“Elisabeth?” chiese al cacciatore quando gli fu vicino, rallentando per dare allo stesso il tempo di rispondere prima che entrassero nella locanda. I cavalli erano già stati portati via per essere curati nelle stalle da un garzone, felici della pausa concessa loro da quella fermata dopo le fatiche dell’ultima settimana di viaggio.
“è già dentro con Mara!” replico il ragazzo, reprimendo uno sbadiglio. Nemmeno lui era fresco e riposato. Bramava un letto, dopo avere mangiato qualcosa, cosa che era intenzionato a fare nel modo più assoluto entrando. La locanda era dotata di un ingresso che portava verso destra alla sala comune, mentre sulla sinistra una scala in pietra portava al pieno superiore, alle camere.
La danzatrice stava per salire tali scale insieme alla ragazza. “Aspetteremo su!” fece, notandogli entrare e facendo segno loro di seguirle. I due si scambiarono un occhiata, prima di notare lo sguardo torvo del locandiere all’indirizzo dell’Ismenita. Sembrava essere già nata animosità tra di loro.
Elisabeth sali le scale dirigendosi ad una delle porte, dopo averne osservate un paio. Ogni una di esse recava un numero, pari a destra, dispari a sinistra. Fu in una delle camere dispari che la ragazza entro seguita a breve da Mara che si fermo sulla soglia. “Ho ordinato un bagno! La aiuterà, ma non mi fiderei del locandiere in materia…” sussurro loro, prima di entrare avendo ricevuto un segno d’assenso da parte del nano.
Sapeva che Erik avrebbe seguito lui, fidandosi dell’esperienza del vecchio guerriero. Questo si pose su un lato della porta, con le braccia conserte sul proprio petto, come una guardia, venendo imitato dopo un istante di titubanza, ed un espressione seccata, da Erik. Sapevano entrambi che Mara era perfettamente in grado di difendersi da sola.
“Sei sicura di non volere mangiare niente?” chiese la donna del Sud all’interno della stanza. Il locandiere l’aveva presentata come la migliore delle sue stanze. Mara non osava pensare alla peggiore. C’era solo un unico grande letto con un materasso imbottito di un misto di lana e paglia, un armadio di legno grezzo e una specie di tavola con un catino. Il pavimento di legno scricchiolava ad ogni passo che compivano per la stanza. Aveva visto fogne ammobiliate meglio.
La rossa scosse vigorosamente la testa. Si sentiva lo stomaco in subbuglio ed anche solo l’idea di mangiare qualcosa gli procurava il voltastomaco. “Voglio solo dormire…” commento lei, avvicinandosi al letto.
Mara si interpose. “Ascolta. Ho chiesto che preparassero un bagno! Porteranno su una vasca con dell’acqua. Ti farà bene! Credi a me.” Disse, cercando d’essere convincente nel pronunciare quelle parole.
“Io… non lo so…” furono le meste parole pronunciate in risposta. L’idea di togliersi di dosso quello che gli sembrava quasi una pelle aggiuntiva di sporco attraeva la ragazza, ma aveva anche il timore che tolto quello, l’impressione di avere l’anima sporca si sarebbe fatta sentire maggiormente.
“Hai delle erbe nello scrigno di Connery, vero?” fece la danzatrice, dirigendosi verso l’oggetto, senza aspettare risposta, aspettandosi che Connery avesse rifornito la ragazza di una vera e propria scorta. Non ricevendo risposta, Mara aprì lo scrigno, trovando solo uno spazio vuoto ed oscuro laddove vi sarebbe dovuto essere l’interno dello scrigno. Non legno a formare lo sfondo e le pareti dello stesso, ma proprio il vuoto. *Ed ora come faccio a trovare le erbe che mi servono…* si chiese, appoggiandosi allo scrigno, da qui uscì subito quanto necessitato dalla donna.
Lei se n’è stupì un istante, poi fece una prova, pensando di avere bisogno di un’altra erba. Quasi istantaneamente questa uscì dallo scrigno, confermando che lo stesso rispondeva al pensiero di chi vi entrava in contatto. La donna lascio stare la cosa prima che bussassero alla porta.
