Si scambiarono un’occhiata, poi ci fu il silenzio. I loro occhi puntati su Tokran, ad un punto tale che il demone fini con il rigirarsi verso di loro. “Cosa c’è?” chiese esasperato. La risposta fu una pioggia di domande alla maggior parte delle quali dovete rispondere con un ‘non lo so’ poco gradito ai suoi interlocutori. Solo Mara rimase in silenzio, mentre gli altri facevano i loro quesiti.
“Si, ho partecipato a quella guerra, anche se massacro indiscriminato sarebbe un termine più corretto, conobbi Connery allora. Mi ero unito alle truppe di Banista per arrivare a Salh’tiusa. Si era unito alle sue truppe, suppongo pensando di sfuggirmi perché non mi sarei unito alle truppe di Wur.” Si accorse con un certo disagio del modo in cui Erik ed Elisabeth lo guardavano, quasi come si sarebbe guardato un menestrello che narrava d’antichi eroi, mentre Mara e Bred studiavano ogni parola per ricavarne informazioni. La prima in modo freddo e controllato, cercando quanto sarebbe potuto tornargli utile. Il secondo per integrare le conoscenze ereditate dai suoi antenati.
“Cosa che ovviamente tu non facesti.” Commento il nano, come a volere ribadire quello che era ovvio.
Tokran ringhio con disgusto. “Io? Nelle schiere di Wur? Piuttosto avrei perdonato Salh’tiusa!” il demone sputo le parole con accidia, anche laddove avrebbe a suo dire preferito morire piuttosto che perdonare Salh’tiusa per quello che aveva fatto ai suoi genitori. Tokran scosse la testa. “No! Sono entrato a mia volta nell’esercito di Banista per avvicinarmi alla mia preda.” Ribadii il lupo. “Purtroppo il drago non la vedeva allo stesso modo, anche comprendendo la mia rabbia, mi mandava sempre nella direzione opposta al maledetto che mandava a compiere impresse apparentemente impossibile…” spiego, scotendo nuovamente la testa con disapprovazione.
“Aspetta!” fece Bred, sporgendosi in avanti. “Mi stai dicendo che il sacerdote maledetto è stato uno degli… eroi…” fece, con chiare difficoltà a chiamarlo cosi. “…della guerra dei draghi?” voleva una conferma, perché la cosa gli andava di traverso. Si diceva ogni male di quell’uomo, vendutosi ai dei oscuri.
“Per quanto né so, si! Si è meritatamente guadagnato il titolo di eroi in quell’occasione e non solo in quell’occasione…” replico il mannaro a disagio.
“Vuoi dire che forse si è pentito e…” tento Elisabeth, prima di vedere per la prima volta Tokran assumere la sua forma licantropa. Lei emise un gridolino di terrore, prima che Bred si mettesse in mezzo.
“Ha solo detto che potrebbe essersi pentito, non che meriti il perdono…” commento il nano, pronto ad afferrare l’ascia se necessario. Il demone si abbasso al di sopra del fuoco, ringhiando, prima di indietreggiare, tornando alla sua forma umana.
“Meglio per lei!” dichiaro lui, minaccioso, cercando di ritrovare la calma. Cosa non facile quando si trattava del sacerdote maledetto. “Comunque, si! Per essersi pentito, si è pentito! Per quanto né so io, nel momento stesso in cui io nacqui, quando capi l’inganno in cui era caduto. Da allora se né pente…” disse, con il respiro non ancora del tutto regolare, ed un tono che chiariva in modo indiscutibile che hai suoi occhi, mai Salh’tiusa si sarebbe pentito abbastanza delle proprie azioni.
“Hai… eri a quella…” Erik volle cambiare discorso, ma dovete cercare le parole più adatte. “…mattanza che chiamarono Battaglia dei Draghi?” chiese. Lo sguardo di Tokran si fece lontano, prima che i suoi occhi si velassero di lacrime. Il cacciatore non si era aspettato quella reazione. “Scusa… io non…”
“Non conoscevo la gente con cui combattevo e men che meno i loro nemici, ma quando arrivai sul campo di battaglia…” lui scosse la testa per scacciare lacrime e ricordi. “Uomini, animali, elfi, nani, demoni, orchi, gobelin, fate, vampiri, coboldi… c’erano tutte le razze in quel luogo, tutti ugualmente morti… Sono passati secoli da allora, ma ancora oggi non riesco a capire cos’abbia provocato una violenza simile. Un simile desiderio di distruzione…” fece interrompendosi.
