Capitolo10: 005

“Si, anche i miei compagni sono fuori!” fu la replica, più preoccupata che piccata, di Elisabeth alle parole di rabbia dell’imperatore. Ragan non aveva un grande interesse in quei momenti per quelli che erano sì suoi salvatori, ma solo per gli amici e famigliari che erano fuori a combattere. Voltandosi scorse Ervin ferito ad una spalla, che protetto dal fratello, mentre uno dei soldati della sua guardia era del tutto scomparso, probabilmente morto. Keronte ed il giovane scudiero si erano piazzati con le spalle allo scudo innalzato dalla rossa. Una rossa che si era vista comparire praticamente dal nulla. Non l’aveva vista avvicinarsi, eppure se l’era ritrovata accanto.

Tornando ad osservare i compagni, scorse Verin, unico ancora a cavallo in quel momento, forte della propria esperienza, mentre un nano con un taglio al cranio impediva ad uno degli aggressori di colpire Keronte con una scimitarra, piantandoli uno stiletto nel fianco. Nel volgere nuovamente lo sguardo verso i gemelli, vide diverse frecce trafiggere i nemici a loro più vicini, offrendo ai due un attimo di riposo. La seconda guardia, invece, lottava con due avversari, facendo volteggiare le proprie lame a proteggere se stesso, mentre dietro di lui un lupo umanoide, che mostrava a sua volta diverse ferite da arma da taglio, provocava una vera e propria strage tra gli aggressori, portando il nobile ad avere paura lui stesso di quel salvatore.

 

“Erik…” Ragan si volto verso la rossa, seguendo poi il suo sguardo verso il boschetto da cui erano arrivate tutte quelle frecce, scoprendolo in fiamma, con quattro cavalli in fuga, mentre un uomo in armatura estraeva le proprie armi per combattere i nemici che erano andato a stanare colui che aveva portato morte tra le loro file dalla distanza. Lo stesso che il nano ed il lupo avevano invocato quando era apparsa l’idra.

L’imperatore torno a cercare con lo sguardo la donna che aveva visto allontanarsi da quello stesso boschetto per intercettare il mostro, trovando in campo non più solo un idra, ma due, che si trovavano ad affrontare anche due massicce creature grossi come buoi, dal manto lucido. *Ce…cerberi?* lo stupore dell’uomo nel vedere che ogni una delle creatura che la donna sembrava potere comandare senza problemi, possedeva tre teste canine, invece di una. Tre teste cui si andava ad aggiungere una coda simile ad un lungo e velenoso serpente. *Ma chi sono costoro?*

Un lampo esplose contro la parete arcana che lo separava dallo scontro, mantenendolo al sicuro, costringendolo a tornare ad osservare quella parte di scontro. Stava rapidamente perdendo il filo di quanto accadeva. “Da dove… cosa…”

“Si sente bene? È ferito?” chiese Elisabeth accanto a lui, iniziando a verificarne le condizioni osservandone gli occhi, che si stavano facendo vacui. Ragan scosse la testa cercando di schiarirsi le idee, ma il capogiro non fece che peggiorare. “Da quando ha quella…” l’uomo non riuscì ad udire il resto della frase della fanciulla prima di crollare sul proprio animale

 

Quasi in contemporanea la cavalcatura del generale fu colpita mortalmente a sua volta, crollando a terra portandosi dietro l’uomo, mentre grida d’esultanza eruttavano dalle gole degli avversari, prima che si lanciassero sul soldato per finirlo finche era a terra. L’avanzata degli Uomini Lucertola fu interrotta da Bred, che era saltato sopra all’animale abbattuto, descrivendo un arco orizzontale con la propria arma per allontanare gli avversari. “Questi non gli terrò lontani per molto da solo.” Ammise il nano. Anche con l’aiuto del generale e degli altri stavano facendo non poca fatica a salvarsi la vita.

Verin si rialzo ringhiando il proprio disappunto per la perdita del proprio cavallo, prima di girarsi per controllare il proprio signore. “RAGAN!” urlo con un misto di rabbia e disperazione nel vederlo accasciato a terra, apparentemente privo di vita.

“Guardati le spalle! Lui starà bene! Beth lo sta curando e non esiste guaritore migliore di lei!” commento il nano abbattendo la scure sulla gamba scoperta di uno dei rettiloidi.

L’uomo non era del tutto convinto, pure avendo scorto l’alone di luce attorno alle mani della fanciulla. Avrebbe preferito cercare di portare via l’imperatore da quella trappola, invece di dovere rimanere a combattere uno scontro apparentemente impossibile. Verin ricupero lo scudo iniziando a combattere a terra parando i colpi con esso e contrattaccando con la spada, a fianco di Bred.

Nuovi fischi ed urla vittoriose giunsero degli assalitori quando videro avvicinarsi due idre. I due animali si erano avvicinato senza fare particolari rumori, strisciando silenziose e letale fino alle prede. Entrambe innalzarono le teste al di sopra dello scontro prima di abbattersi su coloro che le avevano guidate fino a quell’imboscata, azzannando ed avvelenando gli stessi uomini lucertola, provocando terrore negli aggressori, quanto sgomento nei difensori.

Mara fece capolinea alle spalle dei due serpenti quasi fossero semplicemente dei cuccioli un po’ troppo vivaci. “Scusatemi, ma il loro domatore non voleva comprendere il mio punto di vista…” asserì senza entrare nei dettagli di come l’avesse convinto a cedere il controllo di quelle creature. Alle sue spalle, si mostrarono fieri di se i due cerberi, creature temute forse tanto quanto le stesse idre che stavano seminando morte e disperazione tra gli uomini lucertola, costretti a ritirarsi in un fronte comune, un gruppo compatto che si mosse ansimando, fischiando e bestemmiando.