Dietro suo consenso furono Erik e Bred ad aprire annunciando i mezzi per il bagno. Il locandiere insieme ad un paio di garzoni entrarono portando una vasca di legno ovale, che fece sollevare un occhio perplesso a Mara. *Mi sembra più un bacile per i cavalli bere…* penso in un primo momento, prima di osservare l’oggetto con sguardo più critico. Assi di legno levigato formavano una barriera che impediva all’acqua di uscire, rinforzati all’esterno da due cerchi di ferro che correvano lungo le estremità di tali assi. *Ecco! Appunto, un contenitore per l’acqua, ma sembra anche pulito!*
In realtà, non gli fu offerta molta scelta. La vasca vene deposta senza troppe premure sul pavimento, prima il locandiere ed i suoi uscissero dalla camera, tornando poco dopo diversi secchi d’acqua calda, seppure non bollente. Era quanto si poteva avere a quella velocità, cosi lei non fece commenti, lasciandogli uscire, mentre lanciava un occhiata a pavimento e soffitta. Il sorriso che aveva scorto in faccia ai garzoni non gli era piaciuto. La danzatrice fece un segno di assenso e ringraziamento all’indirizzo di Bred ed Erik. “La vostra stanza è quella di fronte. Tokran vi si trova già e vi ci porteranno da mangiare…” Aggiunse, salutandogli. Aveva una cosa da fare.
Elisabeth si tolse i vestiti con movimenti goffi ed impacciati, come quelli di una bambina, prima di entrare nell’acqua in cui la danzatrice aveva buttato le erbe prese dallo scrigno, che emettevano un lieve odore simile a quello della menta fresca. Indifferente a quanto calda questa potesse essere, la guaritrice vi si immerse fino al collo, restando ferma cosi per un istante, prima di affondare del tutto sotto la superficie dell’acqua.
Mara la lascio fare, vedendola riemergere qualche istante dopo, scrutando il pavimento fino ad individuare quello che cercava. La donna estrasse la daga, venendo guardata interrogativamente da Elisabeth, per un istante, prima che tornasse a fissare davanti a se. La ragazza non si curo del fatto che la donna infilasse lentamente la lama dell’arma in una fessura nel pavimento. “Mai sopportato i topi guardoni!” commento lei, più all’indirizzo di qualcuno che si era spostato velocemente dalla traiettoria del metallo, che non alla fanciulla.
Fatto ciò, potete interessarsi a lei, porgendoli il pezzo di sapone che la stessa si era portata dietro quando avevano lasciato il campo del padre giorni prima. “Coraggio!” fu l’unica parole che pronuncio. La fanciulla alzo una mano titubante fuori dall’acqua, prima di afferrare il cosmetico ed eseguire le ablazioni personali che poco aveva avuto possibilità di fare durante il viaggio.
L’acqua, complice il colore del legno, non cambio molto aspetto, se non per alcune macchie di sapone che si sparsero quando la ragazza si risciacquo. Fosse stata al castello, avrebbe avuto abbastanza acqua da potersi poi rilassare in una seconda vasca, ma in viaggio già averne una in due era un lusso, in un mondo in cui solo i nobili si permettevano di lavarsi tutti i giorni in vasche simili. Nobili, guaritori, persone di potere, o danarose, laddove la povera gente usava bacili ben più piccoli dove solo i bambini più piccoli entravano, laddove non andavano direttamente al corso d’acqua più vicino.
Elisabeth non pronuncio una sola parola per tutto il tempo, laddove da sempre si era rivelata più aperta alla discussione rispetto a Mara. Quest’ultima decise di prendere le cose di petto. “Tuo fratello non ha mai affrontato dei briganti per proteggere il vostro popolo?” chiese senza preavviso, dovendo, però, ripetere la domanda, quando la fanciulla sollevo di colpo gli occhi diversi attimi dopo, con lo sguardo perso non avendo percepito la domanda, ma solo il suono che l’aveva destata dal proprio torpore.