Nessuno degli altri presero la parola, lasciando che forse lui a riprendere. “…arrivai una settimana dopo la fine della battaglia e passai l’intero mese successivo ed anche quello dopo a seppellire i caduti… Non finivano mai… Prendevi un corpo per seppellirlo e sotto di lui, né trovavi altri due…” fece alla fine. “La legna per i roghi vene portata da miglia di distanza quando la magia non bastava più a sostenergli…” il demone scosse nuovamente la testa. Era difficile in quel momento definirlo veramente un demone, laddove in lui si trovava pietà per esseri morti secoli addietro, indifferentemente dalla causa da loro difesa.
“Fu dopo quella che Eran non volle mai più combattere.” Riprese infine, scacciando i pensieri indietro. “Se n’è andò senza dire niente a nessuno tranne che a Connery e gli altri due. Non sapevo forse andato a Dwenet ed avesse fondato un villaggio…Forse voleva costruire e non distruggere.” Le parole aleggiarono nell’aria per un lasso di tempo indefinibile.
“Forse dovremo andare a dormire…” suggerì Mara. “Faro il primo turno di guardia!” aggiunse, senza guardare nessuno di loro in faccia.
“Ma io veramente…” tento Elisabeth con la sua aria da bambina che nonostante l’età non gli si era minimamente scollata di dosso.
“Avremo tempo domani per altre domande.” Le parole della danzatrice furono lieve, quasi stanche. Erik non fece commenti, gli bastava lo sguardo di Tokran per capire che per quanto si sforzasse, ricordare era doloroso ed ora non riusciva più a togliersi le conseguenze della battaglia dalla mente.
“Volevo solo chiedere dei coboldi…” fece Elisabeth. “Se si vestono davvero in quello strano modo che ho visto a corte da bambina…” aggiunse, avvolgendosi nelle coperte, anche troppo vicina al fuoco.
“Dovresti allontanarti un po’ dalle fiamme, altrimenti rischi che le coperte prendano fuoco durante il sonno.” Gli fece notare il lupo, quasi con un sorriso, per quanto tirato forse. “Comunque, non so com’era vestito il coboldo che hai visto, ma quando si vestono, sono con armature di cuoio e ti posso assicurare che non hanno niente di buffo quando lo fanno. Forse quello che hai visto si era vestito cosi per non offendere il pudore della tua gente, venendo a corte. Alcuni loro ambasciatori lo fanno…” spiego lui, prima di avvolgersi a sua volta nelle coperte, grato che l’interrogatorio forse finito.
Bred non protesto. Aveva sorriso alla domanda della ragazza, mentre Erik aveva sollevato al testa, per carpire nuove conoscenze. Da quello che aveva sentito, non aveva imparato molto di nuovo su quella guerra. Il nano incrocio le mani dietro la nuca, fissando le stelle spegnersi al passaggio di alcune nuvole, per poi ricomparire poco dopo. Aveva udito i racconti che gli anziani del suo clan avevano imparato ed in alcuni casi vissuto sulla propria pelle, su quella guerra. Era arrivata ad un livello tale che alcune creature oscure si erano ribellate, schierandosi dalla parte della luce, come i vampiri. Persino alcuni spettri si erano schierati al fianco di Banista, in difesa della vita in quel mondo. *Spettri! Esseri di pura malvagità sì diceva… Eppure persino loro furono soprafatti dal dolore del mondo…* il nano scosse la testa.
Da quei tempi, molte cose erano state dimenticate. Molti trattati messi insieme da Banista, perché i popoli collaborassero tra di loro erano stati infranti, scatenando guerre di vario genere. La vita aveva ripreso. Aveva vagato per quello che era stato il campo di battaglia dell’ultimo scontro. Era diventato una massiccia foresta per volontà dei sopravissuti. Gli alberi vi erano cresciuti rigogliosi e forti, ma anche pieni dell’odio e della rabbia dei morti sui cui corpi erano cresciuti.