 

“Bene! Ora va un po’ meglio!” sospiro Bred, approfittando del momento di calma per tergersi il sangue che gli scendeva sulla faccia dal taglio che un avversario gli aveva inflitto al cuoio capelluto. Non era l’unica ferita che aveva riportato, ma era senz’altro la più spettacolare, quella che dava l’illusione d’essere la più grave. “Sarà inutile, ma un tentativo…” aggiunse, più per se stesso. Tutti i membri della scorta dell’imperatore mostravano ferite di varie entità. Lo scudiero giaceva a terra, svenuto con numerose ferite. Reggeva ancora tra le mani quanto rimaneva dell’asta su cui erano state appese le armerie dell’imperatore, ma il legno era stato fracassato completamente ed il drappo non si vedeva più. Keronte, che gli stava vicino non era certo un guerriero, senza contare che già sembrava reggersi a malapena in piedi per conto suo. I gemelli Courag non sembravano messi benissimo, mentre il soldato della guardia imperiale aveva un braccio che penzolava inutilizzabile, sanguinando da numerose ferite. Verin era obiettivamente quello nelle condizioni migliori. Aveva solo qualche taglio superficiale alle braccia ed alle gambe.

“Avete fallito! L’imperatore è per voi irraggiungibile!” fece il nano, all’indirizzo dei nemici. “Ora, avete solo due soluzioni, scappare o arrendervi.” Era fin troppo spavaldo da parte sua come affermazione, ma i fischi delle idre ed i ringhi dei cerberi erano di per se ottimi deterrenti che avrebbero fatto indietreggiare molti. Eppure, non sembro che tra le file dei loro nemici si preparassero ad accettare il consiglio. Si scorgeva disperazione e rabbia in quelle creature. Dispiacere anche, ma non la viltà di chi ha perso la speranza di potere vincere.

Un corno suono dalle loro retrovie, lento e lugubre, cogliendo impreparati gli stessi aggressori. Non pochi tra loro si voltarono mostrando ora paura e rabbia verso quel suono, sbraitando nella loro lingua qualcosa che non potevano capire, mentre altri si lanciarono all’attacco con furia rinnovata, o forse con maggiore disperazione in quella carica priva di senso o strategia.

Dopo un anno o quasi…

Torno a visitare questo posto, sperando di poterci riprendere a postare. Forse mi illudo e la mia vita non mi permetterà questo tentativo, ma se non lo sogno nemmeno, non accadrà sicuramente. A voi, lettore occasionale che, per qualche strano allineamento astrale, passate da qui e leggete questo post… Ma chi ve l’ha fatto fare?😛 Scherzo! Siate i benvenuti se vorrete rimanere da queste parti.

Capitolo10: 004

Qualcosa dovete venire avvertito dagli animali, perché iniziarono a sbuffare mentre salivano con un ritmo costante e le orecchie tese. Oppure, semplicemente in reazione alle emozioni dei loro cavalieri. La salita duro poco più di un minuto, ma durante questa i nervi d’ogni uno di loro si tesero, aspettando la freccia infida ed assassina che avrebbe loro tolto la vita senza possibilità di difesa, oppure lo scontro.

Malgrado si fosse promesso e ripromesso di non mostrare segni della propria indolenza, o qualsiasi altro segno che potesse fare capire ai suoi aggressori che sapeva quello che stava per succedere, Ragan porto la mano all’elsa della spada. Un riflesso, involontario, che scateno un immediata reazione. Il terreno sembro animarsi di vita propria, mentre da esso, forme verdi, quasi fossero erba, si alzarono per dirigersi in massa verso di loro con scimitarre sguainate e sibili minacciosi e corni di guerra, cui presto risposerò da tutta la pianura, non più gli allegri suoni dei nobili presi dalle loro festività, ma minacce di morte.

“Ecco gli!” ruggì Verin afferrando una delle mazze che pendevano dalla sua sella, pronto alla pugna, ma l’avversario a lui più vicino stramazzo al suolo con una freccia piantata nel cranio, seguito a ruota da un secondo e poi un terzo. Prima che un solo degli avversari fosse abbastanza vicino al gruppo da potere tentare di colpire, sei degli aggressori erano a terra colpiti da una morte annunciata solo da un sibilo nell’aria.

“Verin! Vedi cosa può fare un buon paio d’arcieri!” Commento Sargin prima di abbattere la propria spada sul cranio di un avversario mentre la propria cavalcatura sfruttava la propria stazza per fare rovinare a terra un altro degli uomini lucertola.

Il generale non rispose, concentrandosi invece sul menare colpi in quella massa brulicante in arrivo, apparentemente priva d’interesse per la propria incolumità. Non aveva mai incontrato creature simile prima di quel giorno, ma la descrizione fatta loro da Keronte era quanto di più veritiera. Esseri umanoidi simili a lucertole. Il più di loro vestivano semplicemente una specie di perizoma di pelle e qualche protezione di cuoio sugli arti.

*Ma quanti sono?* si chiese. Ogni dove volgesse lo sguardo gli pareva di vedere solo avversari, quasi avessero sfidato in otto un intero esercito.

“Generale!” lo richiamo Keronte. Voltandosi l’uomo si trovo a pochi centimetri dalla schiena una lancia, tenuta in pugno da un aggressore, dalla cui gola usciva una daga. Il militare dovete concedersi un ceno di ringraziamento all’indirizzo dello scriba. Non si sarebbe mai aspettato di vedere la propria vita venire salvata proprio da lui.

Sibili acuti e doloranti accompagnati da rumori crepitanti, gli fecero capire che i soldati della guardia dell’imperatore avevano iniziato ad impiegare non solo le loro armi, ma anche la magia, senza necessità di voltarsi in quella direzione. “Keronte? Dove sono questi rinforzi?” sbraito mentre perdeva la propria mazza, strappatagli di mano da un avversario a qui spacco il cranio direttamente con il pugno, mentre vedeva attorno a loro gli avversari farsi sempre più compatti.

