Capitolo10: 004

Qualcosa dovete venire avvertito dagli animali, perché iniziarono a sbuffare mentre salivano con un ritmo costante e le orecchie tese. Oppure, semplicemente in reazione alle emozioni dei loro cavalieri. La salita duro poco più di un minuto, ma durante questa i nervi d’ogni uno di loro si tesero, aspettando la freccia infida ed assassina che avrebbe loro tolto la vita senza possibilità di difesa, oppure lo scontro.

Malgrado si fosse promesso e ripromesso di non mostrare segni della propria indolenza, o qualsiasi altro segno che potesse fare capire ai suoi aggressori che sapeva quello che stava per succedere, Ragan porto la mano all’elsa della spada. Un riflesso, involontario, che scateno un immediata reazione. Il terreno sembro animarsi di vita propria, mentre da esso, forme verdi, quasi fossero erba, si alzarono per dirigersi in massa verso di loro con scimitarre sguainate e sibili minacciosi e corni di guerra, cui presto risposerò da tutta la pianura, non più gli allegri suoni dei nobili presi dalle loro festività, ma minacce di morte.

“Ecco gli!” ruggì Verin afferrando una delle mazze che pendevano dalla sua sella, pronto alla pugna, ma l’avversario a lui più vicino stramazzo al suolo con una freccia piantata nel cranio, seguito a ruota da un secondo e poi un terzo. Prima che un solo degli avversari fosse abbastanza vicino al gruppo da potere tentare di colpire, sei degli aggressori erano a terra colpiti da una morte annunciata solo da un sibilo nell’aria.

“Verin! Vedi cosa può fare un buon paio d’arcieri!” Commento Sargin prima di abbattere la propria spada sul cranio di un avversario mentre la propria cavalcatura sfruttava la propria stazza per fare rovinare a terra un altro degli uomini lucertola.

Il generale non rispose, concentrandosi invece sul menare colpi in quella massa brulicante in arrivo, apparentemente priva d’interesse per la propria incolumità. Non aveva mai incontrato creature simile prima di quel giorno, ma la descrizione fatta loro da Keronte era quanto di più veritiera. Esseri umanoidi simili a lucertole. Il più di loro vestivano semplicemente una specie di perizoma di pelle e qualche protezione di cuoio sugli arti.

*Ma quanti sono?* si chiese. Ogni dove volgesse lo sguardo gli pareva di vedere solo avversari, quasi avessero sfidato in otto un intero esercito.

“Generale!” lo richiamo Keronte. Voltandosi l’uomo si trovo a pochi centimetri dalla schiena una lancia, tenuta in pugno da un aggressore, dalla cui gola usciva una daga. Il militare dovete concedersi un ceno di ringraziamento all’indirizzo dello scriba. Non si sarebbe mai aspettato di vedere la propria vita venire salvata proprio da lui.

Sibili acuti e doloranti accompagnati da rumori crepitanti, gli fecero capire che i soldati della guardia dell’imperatore avevano iniziato ad impiegare non solo le loro armi, ma anche la magia, senza necessità di voltarsi in quella direzione. “Keronte? Dove sono questi rinforzi?” sbraito mentre perdeva la propria mazza, strappatagli di mano da un avversario a qui spacco il cranio direttamente con il pugno, mentre vedeva attorno a loro gli avversari farsi sempre più compatti.

“Arrivano!” replico semplicemente lo scriba, prima che una serie d’ombre calassero su di loro dall’alto. Lo scudiero fu il primo e forse unico sul momento a rendersene conto, sfruttando la lancia per trafiggere uno degli aggressori che si stavano calando verso Ragan, prima che una nuova salva di frecce andassero a colpire gli altri portando morte nei corpi cadenti.

Un ululato selvaggio e rabbioso azzittì gli aggressori, prima che una scheggia di pelliccia argentea piombasse in mezzo ad essi, scagliando decine d’aggressori per aria, come bambole di pezza che si fossero opposte ad un uragano nel pieno della propria furia. In mezzo ai rettili poi si mostro in tutta la sua stazza il demone Tokran, prima che qualcosa, o qualcuno iniziasse a sfruttare il momento di distrazione degli aggressori per colpire gli stessi. “Non sperare che si ripeta!” commento il licantropo prima di avventarsi su altre prede, squarciandogli con i propri artigli.

“Credimi, se ti dico che la cosa non mi abbia entusiasmato!” replico una voce di cui Ragan ed i suoi non poterono vedere il proprietario, ma solo seguirne la presenza per il semplice fatto di vedere guerrieri avversari cadere. Nuove frecce, simile ad una pioggia nera e mortale, arrivarono colpendo apparentemente nel mucchio degli avversari, portando scompiglio negli aggressori che non si erano attesi una simile resistenza dalle proprie vittime.

Gli uomini lucertola si ritirarono di un paio di passi, osservando con rabbia nella direzione dei nuovi venuti. “Mio signore, dovremo cercare di approfittare della situazione e cercare vantaggio!” se a parlare cosi a Ragan fosse stato uno dei consiglieri del palazzo, l’imperatore gli avrebbe ordinato di dimettersi, anche solo per il tono accondiscendente che tendevano ad usare in quei casi. A parlare, però, era stato Verin e non si trattava d’intrigo o di paura, ma di semplice logica da battaglia, laddove nelle file nemiche si stava già spargendo il seme di un nuovo attacco.

“Non so se sia una buona idea…” commento Ervin. Simili parole erano tanto inconsuete pronunciate dal cugino che Ragan segui il suo sguardo, nell’osservare con orrore l’avvicinarsi di una creatura che avrebbe volontiere evitato di affrontare con tanti nemici intorno. “Un idra… non è possibile… Hanno portato pure un domatore…” espresse per lui il parente, concludendo le parole iniziate poco prima.

“ERIIIIKKKK!” Un’unica parola, pronunciata con apparente indifferenza da quello che sapevano essere un nano, per bocca di Keronte, ed il demone buono Tokran, quasi la presenza dell’idra fosse tutt’al più una seccatura, mentre riprendevano ad attaccare gli uomini lucertola portarono un ulteriore momento di smarrimento nell’imperatore e nella sua scorta.

L’invocazione dei due non trovo al risposta che si erano aspettati, giacché le frecce continuarono a piovere sugli aggressori in modo quasi ininterrotto, mentre Ragan scorse sulla collina di fronte alla loro una donna uscire allo scoperto. Il suo sguardo per un istante incrocio quello della donna, che gli rivolse un sorriso tranquillo, mentre si dirigeva verso l’idra, con passo sicuro, adattando il proprio passo per intercettarla prima che questa potesse entrare nello scontro. Uno sguardo ed un sorriso che gli sembrarono dare forza, quasi da essi potesse trarre la forza necessaria a vincere lo scontro.

“Vostra altezza dovrebbe stare ferma un istante!” Una voce, femminile anche essa lo trasse fuori dai propri pensieri, scoprendo accanto a lui la presenza di una giovane dai capelli rossi che stava intrecciando un incantesimo. Dai segni delle mani capi che era uno scudo, ma erano tanto complicati da non permettergli di carpirne la natura.

“I miei compagni…” tento di parlare Ragan prima che attorno a lui una cortina lattiginosa si innalzasse separandolo dal resto del mondo, bloccando brutalmente l’assalto di un paio di uomini lucertola. “I MIEI COMPAGNI?” ruggì un attimo dopo, rivolto alla fanciulla, notando che nessuno di essi era all’interno di quella protezione arcana, deciso ad uscirne lui stesso per offrire loro sostegno.

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