“Si…” commento la guaritrice quando al domanda gli vene posta nuovamente.
“è un assassino secondo te?” domando allora Mara, inginocchiata accanto alla vasca, con u gomiti appoggiati al bordo stesso ed il mento sui palmi delle mani.
Lo sguardo di Elisabeth si perse un attimo nel vuoto prima che parlasse. “So dove vuoi arrivare, ma è diverso. So che era autodifesa…” dichiaro la ragazza, prima che le lacrime iniziassero a rigarle il volto, come liberate da una prigione, o da una diga invisibile.
“Allora qual è il problema?” l’incalzo Mara, cercando a questo punto di fare affrontare gli eventi alla ragazza. Erano da sole. Nessuno a fare domande, a giudicare la rossa per quello che aveva fatto. Nessuno eccetto lei stessa.
La fanciulla prese a guardare dalla parte opposta, mentre cercava di ricacciare indietro le lacrime che invece scendevano sempre più copiose. “Guarda me, non la parete! Qual è il problema allora?” domando nuovamente, pronta se necessario a costringere la guaritrice a voltarsi verso di lei con la forza.
La cosa non si rivelo necessario, perché fu la ragazza a voltarsi verso di lei, con gli occhi stretti a fessure. “Ma tu cosa vuoi da me? Ti ho chiesto io di piombare nella mia vita e di rovinarmela? Di cambiarla in… in questa! Io non sono come te! Credi che non ti abbia vista mentre uccidevi quegli uomini? Non provavi niente di niente! Se qualcuno qui è un assassina, quella sei tu!”
Mara sollevo un sopraciglio, prima di rispondere. “Si! È da quando avevo sei anni che mi hanno addestrata ad uccidere senza provare niente, che mi hanno privato quasi interamente della mia famiglia con il solo scopo di fare di me qualcosa che trascendesse il semplice essere un assassina, ma quella sono io. E non stiamo parlando di me, ma di te! Qual è il tuo problema?” chiese nuovamente, poco disposta a cedere.
Elisabeth si volto nuovamente dall’altra parte. “Io… non ho voglia di parlarne.” Disse, prima di uscire dall’acqua.
“Che tu non voglia parlarne, non vuole dire che non dovrai affrontare la cosa. Prima lo fai, meglio sarà per te!” rispose Mara, iniziando a spogliarsi a sua volta.
“Ipocrita!” gli sputo contro la rossa. “Anche tu hai i tuoi segreti, cose di cui non vuoi parlare…” commento la ragazza, con un aggressività che non le era propria.
“Veramente, l’ho appena fatto!” replico Mara con evidenza, immergendosi a sua volta nell’acqua ormai tiepida. Avrebbe di gran lunga preferito avere l’acqua tutta per se, ma non volendo gente tra i piedi, non si poteva. Avrebbe voluto dire fare tornare i garzoni ed il locandiere. Né avrebbe fatto a meno. Semplicemente la danzatrice non si godete l’acqua, ma la uso per lo scopo definito di pulizia personale.
Elisabeth fu un po’ spiazzata da quella risposta. “Vu-vuoi dire cha davvero… tu sei… un…”
“Una che è dovuto scappare all’altro capo del continente per non diventare un mostro? Una che si aggrappa disperatamente a quell’ultimo pezzo di anima che gli è rimasto ed alle emozioni che questa le concede? O intendi una capace di uccidere senza pietà?” domando di rimando l’Ismenita, lanciando solo uno sguardo all’indirizzo di Elisabeth, mentre la stessa si infilava nel letto.
Solo silenzio giunse dalla rossa, cosi Mara prosegui il suo bagno prestando cura ad ogni angolo del proprio corpo. Fu solo diversi minuti dopo che uscì dall’acqua, ormai fredda, e si infilo a sua volta nel letto a due piazze, dopo essersi asciugata ed avere infilato una vestaglia.
“Qual è il problema se non è l’avere ucciso per autodifesa?” chiese nuovamente, non tentando di indovinare, anche laddove diverse teorie si erano fatte strada nella sua mente, anche contro il suo volere.