“Arrivano!” replico semplicemente lo scriba, prima che una serie d’ombre calassero su di loro dall’alto. Lo scudiero fu il primo e forse unico sul momento a rendersene conto, sfruttando la lancia per trafiggere uno degli aggressori che si stavano calando verso Ragan, prima che una nuova salva di frecce andassero a colpire gli altri portando morte nei corpi cadenti.

Un ululato selvaggio e rabbioso azzittì gli aggressori, prima che una scheggia di pelliccia argentea piombasse in mezzo ad essi, scagliando decine d’aggressori per aria, come bambole di pezza che si fossero opposte ad un uragano nel pieno della propria furia. In mezzo ai rettili poi si mostro in tutta la sua stazza il demone Tokran, prima che qualcosa, o qualcuno iniziasse a sfruttare il momento di distrazione degli aggressori per colpire gli stessi. “Non sperare che si ripeta!” commento il licantropo prima di avventarsi su altre prede, squarciandogli con i propri artigli.

“Credimi, se ti dico che la cosa non mi abbia entusiasmato!” replico una voce di cui Ragan ed i suoi non poterono vedere il proprietario, ma solo seguirne la presenza per il semplice fatto di vedere guerrieri avversari cadere. Nuove frecce, simile ad una pioggia nera e mortale, arrivarono colpendo apparentemente nel mucchio degli avversari, portando scompiglio negli aggressori che non si erano attesi una simile resistenza dalle proprie vittime.

Gli uomini lucertola si ritirarono di un paio di passi, osservando con rabbia nella direzione dei nuovi venuti. “Mio signore, dovremo cercare di approfittare della situazione e cercare vantaggio!” se a parlare cosi a Ragan fosse stato uno dei consiglieri del palazzo, l’imperatore gli avrebbe ordinato di dimettersi, anche solo per il tono accondiscendente che tendevano ad usare in quei casi. A parlare, però, era stato Verin e non si trattava d’intrigo o di paura, ma di semplice logica da battaglia, laddove nelle file nemiche si stava già spargendo il seme di un nuovo attacco.

“Non so se sia una buona idea…” commento Ervin. Simili parole erano tanto inconsuete pronunciate dal cugino che Ragan segui il suo sguardo, nell’osservare con orrore l’avvicinarsi di una creatura che avrebbe volontiere evitato di affrontare con tanti nemici intorno. “Un idra… non è possibile… Hanno portato pure un domatore…” espresse per lui il parente, concludendo le parole iniziate poco prima.

“ERIIIIKKKK!” Un’unica parola, pronunciata con apparente indifferenza da quello che sapevano essere un nano, per bocca di Keronte, ed il demone buono Tokran, quasi la presenza dell’idra fosse tutt’al più una seccatura, mentre riprendevano ad attaccare gli uomini lucertola portarono un ulteriore momento di smarrimento nell’imperatore e nella sua scorta.

L’invocazione dei due non trovo al risposta che si erano aspettati, giacché le frecce continuarono a piovere sugli aggressori in modo quasi ininterrotto, mentre Ragan scorse sulla collina di fronte alla loro una donna uscire allo scoperto. Il suo sguardo per un istante incrocio quello della donna, che gli rivolse un sorriso tranquillo, mentre si dirigeva verso l’idra, con passo sicuro, adattando il proprio passo per intercettarla prima che questa potesse entrare nello scontro. Uno sguardo ed un sorriso che gli sembrarono dare forza, quasi da essi potesse trarre la forza necessaria a vincere lo scontro.

“Vostra altezza dovrebbe stare ferma un istante!” Una voce, femminile anche essa lo trasse fuori dai propri pensieri, scoprendo accanto a lui la presenza di una giovane dai capelli rossi che stava intrecciando un incantesimo. Dai segni delle mani capi che era uno scudo, ma erano tanto complicati da non permettergli di carpirne la natura.

“I miei compagni…” tento di parlare Ragan prima che attorno a lui una cortina lattiginosa si innalzasse separandolo dal resto del mondo, bloccando brutalmente l’assalto di un paio di uomini lucertola. “I MIEI COMPAGNI?” ruggì un attimo dopo, rivolto alla fanciulla, notando che nessuno di essi era all’interno di quella protezione arcana, deciso ad uscirne lui stesso per offrire loro sostegno.

Capitolo10: 003

Il ragazzo osservo perplesso il proprio imperatore. Ignorava perché fosse stato scelto proprio lui per compiere quel lavoro, ma lo riteneva un onore. In quella giornata, socialmente impegnativa per i membri più importanti dell’impero, era stato incaricato da fare da porta bandiera, impugnando la lancia di frassino e metallo cui erano appesi le armerie dell’imperatore.

Quello che rendeva perplesso il giovane erano state le scelte dell’imperatore. L’obbligo fattogli di indossare l’armatura, quasi stesse andando in guerra, mentre sia il suo signore sia il suo seguito erano loro stessi pesantemente armati. Era quasi sicuro di avere scorto una cotta di maglia sotto ai vestiti dello scriba Keronte, cosa che gli sembrava ancora più fuori luogo, soprattutto se si considerava che con loro c’erano solo due soldati, se si escludevano i cugini dell’imperatore ed il generale Verin.

Capiva che erano a caccia, ma allora perché nessuno di loro cercava una preda? Perché non avevano portato i cani e soprattutto gli archi? Non avevano giavellotti, ma armi da scontro. Avevano attraversato la pianura in poche ore, mantenendo un ritmo non indifferente, quasi stessero andando ad un appuntamento più che a caccia. Eppure, in diverse occasione aveva scorto un cervo che gli precedeva, dirigendosi nella loro stessa direzione nella propria fuga.

