cui dei soldati avevano prelevato Tokran, consegnandolo ai guaritori. Cosa né era stato dopo, lo ignorava quasi completamente. Gli avevano dato la tenda e lui era crollato. Nemmeno si ricordava di essersi svestito dell’armatura, che pure poggiava tranquillamente nascosta sotto al mantello, accanto a lui. “Certo… euh… perché dovrei incontrare la figlia del conte?” chiese, con la lingua secca, prima che il nano gli porgesse una coppa di vino. “Grazie…” fece di rimando, prendendola e bevendola avidamente, quasi senza gustarla.

“Piano ragazzo! Quello porta alla testa, sai!” commento il guerriero divertito. 

Erik osservo la coppa. Non era un oggetto pregiato, ma per un campo militare era una cosa comunque, raffinata. Di metallo lucido con un semplice motivo geometrico sul suo bordo e sul piede. “Non hai dell’acqua?” domando, con un gesto della mano che reggeva il contenitore vuoto.

“Si, era la mia alternativa se non ti decidevi finalmente a svegliarti…” replico Bred, indicando con un gesto una caraffa accanto a quella del vino, mentre si toglieva la vecchia casacca, per eseguire alcune ablazioni. “E prima che tu lo chieda! Un intero giorno hai dormito!” commento, mentre spargeva acqua in giro per il terreno erboso che serviva da pavimento alla tenda.

 

“Un intero giorno…” fece il giovane, strofinandosi lentamente gli occhi assonnati, prima di muoversi. “Mi sa che né avevo bisogno…” disse. “Il fondo schiena mi duole di meno…” commento.

“Voglio vedere!” sbotto il nano, voltatosi verso di lui. “Quando ti ho svestito avevi di quelle vesciche da fare paura ragazzo! Ho dovuto chiamare uno dei guaritori pure per dare un occhiata a te. Ci ha passato diverse ore a rimetterti in sesto.” Dichiaro lui con un tono che andava da un leggero divertimento, ad un certo qual fastidio. *Dovrò rinforzare questo ragazzo, altrimenti non arriverà mai vivo alla fine di questa storia…* concluse tra se.

“Tokran?” fece di colpo il cacciatore, rialzando la testa.

“Sembra sia fuori pericolo. Il guaritore…” dichiaro il nano, interrompendosi e prendendo un cipiglio serio ed autoritario, probabilmente ad imitazione del guaritore in questione. “…dice che abbia un fisico forte e gran voglia di vivere. Se solo sapesse…” ridacchio Bred, dando un buffetto complice al suo compare. “Dai! Alzati che ci aspettano!”

“Eh? Chi ci sta aspettando?” chiese il giovane, ancora seduto sulla branda con addosso, solo il calzoni.

“Il conte MacLean ed una buona parte della sua corte! È suo il campo di soldati dove ci troviamo. Era venuto in zona proprio per dare la caccia a quelle idre.” Rispose il nano, infilandosi una casacca pulita, ed un po’ grande per lui. “E tra questi, c’è la figlia che sarebbe particolarmente interessata a sentire la vostra parte del racconto…” fece Bred, sornione, come a consigliare al giovane di giocare bene le sue carte. “Però, ammetto che pure io sarei curioso…” aggiunse, servendosi una coppa di vino a sua volta, avendo finito di prepararsi, anche se mancava una pettinata.

Capitolo3: 008

Quale effetto ebbero successivamente quei simboli misteriosi sul resto del viaggio, impossibile dirlo, ma da lì ad un ora, i viaggiatori si trovarono finalmente davanti l’uscita dalla palude. La stessa dava direttamente su dei campi coltivati, mentre l’acquitrino veniva tenuto confinato da argini di legna, pietre, malta e terra, formando una netta frontiera tra quella terra impropria alla vita umana e quei campi. La stessa luce del pomeriggio sembro dotata di maggiori colori, mentre in lontananza si poteva finalmente vedere un centro abitato.

“Speriamo abbino un guaritore…” fece Bred spingendo la sua montatura e quella che portava Tokran in avanti, su quella strada. Il gruppo riparti cosi di buona lena, vedendo finalmente la fine di quella interminabile giornata.

Erik si perse un po’ indietro ad osservare quei campi, organizzati con precisione. Quadrati perfetti, ed in ogni uno di essi una cultura diversa dal campo vicino. Non c’erano molti campi dalle sue parti, solo quelli indispensabili per non dovere fare arrivare troppa roba da Crezan. Un paio di frutteti, dei campi per gli ortaggi, ma già le patate le facevano venire, cosi come la farina. Lì non era cosi. Erano in piena pianura, ed i campi si estendevano a perdita d’occhio in ogni direzione, ad esclusione di quella della palude.