Quattro secoli di cerimonie religiose per placcare gli animi dei morti non erano bastati. Certo, ora era possibile attraversare una porzione di tale foresta, cosa un tempo impossibile, ma solo se si faceva di giorno. Nessuno che aveva visto il crepuscolo entro i suoi limiti né era uscito vivo. Dicevano, almeno.
*Dicono! Dicono! Si dice un sacco di stupidaggini! Forse anche questa lo è…* si disse. Eppure, nemmeno lui aveva osato provare a sfidare la foresta. Si era detto che era per rispetto dei morti, ma forse il luogo aveva succitato in lui un certo timore reverenziale.
Girando il capo, noto il respiro regolare di Erik ed Elisabeth. Ai loro giovani occhi quella battaglia era forse solo epica, seppure il cacciatore avesse usato un termine più che appropriato nel definirla “mattanza”, e cosi dormivano beatamente, mentre Tokran si girava e rigirava per prendere sonno. Lui l’aveva vissuto. Era diverso. *Alla fine è più sensibile di quanto non vuol mostrare…* poi il suo sguardo cade su Mara.
“Non dormi?” chiese questa, quando si senti osservata dal guerriero.
“Nemmeno tu. Non sarebbe toccato a te il primo turno di guardia…” commento lui, rialzandosi su un gomito, per poterla guardare in faccia da un angolazione che non mettesse troppo la donna in alto, rispetto a lui.
“Volevo solo pensare in pace…” commento lei, reprimendo uno sbadiglio. Bred non aggiunse niente. Tokran era uno che bisognava sempre spingere fuori dal guscio, mentre Mara usciva dalla propria armatura per conto proprio quando se la sentiva lei. “Secondo te com’è vivere cosi al lungo come Connery? Voglio dire, la magia mi farà vivere più al lungo di un umano normale, se non vengo uccisa prima che lo faccia lo scorrere del tempo… Ma lui deve avere sui quattrocento cinquanta, quattrocento settant’anni. È vissuto in due Ere.”
Il nano sospiro. “Doloroso ed emozionante! Ecco come deve essere. Doloroso per le persone care che sì perdono lungo la strada. Emozionante per le infinite possibilità di vita che vengono offerte. È la vita di tutti noi protratta per secoli.” Il parere del guerriero era quello.
Mara lancio uno sguardo all’indirizzo di Tokran, prima di sospirare depressa. “Spero solo che ciò che mi ha promesso Madreluna capiti mentre sarà ancora viva… Guarda lui!” disse, movendo appena la mano ad indicare il demone. “Sono oltre mille anni che insegue la vendetta. Io non ho tutto questo tempo…” sospiro lei. *Già ora ricordo a malapena i visi dei miei genitori…* si disse.
Bred rimase in silenzio per un lungo istante prima di parlare. “Augurati di vivere altrettanto, ma per altre ragioni, con altro a spingerti. Ti perderesti troppe cose.” Commento lui, raddrizzandosi. “Dovresti dormire!” aggiunse lui, raddrizzandosi del tutto.
Un sorriso tirato si disegno sul volto della danzatrice. “Si, forse…” rispose lei, accoccolandosi nella propria coperta. “Chissà quanti anni ha realmente Connery…” si chiese lei.
I due sobbalzarono quando sentirono la risposta arrivare da Tokran. “Settecento settanta e qualcosa. Non ci fa più molto caso.” Dichiaro il demone, senza muoversi di un pollice.
“E nessuno si è accorto di lui?” chiese Bred.
“Ha cambiato spesso identità. Sa fare molte altre cose, oltre al guaritore.” Replico il lupo mannaro, prima di addormentarsi.
Mara sbadiglio con una mano davanti alla bocca. “Troppo per me. Vado a dormire!” confermo lei, lasciando cosi il turno a Bred.




Giovincello, Connery!
E la foresta pare intrigante… punto un penny sul fatto che il gruppo finisca là dentro, tra non troppo tempo
Penny perso! Non è prevvisto ci mettano piede per tutto il romanzo…
Aieeeeeeeeee!!!!
Mmm… curioso sono…
X coubert: Cosi impari a giocare d’azzardo!
X Sean: Cosa ti incuriosisce?
Comunque, oggi niente uscità.