Keronte accanto a lui, sempre preso dalle sue pergamene stava leggendo quasi freneticamente un testo, laddove ogni passo della cavalcatura rischiava di fargli perdere il filo dello scritto. “Ho verificato in ogni mio documento, ma proprio le tribù più vicine dovrebbero essere a Xetan o a Timusos.” Proferì infine l’uomo cogliendo di sorpresa il giovane scudiero, sottraendolo ai suoi pensieri.

“Allora perché stanno venendo a portare scompiglio fino a qui?” chiese di rimando il vocione di Verin. Alto quasi due metri per oltre cento chili di muscoli temprati da un numero di battaglie cui nessun altro generale era sopravvissuto, senza ritirarsi alle retrovie. Sprizzava rabbia nelle proprie parole, ma confermarono al ragazzo che di fatti non stavano andando a caccia, o per lo meno non della solita selvaggina, non di quella che avrebbero riportato a casa gli altri nobili.

“Le mie pergamene mi dicono molte cose, ma ciò che in esse non è scritto, non me lo possono dire!” replico lo scriba, sconsolato, lanciando un occhiata a Ragan. L’imperatore si era fidato ciecamente delle parole dello scriba quando questo gli aveva parlato dei quattro araldi di MadreLuna, basandosi sull’abilità di Keronte di valutare e conoscere le persone dopo un solo incontro.

“Niente c’impedisce di catturarne uno per cercare delle risposte…” commento allegramente Ervin Courag, prima di cercare l’occhio buono del gemello, che confermo con un simile sorriso sulle labbra. “…ehi, ragazzo! Non fare quella faccia!” commento all’indirizzo del portabandiera.

Anche il generale si volto ad osservarlo. “Ma qualcuno si è degnato di spiegargli a cosa stiamo andando incontro?” chiese imbronciato, notando lo sguardo sperduto del fanciullo. Gli altri presenti si guardarono perplessi, con espressioni che dicevano a tutti ‘ma non toccava a te?’. Verin scosse la barba dal taglio leonino. “Non stiamo andando a caccia ragazzo! Stiamo andando ad un imboscata, un imboscata di cui dovremo essere noi le vittime!”

“Però, saremo noi a fargliele vedere!” dichiaro Sargin Courag, posandogli una mano sulla spalla. “Potrai dire che nella tua prima battaglia hai protetto le spalle all’imperatore. Non male come carriera.” Aggiunse il guercio, come se si parlasse di una festa.

“Sempre che sopravviviamo…” furono le parole un po’ tetre di Ragan. Aveva fatto al sua scelta e non lo rimpiangeva, aveva ordinato alla sua guardia personale di suddividersi tra i vari nobili in modo da offrire loro protezione. Era stato lui stesso ad informargli di quale sarebbe stato il loro dovere, di qual era il pericolo che si correva. Qualcuno aveva protestato perché egli stesso si sarebbe trovato quasi privo di protezione in uno scontro dove sarebbero stati in chiaro svantaggio numerico. Ragan non aveva voluto sentire discussione. Non erano solo presenti i nobili, ma anche le loro famiglie, pure non avendo incontrato Elisabeth, aveva sentito da Keronte la richiesta della ragazza, che egli stesso approvava completamente.

L’imperatore lancio uno sguardo verso i soli due soldati che si era portato dietro. Entrambi erano cavalieri viverna, tra i migliori soldati di tutto l’impero, uomini capaci di combattere sia con le armi, sia con la magia. Uomini che in quel momento erano privati del loro alleato migliore, la loro cavalcatura. *Anch’io vorrei che Saratin fosse qui…* penso tra se l’uomo, reprimendo un sorriso all’immagine della viverna femmina che gli era stata affidata sottoforma d’uovo quand’aveva ancora solo dodici anni.

“Non mi piace sentire parlare in questi toni cugino!” dichiaro Ervin, impuntandosi sul proprio animale, uno stallone dal manto grigio.

“è vero che non bisogna sottovalutare un nemico…” prosegui Sargin all’indirizzo del portabandiera. “…ma sempre e comunque, pensare che si riuscirà ad uscirne vivi se ci si impegna!” dichiaro con tono da professore.

“Poi, si ottengono delle ottime storie da raccontare alle pulzelle!” aggiunse Ervin.

“Tu non racconti nemmeno gli eventi alle ragazze! Te le inventi!” controbatté il gemello, punzecchiando il fratello. “E sì che né hai pure bisogno, considerando quanto successo hai con le ragazze.”

Ragan non presto particolare attenzione al battibecco che segui tra i gemelli. Non provava desiderio dell’ebbrezza dello scontro. Combatteva per necessità e cercava di farlo bene solo per riportare i suoi alla vittoria e la propria vita a casa. Non ché avesse qualcosa di particolare, una moglie o dei figli da qui tornare, nonostante i suoi quasi trentasei anni, cosa che faceva dannare molti consiglieri del palazzo, secondo cui il trono necessitava di un legittimo erede.

“Sei preoccupato mio signore?” chiese Verin accostando il proprio cavallo a quello dell’imperatore. Lo conosceva sin dalla nascita. Era stato generale già sotto al regno del padre di Ragan. Era stato lui stesso a dargli i fondamenta di scherma e di lotta a corpo a corpo, l’aveva visto da bambino diventare ragazzo e poi uomo.

“Oggi morirà della gente, la mia gente, perché il mio impero è sotto attacco da un nemico di cui ignoriamo le ragioni, un nemico che ci sta attaccando direttamente in casa. Ritengo di avere delle buone ragioni per preoccuparmi…” commento l’uomo, portando per un attimo la mano all’elsa della spada, quasi a volere rassicurare se stesso della sua presenza al proprio fianco.