Ancora una volta, ad accogliere le parole della danzatrice fu il silenzio, finche esso non vene rotto da altre lacrime. “Che ho ucciso un… un uomo e… non ho sentito niente! Nessun dolore, o dispiacere. Nessun senso di colpa, nessun dubbio sul fatto che ci forse un’altra soluzione. Niente!” le parole erano uscite a fiotti, mentre Mara fissava la schiena dell’altra.
Il silenzio calo nuovamente tra di loro, spezzato solo dai singhiozzi della guaritrice. “Elisabeth?” la chiamo dolcemente la donna. “‘Lisa…” fece abbracciandola da dietro. “Ascolta…” disse, prendendo una profonda boccata d’aria. “…non sei un mostro o simile. Sono in molti quelli che non provano niente in combattimento, o lo provano solo dopo. Te né preoccupi perché ti sembra contro natura e questo ti rende umana. Se tu non provassi veramente niente, non staresti male ora. Non importa che la sensazione sia preoccupazione per l’assenza di emozioni per l’avere ucciso, ma che tu non accetti di uccidere senza provare niente. È questo a fare sì che tu non sia un mostro…” Le sue stesse parole gli sembrarono vuote, prive di significato, ma sembrarono bastare alla ragazza, che si accoccolo maggiormente nel abbraccio, prima di addormentarsi. Quello era l’obiettivo. Farla andare avanti, sperando che venisse a patti con i propri demoni.




E grazie ai problemi di Beth scopriamo qualcosa su Mara.
Però, sembra avere avuto una bella infanzia, eh?
Chissà tra quanto potremo avere altre informazioni sul suo passato… le centellini, bravissimo
Dimenticavo.
Il buco nel pavimento è geniale, fossi stato un garzone di una locanda medioevale lo avrei fatto pure io.
O la versione moderna, il buco nel muro in un alberghetto xD
La chiami versione moderna il buco? E le webcam?
In effetti, di recente c’è un tale che è stato arrestato proprio perché spiava le cliente dell’albergo tramite cam istallate nei bagni…
AHHAAHHAHA… grandiosa la scena del buco!!!!
Ed interessante anche l’uso della scatola… chissà che sorprese potrà rivelare in futuro!!!
Allora presto inizi il nuovo capitolo???
Oggi, penso di no, ma chissà…
Comunque, mi interesserebbe anche un parere sulla caratterizzazione dei personaggi. Se sembrano credibili/tridimensionali/realistici/”umani”… non so se mi spiego…
Per ora direi che stanno venendo fuori bene.
Erik è stato il protagonista indiscusso dei primi brani, e quindi è quello che conosciamo meglio. Sappiamo già, bene o male, come ragiona e cosa pensa. L’unico appunto che potrei inventarmi al riguardo, non è un vero appunto quanto una “omissione”. E cioè il fatto che non ci sono state -o almeno mi sembra- grandi reazioni da parte di Erik man mano che scopriva i poteri dell’armatura, o sbaglio?
Ma questo può benissimo essere dovuto al fatto che non è più un solista, ma c’è un nutrito gruppo di protagpnisti. Uno dei quali nuovo, da far conoscere.
Bred mi convince. Guerriero esperto, ciarliero… è sempre rimasto fedele a sè stesso.
Così pure Tokran, che ovviamente invece non è chiacchierone come il nano, gravato dal peso del suo passato. Ma è molto esperto e molto, molto suscettibile su certi argomenti personali.
Mara è sempre distaccata ed altera, con un’aria di speriorità che pare tangibile attorno a lei. Finalmente, grazie a Elizabeth, abbiamo scoperto qualcosa sul suo passato
Elizabeth fino ad ora è stata perfetta: la ragazzina che si ritrova catapultata in una serie di eventi troppo grandi per lei, che a stento li riesce a comprendere. Ragazzina dotata di grandi poteri ma che non crede nelle proprie capacità.
Ora ci sarà da vedere come evolverà il personaggio dopo la morte del mago avversario.
Quindi si, direi che i personaggi mi convincono