Il giovane lancio un occhiata in cielo, per avere un idea dell’ora. *Strano! Siamo appena a metà pomeriggio eppure non c’è nessuno nei campi…* Prima di partire in paranoia, Erik diede un occhiata agli altri due, ma non sembravano badare ai campi, cosi anche lui accantono la cosa. In fondo, desiderava in modo quasi disperato un letto, o per lo meno di potere scendere da quel dannato cavallo.

 

Un corno si fece nuovamente sentire, questa volta molto più vicino. “Proviene dal villaggio vero?” chiese Erik, mentre Bred rallentava. Mara ci mise un po’ ad accorgersene, fermandosi ad aspettargli.

“Si…” commento il nano osservando meglio l’insieme di costruzioni che si trovavano ancora ad un paio di chilometri davanti a loro.

“E?” chiese Mara, scostante. Anche lei non vedeva l’ora di mangiare e mettersi al letto.

“E quello era un corno di guerrieri, non di caccia…” commento il nano, fermando il suo cavallo e quello del demone.

“Questo l’ho sentito anch’io!” sbotto lei. “Cosi come riesco a capire che quello era per segnalare il cambio della guardia!” aggiunse, ancora più scostante di prima.

“E non ti sembra un pochino troppo per un piccolo villaggio rurale? Quella non sembra certo una piazzaforte!” replico Bred caustico.

“Ci sono tende a Nord del villaggio.” Intervene Erik, indicando quella che per loro sembrava al destra dell’agglomerato di case, con una sola piccola torre, legata al tempio che si trovava nel cuore del villaggio.

“Pratico essere alto.” Sbuffo il nano che non le vedeva.

“Non credo sia una questione di altezza… Neanch’io le vedo…” commento Mara, guardando verso il cacciatore.

“Dieci tende per lato, con una centrale più grande su qui sventolano dei vessilli oro e verde…” rispose Erik, con un alzata di spalle. Per un cacciatore i sensi erano una cosa fondamentale. Erano i suoi strumenti tanto quanto il suo arco, se non forse di più.

 

“Accampamento militare!” confermo Bred. “Per lo meno, ora sappiamo che un guaritore lo avranno se c’è un signore con loro…” puntualizzo il nano, lanciando uno sguardo verso Tokran, che praticamente gli cadete addosso. “Ehi! Non ci mollare adesso ragazzone!” sbotto il guerriero, raddrizzandolo, ma ormai era svenuto del tutto e ricadete in direzione del cacciatore, costringendoli a rimetterlo sdraiato di pancia sulla schiena del cavallo.

“Vado avanti!” commento il nano. “Mara! Se ci fanno domande, sei la figlia di un mercante, e noi siamo la tua scorta!” fece, allontanandosi. Non aveva nessuna voglia di dovere dare spiegazioni sulle visioni di Madreluna. Già lui stesso continuava ad essere dubbioso su quello che aveva visto quella notte.

La donna non fece commenti, mentre rimpiazzava Bred affianco del demone. Anche a quel pensiero, non potete che essere d’accordo. Non era il caso di dire in giro che il loro compagno era un demone. Lo stesso Bred non aveva la massima fiducia in Tokran. “Andiamo!” commento lei, lanciando uno sguardo verso il cacciatore, come a valutarne lo stato. Ed il giudizio non era dei migliori. Si reggeva a malapena in sella anche lui. “Non sei stato morso anche tu, vero?” Il cacciatore scosse la testa in segno di diniego. Le zanne dell’idra non si erano nemmeno avvicinate alla sua persona. Il vantaggio di essere un cacciatore era di potere combattere a distanza.

 

 

Capitolo3: 007

Il baio che Tokran usava di solito sembro gradire il cambio di cavaliere, perché nelle successive ore non fece bizze, né scarti di alcun genere, mentre Erik, in silenzio, soffriva per lo stato in cui muscoli e natiche venivano ridotti da quel viaggio. La sera scese di lì a tre ore, e con essa il freddo della sera riporto i vapori della palude a terra, rendendo l’aria pesante ed irrespirabile. Il suono degli zoccoli divento apparentemente l’unico suono del mondo, cosi come la massa di oscurità rappresentata dalla vegetazione che gli circondava sembrava richiudergli in se, come i limiti di un mondo oscuro. Solo le stelle che punteggiavano la volta celeste sopra le loro teste riuscivano ad indicare che esistevano altri luoghi al mondo, che al di fuori di quella specie di soffocante prigione vi era un mondo ad attenderli. Un mondo in cui non dovevano prestare ogni istante orecchio ai rumori, in cerca di segni di un predatore in attesa nell’oscurità.