“I gemelli hanno detto qualcosa di giusto, una volta tanto, potremo catturare qualcuno dei nostri aggressori, sempre che questa storia sia vera.” Il generale era stato l’unico a sollevare alcune perplessità in merito alla fondatezza della minaccia, prima di piegarsi agli ordini. Per lui, anche coloro che sarebbero stati mandati a proteggere l’imperatore avrebbero potuto essere gli stessi assassini che dovevano uccidere il suo signore. Qualcuno diceva che pensava sempre per il peggio, ma lui si sarebbe solo definito come prudente. Preferiva ricevere piacevoli sorprese che delusioni. “Sempre che sopravviviamo…” aggiunse, un attimo dopo, ad anticipare il suo signore.

“Stiamo arrivando!” commento Keronte interrompendo ogni velleità di discussione tra i presenti, mentre i cavalli iniziavano ad affrontare il fianco di una collinetta in cima alla quale tre castani dalle verdi fronde vivevano pacifici.

Capitolo10: 002

Il mattino che segui vide un timido sole presentarsi sulla pianura di Orian, riscaldando l’acqua che durante la notte si era depositata su ogni cosa fino a formare un velo di rugiada. Il suo calore aveva già iniziato a riscaldare l’ambiente portando la stessa rugiada ad evaporare formando una nebbiolina bassa e consistente che formava un manto simile ad un secondo strato erboso, un fumo trattenuto a se dalla forza della terra stessa, mozzando ogni suono che dal suolo si fosse innalzato.

Quattro paia di occhi si aprirono contemporaneamente nell’udire il richiamo lontano di un corno di caccia, suonato da un araldo per dare inizio alle festività ed alla prima giornata di caccia della corte dell’imperatore. “è iniziata!” commento Bred, tranquillo, ancora nella propria coperta, nel volgere il proprio sguardo in direzione del suono che ancora perdurava.

“E noi non abbiamo trovato né il luogo dell’agguato, né abbiamo idea di come agire!” replico Elisabeth, presa da un improvviso attacco di panico, mentre si alzava guardandosi in giro, come se di punto in bianco avesse avuto una qualche possibilità di trovare risposta a tutte le sue domande da un qualsiasi elemento attorno a se.

“Veramente un’idea di come agire, credo di averla avuta.” Commento sornione Bred, mentre a sua volta osservava in giro in modo calmo e sistematico.

“Se cerchi Tokran è partito in esplorazione circa un’ora fa!” dichiaro Erik, individuando l’oggetto della ricerca del nano. Il giovane si era accorto che l’altro si era allontanato in un mezzo sonno, dopo avere finito il proprio turno di guardia. Se l’era aspettato, perciò era rimasto in un mezzo sonno, fornendo in ogni caso, una mezza sorveglianza anche in quella ora che non gli toccava.

Mara scosse la testa, un po’ per scacciare l’umidità che si era andata ad annidare tra i capelli, un po’ per il comportamento del lupo mannaro, capace di fare di testa sua in qualsiasi situazione, lasciandogli potenzialmente esposti. Eppure, lei stessa, forse inconsciamente, aveva teso i propri sensi nel sonno. Se fosse stata onesta con se stessa, avrebbe ammesso di esserselo aspettato fin dall’inizio che avrebbe fatto cosi.

“Non è un problema! Posso spiegargli la sua parte di piano quando torna. Non ha quella che è la più complicata. Quella tocca ad Erik.” Commento il nano, mentre si alzava e muoveva leggermente all’indietro il busto per sciogliere i muscoli indolenziti per il terreno su cui aveva dormito.

“Bene! Allora, direi che puoi anche passare subito a spiegarmela!” dichiaro la voce del demone come se provenisse dalla nebbia stessa intorno a loro. La sua figura animalesca fuoriuscì dalla nebbia tale un fantasma prendendo Elisabeth di soprasalto. “Ad ogni modo, ho trovato il posto!” affermo il lupo. Quella nebbiolina gli aveva permesso di cacciare inosservato le loro prede, giungendo fino alla zona in qui si trovavano acquattati nell’attesa del loro bersaglio. “Non è stato molto difficile! Hanno lasciato delle tracce questa notte, mentre prendevano posizione. Il vento mi aveva portato il loro odore.” Dichiaro, andandosi a sedere su una pietra, per estrarre della carne da una borsa.

“Si sono spostati in base alle notizie avuto su quale sarebbe stato il terreno di caccia dell’imperatore!” quella del nano non fu una domanda, ma un’affermazione.

“Si, probabile. Di sicuro, si sono nascosti bene. Senza il loro odore, avrei rischiato di capitare loro addosso senza accorgermene. “Sono a circa mezz’ora da qui, verso Est.” Aggiunse, indicando la stessa direzione da qui lui stesso era giunto.

“A piedi o a cavallo?” chiese Bred.

“Mezz’ora buona a piedi miei. Un’ora per un nano a passo normale!” replico il demone senza rifletterci troppo. L’aveva calcolato al ritorno.

Il guerriero approvo con un ceno della testa. “Ci conviene rimanere qui ancora per un paio di ore allora.” Annuncio, mentre a sua volta prendeva qualcosa da mangiare. Mara gli imito senza problemi, seguita poi da Erik.

Solo Elisabeth aveva lo stomaco nei calcagni, tanto da non avere particolare desiderio di mangiare. Anzi, trovava quasi sconveniente la facilità con cui gli altri lo facevano. Guardava Erik quasi con stizza, forse rendendosi conto di essere l’unica che si stava ponendo problemi di sorta. “Come fatte ad essere cosi tranquilli?” chiese alla fine esasperata.

“Non siamo tranquilli! O per lo meno, io non lo sono.” Rispose proprio il ragazzo. “Semplicemente, a stomaco vuoto non miro particolarmente bene. È una questione di essere in grado di affrontare lo scontro. Cioè, nemmeno io ho voglia di mangiare, ma mi sforzo per avere le energie necessarie…” dichiaro. Non gli parve che ci fosse una particolare logica dietro le sue parole, semplicemente non aveva altro da dire in proposito.

Guardando Mara e Tokran la rossa non ricevete risposte tanto diverse da quella del cacciatore. Solo Bred trovo qualcosa da aggiungere. “Inoltre, se devo morire, voglio farlo a stomaco pieno!” dichiaro prima di addentare un altro boccone.

La rossa si rassegno, ma per quanto ci provasse, ogni volta che avvicinava qualcosa alla propria bocca, l’unica cosa che otteneva, era la sensazione che il proprio stomaco le stesse risalendo in bocca, togliendogli ogni appetito.

*****

Ritorno?

Salve! è un bel pò che non aggiorno questo blog purtroppo.

Sinceramente, molto è dipeso dalla molle di lavoro ed impegni personali vari che sinceramente mi hanno tolto tempo e voglia di dedicarmi a quest’opera. Spero di riprendere al più presto, cosi da non fare apssare altri due mesi prima di postare. Sorry per chi seguiva…

‘iao

Palakin

Capitolo10: 001

Quella notte vide i cinque cavalieri attraversare la pianura di Orian come cinque spettri ignorati da tutti. Sembro quasi che le guardie fossero misteriosamente state avvertite di non farsi vedere, perché non videro nessuna di esse, nessun drappello che ispezionasse la pianura, laddove semplicemente i pattugliamenti erano stati sospesi per non terrorizzare la selvaggina.

La luna giunta alla sua prima metà crescente illuminava loro la strada insieme a poche sporadiche stelle, trasformando la zona in una versione in tonalità di grigi che toglieva vita all’ambiente. L’erba, le foglie, le pietre, loro stessi. Tutto appariva loro quale un insieme di grigi freddi e distanti, cose separati da vaste distese di tempo congelati in esso. In quella calma quasi innaturale, i cavali si dimostrarono come i loro alleati più preziosi, intuendo le necessità di fretta di coloro che sulla loro forza e velocità stavano facendo affidamento.

Kran da sempre era al fianco di Elisabeth, un animale che quasi mai era stato spinto a dare il massimo di se laddove mai la sua padrona né aveva avuto necessità, preferendo le passeggiate in compagnia della giumenta, quella notte fece onore al suo nome che si voleva riferito a Kranel, il cavallo che trainava il mondo attraverso il tempo, facendolo scorrere sul mondo stesso. La giumenta si dimostro pari se non superiore ai colleghi, allenati da anni di servizio nel trasportare persone da un capo all’altro del paese come cavalli in affitto, nel mantenere il loro stesso ritmo, quando non lo superava nei loro momenti di stanchezza.

Poche furono le pause che si concessero nell’attraversare quella pianura apparentemente sconfinata, giungendo al lato nord della stessa poco dopo mezzanotte, mentre le montagne erano corse loro incontro alla stessa velocità dei cavalli, crescendo fino a coprire l’orizzonte come una coltre invalicabile nell’oscurità. Un impressione dovuta al buio. Né erano coscienti, poiché Le cosiddette Lame di Ghiaccio che separavano quelle terre dalle Terre Ignote si trovavano a centinaia di chilometri più a nord rispetto alla loro posizione. E nemmeno loro si erano rivelati invalicabili. Lo stesso Bred le aveva attraversate ben due volte, all’inizio del proprio viaggio quando aveva lasciato il proprio paese oltre un anno prima.

Solo allora Erik fece fermare il proprio destriero osservando la zona. Ogni avvalonamento gli sembrava uguale a quello accanto, simile e diverso, ma mai uguale a quello da lui ricercato. Silenziosamente, il giovane innalzo una preghiera a MadreLuna perché trovasse il posto, prima di tornare ad osservare la zona, scotendo la testa sconsolato.

“Se non è qui, la cerchiamo altrove.” Dichiaro Mara tranquillamente.

“Forse non è una buona idea…” intervenne Bred, osservando la zona. “Di sicuro quei figli di serpe devono essersi piazzati ormai. Se è cosi, la presenza di estranei gli potrebbe innervosire al punto di fargli scattare prima del tempo.” Commento. “Ci ho riflettuto mentre venivamo qui… E credo che dovremo aspettare il giorno.” Disse il guerriero, attirandosi occhiatacce da Mara, ma fregandosene. Era quello con la maggiore esperienza militare. Toccava a lui fornire loro una strategia.

“Cosi perderemo tempo prezioso!” dichiaro Mara, senza particolare tono nella voce, quasi lei stessa stesse valutando l’opportunità di una pausa, dando una pacca al colo della propria cavalcatura, che riprendeva respiro, felice egli stesso di quella pausa imprevista.

“Non siamo sensati affrontargli prima di domani, basandoci sulla visione.” Bred stava metodicamente analizzando ogni depressione del terreno che entrasse nel proprio campo visivo. “Dunque, andargli a stuzzicare non è una buona idea… Passatemi la mappa!” il nano porse la mano in modo vago, non ricordandosi chi l’aveva intascata dopo l’incontro con Keronte. Ricevendola da Erik, il guerriero la aprì osservandola alla luce della luna, strizzando gli occhi per leggerla. Non era l’ideale, ma studiarla prima di vedere la zona non gli sarebbe stato di aiuto. Ogni tanto, il nano rialzava lo sguardo sulla zona, confrontandola con la mappa. *Chi ha fatto questa mappa non ha fatto un gran lavoro!* penso tra se. Non era giusto da parte sua, giacché la stava consultando al buio, non scorgendo il lavoro compiuto dal cartografo, ma bastava per i suoi intenti. “L’imboscata è più ad est!” annuncio infine, ripiegando la mappa, prima di restituirla ad Erik.

“Come fai a dirlo?” volle sapere la danzatrice, mentre Elisabeth osservava in quella direzione. Davanti ai suoi occhi, la scena dello scontro e delle morti si era parato come un oscuro incubo. Sapeva dal resoconto di Erik che sarebbe stato una bella giornata, ma nella sua immaginazione, il cielo era pieno di nuvole nere e rosse, come il fumo sputato da un vulcano. Una scena da incubo.