Fu ben oltre mezzanotte che Tokran riuscì finalmente a svegliarsi. Occorsero alcuni istanti perché il demone si ricordasse chi erano e dove si trovavano, prima anche di accettare l’acqua che gli veniva offerto. Il demone praticamente la risputo subito. “Sa di… sangue…” dichiaro lo stesso, non del tutto cosciente.
“Ti serve un guaritore!” dichiaro Mara con fermezza, mentre Erik lo tratteneva in sella prima che cadesse, afferrandolo per la spalla.
“S-si… ce… faccioo…” disse lui, con la lingua pastosa per la disidratazione, ma si rifiuto di tentare di bere nuovamente. “Lacciame mirabuona…” fece all’indirizzo del cacciatore, dando una pacca distratta al cavallo di Bred, più gentile di quanto non lo fosse stato sino ad allora con gli equini. O semplicemente, non aveva le forze per spronare la sua cavalcatura più di tanto.

Il demone, in seguito, non ricordo niente della parte finale del percorso. Era andato avanti insieme agli altri, reggendosi in sella più per miracolo, e buona volontà del suo destriero, che per abilità o azione cosciente sua. Più di una volta, Tokran rischio di finire a terra, venendo di volta in volta afferrato al volo da Bred o da Erik che gli si erano affiancati come i sostegni di una colona traballante.
La nebbia dell’alba, insidiosa e fredda, era giunta presto, obbligando il gruppo a rallentare l’andatura per non finire fuori strada. Gli alberi erano diventati fantasmi di ere passate e dimenticate, tornati per avvertire i vivi dei loro errori e diffidargli dal commettergli a loro volta in un silenzio irreale, dove anche il rumore degli zoccoli che battevano aritmicamente sul terreno giungeva ovattato alle orecchie dei viaggiatori.

Erik e Bred avevano tenuto i propri sensi tesi al massimo per tutta la mattina, finche la nebbia non si era diradata, permettendoli di scoprirsi ancora all’interno della palude. Il pensiero che si erano persi in quella nebbia non si limito a sfiorare la mente del giovane cacciatore. Proprio vi si radico saldamente, peggiorando quando il sole raggiunse nuovamente lo Zenit. La fame, la mancanza di sonno ed i dolori che provava in tutto il corpo non aiutavano in questo. Cosi, quando il cacciatore senti un corno suonare, lontano davanti a loro, esso credete si trattasse di un illusione, di un inganno della sua mente provata.
“Avete sentito?” chiese Bred, confermando invece che il suono era reale, e non immaginato come aveva creduto il giovane.
“Sembrava lontano…” commento stancamente il cacciatore, riprendendo per l’ennesima volta Tokran, prima che capitombolasse a terra. La febbre del lupo aveva raggiunto livelli preoccupanti.

“Era lontano e lui si sta disidratando sempre di più…” commento Mara, osservando il sudore che ricopriva al pelle del volto del demone come un velo di umidità, che in alcuni punti si univa a formare una goccia liquida che scivolava via veloce.
“Non so cosa sia più preoccupante, se la disidratazione, o le emorragie…” replico il nano, solido e materiale come la sua ascia. Teneva nuovamente lui in mano il pacchetto in qui aveva posto le zanne strappate al mostro. Le teneva dalla corda, con il braccio sollevato, poiché ogni tanto una goccia del prezioso veleno che si trovava in quelle zanne, stillava fuori dall’involucro di fortuna ricavato da una coperta.
Erik guardo il volto del compagno che stava mantenendo in sella, laddove persino lui stava cominciando ad avere difficoltà a mantenersi sveglio. Un filo esimo di sangue gli colava dalla bocca e dall’orecchio che poteva vedere. *Non faremo mai in tempo…* penso sconsolato, non riuscendo ad impedirsi di pensare che se forse rimasto a cavallo, magari non sarebbe successo.