“Perché il corso d’acqua che abbiamo superato alcuni minuti fa forma una perfetta delimitazione dei territori di caccia. Ci sono praticamente in tutta la pianura. Questo significa che siamo vicino al limite della zona che l’imperatore percorrerà. Il nobile che si troverà nella zona di caccia che abbiamo appena attraversato sarebbe troppo vicino. Potrebbe cercare di venire in aiuto del suo signore se l’agguato fosse troppo vicino.” Spiego Bred, mentre riprendeva ad osservare la zona, in cerca di un posto in cui avrebbero potuto sostare loro.

“Questo sempre che gli uomini lucertola…” Elisabeth sì interrupe, realizzando il sottinteso. “Pensi che qualcuno fornisca loro delle informazioni, vero?” la ragazza non sembrava né offesa, né sconvolta, ma solo triste all’idea. Un altro tradimento.

“Non possiamo escluderlo, purtroppo. Se sono penetrati all’interno della barriera che hanno innalzato qua intorno… bhe… informazioni devono averle per forza di cose…” dovete commentare Bred, mentre avviava tranquillamente il proprio cavallo verso una macchia di alberi dal tronco lucido come argento sotto al luce della notte.

La guaritrice non disse niente. Non aveva niente da aggiungere. Accendere un fuoco era fuori discussione. Ci sarebbe stato poche differenze tra l’andare dagli uomini lucertola ed accendere un fuoco. Avrebbe segnalato la loro presenza. Tokran fu sul punto di ripartire in avanscoperta, prima di venire fermato da Mara. “Hai bisogno di riposo!” dichiaro lei, quasi perentoria. “La visione di Erik non gli ha mostrato tutto lo scontro. Non sappiamo quanta fatica potremo fare.” Dichiaro lei.

Di malavoglia, il lupo mannaro dovete accettare tale stato di fatti, andando a coricarsi leggermente distante da loro, coprendosi con una coperta. Bred lascio tutti loro addormentarsi prendendosi il primo turno di guardia. Il nano, per quanto sapeva pericoloso fosse, tenne spesso gli occhi chiusi, mentre cercava di immaginarsi al battaglia, creando nella propria mente una serie di schemi militari, tanto complicati quanto inutili.

Lui era un guerriero addestrato a muoversi con altri come lui, ma non era cosi per gli altri. *Devo trovare qualcosa di più semplice! Qualcosa che possa funzionare per noi…* dalla visione sapeva che lui e Tokran si sarebbero buttati nella mischia mentre Erik avrebbe bersagliato da lontano. Era semplice, ma non sapeva che cosa avrebbero fatto le due donne. Bred si arrovello il cervello nel cercare uno schema finché la danzatrice non si sveglio per dargli il cambio, costringendo anche lui ad andare a riposarsi. Il nano si addormento ad una velocità che avrebbe sorpreso anche lui, se avesse potuto rifletterci sul momento, lasciandolo sprofondare in un sonno tranquillo.

La porta

Buongiorno a tutti!

In assenza di un vostro responso per le modalità di pubblicazione di quanto segue, ho semplicemente fatto di testa mia. Niente di nuovo dirà qualcuno.😛 In un primo momento ho provato a creare una nuova pagina sul blog per mettere vari Extra, ma non mi offriva al possibilità di inserirvi post successivi al primo. Scartato l’idea, si è creato solo una nuova categoria di post. E cosi…

Nella sezione link, Pdf scaricabili trovate da oggi anche il file intitolato “La porta”

Trattasi di un racconto polizesco autoconclusivo di stampo urban-fantasy, scritto mesi addietro per un concorso letterario della Asengard.

Spero che sarà comunque di vostro gradimento (altrimenti non lo postavo mica! :P) e che vorrete perdere un paio di minuti per commetarlo, anche con una critica selvaggia e crudele (il buonismo non aiuta a crescere) se lo riterete necessario.

Buona lettura

Palakin

File Pdf e poll

Si informa la gentile utenza che da oggi è disponibile il file pdf che raccoglie i post del nono capitolo. Trovate il link per scaricarlo nell’apposita sezione.

Domani, o comincerò la pubblicazione del decimo capitolo, oppure di una storia breve che ho realizzato per un concorso letterario (dove non sono arrivato neanche classificato, dunque, non aspettatevi meraviglie… :P). Ancora non ho deciso… Anzi, no!

Dittemelo voi!

1) Vogliamo che continui con il capitolo10.

2) Posta quella storia breve con il metodo dei post abituale.

3) Posta quel racconto in formato pdf direttamente e non se nè parli più.

4) Suggerite voi.

‘iao

Capitolo9: 005

“Ma allora, come si fa a curarlo?” domando Erik.

“Ancora non lo so.” Il quesito era stato semplice, ed altrettanto era stata la risposta di Elisabeth. “Non riesco nemmeno a capire se la malattia sia di natura arcana o virale.” Ammise la fanciulla.

Il silenzio scese nella stanza. Un silenzio che tutti avrebbero voluto rompere, ma che nessuno trovava modo di infrangere senza sembrare fuori luogo o superficiale. Alla fine, fu qualcuno che niente sapeva della sfortuna dell’elfo a rompere la maledizione di quel momento, bussando quasi rabbiosamente alla porta. “Aprite, in nome dell’Imperatore!”

Le reazioni a quelle parole furono assai diverse tra i presenti. Elisabeth non capiva il tono. Erik era sconsolato e si vedeva già in prigione. Tokran non reagì per nulla. Mara sembro sul punto di uccidere l’impertinente che aveva osato disturbargli, mentre il nano si alzo tranquillamente per andare ad aprire. Leliandar, invece, fu curioso.

“Ma bussare semplicemente, no eh? Non siamo sordi!” esclamo il guerriero, trovandosi davanti l’uomo dalla livrea ricamata con un motivo che gli riporto immediatamente alla mente Garrison.

“Ho ordini da parte dell’imperatore! Dovete accompagnarmi all’interno della zona di caccia immediatamente, da mastro Keronte perché vi comunichi ulteriori informazioni.” Il soldato non sembrava avere minimamente ascoltato le parole del nano.

“E questo è positivo o negativo?” volle sapere Bred. Il soldato alzo un sopraciglio, non capendo la domanda, ma non replico, se non con uno sguardo interrogativo rivolto a tutti loro.

“I cavalli sono pronti e sellati!” intervene Leliandar, sorridendo. “Mi ero aspettato che né avreste avuto bisogno quando ho visto le guardie.” Aggiunse sotto voce, prima di dirigersi verso la porta per uscire.

“Ricordi…”

L’elfo interrupe le parole della guaritrice prima ancora che potesse iniziare la frase. “Sisi! Lo so! Niente magia!” Il soldato ancora una volta alzo il sopraciglio perplesso, ma non commento. Non gli sembravano fatti connessi ai suoi compiti. Inoltre, vide uno dei presenti tornare con tre borse, di cui che lancio al nano ed ad un giovane in armatura. Una delle donne scomparve in un’altra stanza, tornando a sua volta con una logora borsa da viaggio.

Senza aggiungere una parola, né rivolgere uno sguardo a coloro che incontrava per strada, il soldato gli riporto all’ingresso dove trovarono i cavalli ad attendergli. Le altre guardie che erano state poste tutt’intorno alla locanda si mossero a riformare un gruppo compatto, che prese ad allontanarsi per conto proprio, avendo finito il proprio compito. “Positivo?” chiese Erik al nano.

“Non è detto! È un buon modo per fare abbassare la guardia…” commento il vecchio guerriero, mentre risaliva tranquillamente sul dorso dell’animale. Aveva sviluppato una certa abilità nel farlo, cosi da non dovere chiedere sempre aiuto agli altri.

Nei pochi minuti che occorse loro per seguire il soldato all’interno dell’area che sarebbe stata testimone della Caccia di Primavera, il nano ebbe comunque sentore che qualcosa stava accadendo. Era più qualcosa che coglieva istintivamente, non riuscendo a scorgere vere differenze, se non il passaggio di diversi messaggeri a cavallo che si dirigevano nella direzione opposta alla loro.

Il soldato della guardia gli guido da prima verso l’accampamento militare, deviando poi leggermente per passare ad est dello stesso, in mezzo tra questo ed i quartieri dei nobili, che si trovavano anche più a sud, puntando deciso verso alcune macchie di alberi.

Una nave passo a bassa quota, spaventando gli animali con la sua ombra, prima di allontanarsi verso est per permettere ai suoi passeggeri di scendere dalla stessa raggiungendo i loro pari grado, mentre loro proseguivano verso il riparo offerto dagli alberi.

Tokran annuso l’aria, scotendo la testa, mentre s’inoltravano in mezzo ad essi. In mezzo agli alberi, il buio era nettamente più fitto, quasi la notte fosse già giunta sotto le loro fronde, permettendo una vista scarsa in ogni direzione, fino a giungere nella parte di esso più lontana rispetto ai quartieri dei nobili.

Là, lo scriba passeggiava impazientemente nell’attesa. L’erba schiacciata indicava chiaramente quanti passi avesse compiuto in quel posto. “Vai soldato!” ordino ancora prima che si fossero fermati. L’uomo non fece domande, ma volto il cavallo per allontanarsi.

Solo quando l’uomo fu sparito alla vista lo scriba estrasse dalle vesti un rotolo di pergamena. “Se incontrate qualcuno sulla vostra strada, soldati o simili che vi chiedono qualcosa, mostratela! Il sigillo sopra dovrebbe bastare.” Dichiaro, porgendolo ad Elisabeth. “La zona che mi avete descritto è quella più a nord ovest della pianura. Non so esattamente quale, ma quasi sicuramente gli aggressori sono già penetrati in quei territori…” dichiaro, fermandosi, come se stesse riflettendo a quello che stava effettivamente dicendo.

“E noi siamo diretti lì!” completo il nano.

“Si! Non so cosa farà l’imperatore, ma mi ha detto di fornirvi tutti gli accessi necessari per compiere la vostra missione.” Confermo Keronte.

È nel suo interesse. È normale!” commento Tokran, privo di turbamento all’idea di andare a cacciarsi in mezzo ai nemici, sapendo ora che tali non sarebbero stati anche quelli che erano venuti a salvare. Lo scriba lo fisso senza parlare, diviso tra il fastidio per il modo in cui si parlava del suo signore e la fretta che gli era stata imposta nel compiere quelle azioni.

“È stato deciso qualcosa per la gente?” chiese invece Elisabeth.

Keronte scosse la testa. “Lo ignoro! Tutto ciò che so, è che mi è stato ordinato quanto vi ho detto e poi tornare dal mio signore, lasciandovi massima libertà d’azione nel compiere quanto riterrete necessario.” Annuncio, iniziando ad allontanarsi. Lo seccava dovere ripetere le stesse cose in un frangente del genere.

Erik sospiro. “Temevo ci sbattessero in prigione come dei matti…” ammise il ragazzo, ancora udibile dall’uomo che si allontanava, ignaro del suo amaro sorriso.

“Potrebbe essere peggio.” Dichiaro Mara. “Pensa a ciò che incontreremo laggiù!”

“Niente! Prima del momento dell’attacco, non incontreremo niente!” rispose il cacciatore, mentre avviava il cavallo. Avevano tutta la pianura da attraversare prima dell’alba, trovare il luogo, ed infine, se ancora avevano tempo, riposarsi un po’. Nella sua visione non sembravano avere subito precedenti attacchi. Si basava su quella.

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