“Sono preoccupanti entrambi!” concluse Mara. Come il nano, nemmeno la donna sembrava risentire della stanchezza. La danzatrice stava in sella eretta come all’inizio del viaggio, con contegno, e forse una punta di signorile superiorità.
*Ma che ci faccio insieme a questi?* torno a chiedersi il cacciatore, sentendosi fuori luogo.
“Dobbiamo accelerare il passo! Non c’è altro modo!” commento la donna, tirando fuori dai suoi pensieri tetri il ragazzo.
“Ma se ci sono emorragie interne, peggiorerà le cose!” dichiaro Erik, guardando ora la donna, ora il lupo mannaro, dagli occhi vacui.
“Se non arriviamo in tempo, non sopravvive comunque…” replico Bred, più duro di quanto avrebbe voluto. “è un azzardo! Un azzardo che per di più stiamo facendo con la vita di qualcun altro, ma guardalo…” fece, lanciando uno sguardo verso Tokran a sua volta. “…è già più di là che di qua!” Quasi a conferma, fu il fatto che il demone stesso non reagì neanche un po’.
*Sarò io ad avere bisogno di un guaritore…* concluse mentalmente il giovane. “D’accordo, vediamo cosa si può fare per accelerare… “ dichiaro lui. Nessuno dei tre noto un simbolo runico che si illumino sulle spalle dell’armatura del giovane, nascosti com’erano dal mantello da viaggio.

Capitolo3: 006

 

In quell’istante, per la prima volta nella sua vita, il predatore si rese conto di essere in pericolo. Di avere trovato non in un suo simile, ma in altre creature il pericolo che avrebbe potuto costargli la vita. Fu un pensiero di breve durata, breve come il tempo che l’ascia di Bred impiego per fracassare l’ultimo cranio rimasto integro al rettile.

L’ultimo capo del predatore cadete a terra con un rumore sordo. Erik si aspetto di vedere il rettile scosso da spasmi come quelli che aveva visto negli uomini lucertola, ma non accade. L’intero sistema nervoso dello stesso semplicemente smise di essere nel momento in cui l’ultimo suo cervello si spense.

“Puoi anche tornare visibile ora, sai?” commento il nano, fissando con un espressione compiaciuta il corpo del loro nemico in mezzo alla strada. Ora avrebbe potuto aggiungere uccisore di Idre ai suoi titoli. Faceva sempre bene. “Sto parlando con te Erik!” fece all’indirizzo del giovane, o piuttosto, alla zona di spazio ove si trovava una lama di spada visibile solo per il sangue del rettile che vi correva sopra.

Quando il cacciatore torno visibile, sembrava lui stesso stupito della situazione. Non riusciva ad immaginarsi come avesse potuto fare. Non conosceva nessuna magia simile. Fece per chiedere agli altri due, ma volgendo lo sguardo verso Tokran, lo vide a terra, tornato ad un aspetto quasi umano.

 

Qualche sfortunata divinità ricevete i complimenti di Bred a quella vista, sottoforma di bestemmie varie. “Cosa diavolo…” fece il nano, rigirando il corpo del lupo. “…l’ho visto in piedi dopo avere abbattuto la testa che stava affrontando…” fece, osservando la pelliccia grigia del demone diventata cortissima sui tratti quasi umani e sofferente.

“è… è stato morso… quando… quando l’idra ci è piombata addosso!” fece il cacciatore, titubante, ora che l’adrenalina che gli scorreva in corpo fino a pochi istanti prima, per il pericolo immediato in cui si era trovato, iniziava a diminuire.

Non vi furono bestemmie da parte del nano questa volta, ma solo una reazione fredda e razionale. “Ci servono i cavalli! Vai a prendere Mara!” dichiaro, indicando la strada, nella direzione da cui era tornato. “Sbrigati!” aggiunse, mentre riprendeva la sua ascia, avvicinandosi al mostro, cosi da mozzargli le zanne.

“Allora? Ti vuoi muovere?” chiese un attimo dopo, mentre alzava la propria arma. “Vuoi che muoia?” domando il nano, un secondo dopo, a movimento compiuto, prima di abbatterla sulla parte superiore di una delle mandibole del rettile. “Sei sicuramente più veloce di me. E sicuramente sai difenderti…” aggiunse. In effetti, anche lui era impressionato da Erik. Non per le stesse ragioni di Tokran, non per la precisione delle frecce, cosa di cui a dire il vero, era in parte all’oscuro, ma per la potenza dell’incantesimo che aveva usato prima. Aveva mozzato come niente due teste a quella creatura, per poi diventare invisibile. Come se forse facile ingannare i sensi di un idra, il suo olfatto da rettile. Eppure, il giovane l’aveva fatto.

 

“Io… va… va bene!” rispose il giovane, partendo al trotto. Le sue condizioni non gli permettevano di più. Si sentiva tremendamente stanco. I muscoli delle gambe erano rigidi. Avevano ricevuto poco ossigeno rispetto agli sforzi a cui erano stati sottoposti, diversi da ogni cosa affrontata in precedenza. *Sono un cacciatore per pellicce, non di mostri!* fu il suo pensiero, prima di iniziare a chiederci perché diamine il nano stesse togliendo le zanne all’idra.

I tetri pensieri su un ritorno in vita del mostro, cosi come l’idea che il nano volesse un trofeo attraversarono i suoi pensieri, al punto tale che praticamente vide Mara ed i cavalli solo quand’era quasi sul punto di andare a sbatterci contro.

“Dove sono Bred e Tokran?” chiese questa, ricevendo in risposta solo una serie di gesti e respiri affannosi da parte del cacciatore, che indicava la direzione da qui veniva. “Calma! Respira! Sono vivi?” domando lei. Quando lei e Bred avevano sentito il primo fischio del predatore più vecchio, avevano accelerato, ma al secondo Bred era tornato indietro, mentre lei cercava di rassicurare i due cavalli fuggiaschi, ricuperati nel frattempo.

 

“Si!” fu infine la risposta di Erik. “Almeno credo…” aggiunse dopo un’altra boccata d’aria, provocando le perplessità della danzatrice. “Servono.. i cavalli!” aggiunse infine, indicando di nuovo la direzione da cui proveniva.

Questa volta la donna non ebbe dubbi su come interpretare affermazione e gesto. Uno di loro doveva essere ferito. “Sali!” ordino lei, tagliente. Questa volta gli epiteti furono tutti indirizzati mentalmente al demone lupo, per come aveva trattato i cavalli. Sarebbero andati via tutti e quattro senza feriti se lui non avesse voluto essere cosi testone.

Il giovane tento una prima volta di salire, ma un movimento repentino del cavallo per poco non lo fece ricadere malamente a terra. “Per favore…” fece all’indirizzo dell’animale, con il respiro ancora corto. L’equino volto la testa verso Mara, quasi a chiedergli se davvero doveva accettare, poi rimase fermo, mentre il cacciatore si issava in groppa dell’animale.

Nella palude non si sentirono altri rumori se non quelli provocati dagli zoccoli dei cavalli, mentre i due tornavano verso il luogo dov’era caduto il predatore. Mara spingeva per andare più veloce, mentre Erik aveva a malapena la forza di reggersi in sella.

Il fato, comunque, fu compassionevole con lui a quel punto, poiché davanti a loro scorsero in fretta un cavallo in avvicinamento con Bred che ci camminava accanto, tenendo un fagotto appeso ad una corda, come se il suo odore forse nauseabondo persino per il nano. Tokran, invece, giaceva sul dorso dell’equino. “è stato morso!” taglio corto il guerriero, mentre tendeva la corda che reggeva il pacco di tessuto grezzo verso i due che erano già in sella.


L’odore dello stesso non fu di gradimento dei cavalli, che nitrirono di disappunto. “Le zanne dell’idra?” chiese Mara, afferrando la corda, dopo avere dato al nano le redini del cavallo che era normalmente di Tokran.


“Si! Sai fai l’antidoto?” chiese lui, ricevendo un segno di diniego dalla donna. Sapeva fare molte cose, molte gli erano state insegnate, ma non questa.



Erik non ebbe nemmeno la forza di chiedere cosa c’entrassero le zanne di quel mostro con l’antidoto contro il veleno dello stesso. Esso, come la maggior parte delle medicine atte a guarire dal morso dei serpenti, si basava proprio sul veleno stesso di un serpente della stessa razza di quello che aveva morso la vittima. Nel caso delle Idre, la cosa era più complicata, giacché ogni membro di quella specie aveva un veleno specifico ed unico. Solo le zanne di quell’esemplare avevano lo stesso veleno. Solo attraverso esse era possibile creare l’antidoto contro di esso.

“Dobbiamo raggiungere il prossimo villaggio prima che lui muoia…” commento il nano, lanciando uno sguardo verso il lupo che sembrava volere dare segni di risveglio. Da un lato la cosa era buona. Non sarebbe morto subito. Dall’altra, si sarebbe sentito uno cretino ad essersi preoccupato per il demone inutilmente. *Già! Preoccuparmi per un demone poi… Sarò il primo nano della storia ad averlo fatto.* penso tra se Bred, mentre i cavalli riprendevano il loro cammino.

 

 

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