I tre si diressero in silenzio verso la tenda del conte, non molto distante. Le file ordinate di tende si spandevano in modo tale che era quasi possibile vedere l’esterno del campo, da ogni incrocio tra le file di tende stesse. I soldati che incontrarono osservarono Mara chi compiaciuto, chi riverenziale, chi con invidia, chi sconsolato dal non ricevere il benché minimo segno di essere stato anche solo visto da lei. Erano molti quelli in giro a quell’ora. Nessuno sembrava particolarmente preoccupato. Quella regione era tranquilla, lontana da ogni possibilità di scontro militare reale.
Del resto, l’unica frontiera dell’impero di Agrat dove si verificavano scontri con altre nazioni, erano verso Empal. Del resto, praticamente tutti erano in guerra con Empal, in modo più o meno aperto. Persino la tranquilla Dwenet alle volte si scontrava con quella nazione. Cosi, perché preoccuparsi, laddove una vasta distesa di acqua e terra gli divideva da quel regno nemico. Ed anche le Terre Ignote, con i loro pericoli, erano troppo lontane da loro.
La tenda del signore locale si trovava proprio al centro dell’accampamento, al crocevia delle ‘strade’ principali all’interno del campo. Ad Erik sembro quasi di avere di fronte una casa portatile di fronte per quanto la tenda gli sembrasse grande. Era almeno il triplo della sua casa a Steawod, dello stesso tessuto bianco e spesso della tenda dove alloggiavano loro. Anzi, né sembrava proprio l’ingrandimento. Guardie tutt’intorno ad essa montavano la guardia perché nessuno si avvicinasse. Mara guardo male quel dispiegamento di forze che seguivano il percorso esterno della tenda in modo abbastanza massiccio.
Nella grande sala ricavata nell’ingresso della tenda stessa, dividendola dal resto della stessa in modo non dissimile da quello usato per creare stanze separate nella piccola tenda loro, era stata allestita una sala da pranzo con sontuoso tappeti a ricoprire l’erba fresca, mentre tre lunghi tavoli erano stati disposti a formare una ‘U’ con la curva posta verso l’interno della tenda, dove sedeva il conte stesso, con i suoi più importanti invitati.
“Ah! Finalmente!” Fece questo, alzandosi di tutta la sua ragguardevole statura. Il conte MacLean era alto quasi due metri, con spalle muscolose sotto all’armatura, mentre una barba dorata come la folta capigliatura, incorniciava un volto rossiccio che forse trasmetteva una notevole inclinazione verso le espressioni di rabbia. “Temevamo di dovere essere privati ancora al lungo della sua bellezza Signorina Marla!” dichiaro il nobile con tono gioioso.
Erik era affamato, ma non gli sfuggi il fatto che il conte aveva sbagliato il nome della Compagna. *O non sa il vero nome…* penso tra se, evitando però di guardare gli altri. Se errore era, Mara l’avrebbe corretto. Aveva abbastanza sfrontatezza da riprendere anche un nobile. La correzione non giunse. *Ora che ci penso, anche Bred, prima, in tenda aveva storpiato il nome…* si ricordo il giovane, che in quel primo momento non ci aveva fatto caso.
“Mi sono permesso di stabilire i posti, cosi che ogni invitato possa sentire la vostra storia…” aggiunse con enfasi, mentre i tre venivano invitati a sedersi ogni uno ad uno dei tavoli. “…e vi assicuro, amici miei, che è una storia che merita di essere ascoltata! Non sono molti gli uomini in questa tenda che hanno affrontato un idra.” Dichiaro, guardando la sua platea. “Ed ancora meno, sono le donne…” disse, concedendo un inchino all’indirizzo di Mara, a cui era stato concesso l’onore di sedersi al suo stesso tavolo, essendo ufficialmente la mecenate degli altri tre.
Erik ebbe la piacevole sorpresa di ritrovarsi accanto alla figlia del conte e contrariamente alle sue aspettative, non era tanto brutta quanto sospettato. Anzi, era tutto sommato graziosa. Un volto solare ed appena spruzzato di lentiggini leggermente truccato facevano da supporto a due occhi colore nocciola, che già esprimevano ammirazione per l’impresa compiuta. Lunghi capelli rossicci gli cadevano come una cascata sulla schiena coperta da velluto colore del grano pronto per la falciatura.
Al nano, invece, era toccata la compagnia del figlio maggiore, ed erede, del conte. Un ragazzo di poco più giovane di Erik, ma con occhi che poco avevano dell’amichevolezza della sorella. Gli stessi capelli tendenti al rosso, probabilmente ereditati dalla madre, incorniciavano il volto sprezzante, che ogni tanto lanciava uno sguardo verso il padre, con forse una punta di preoccupazione.
Nello stesso istante in qui gli ospiti si furono seduti, dei servi portarono le pietanze. E con esse, tutti i timori di Erik di potere sembrare rozzo scomparirono. La maggior parte dei presenti erano guerrieri del conte. Uomini che di nobile avevano poco o niente ed ancora meno di educazione. Anzi, paradossalmente si ritrovo quasi in una situazione opposta a quella che si era prospettato. “Incredibile e piacevole! Possibile che i mercenari abbino più educazione dei cavalieri?” chiese la rossa nobile.
“Mia madre ci teneva ad un certo comportamento…” commento il ragazzo, sforzandosi di non guardare il vicino che si trovava al lato opposto rispetto alla posizione di lei, e si stava ingozzando in modo a dire poco ributtante. *Neanche gli animali mangiano cosi…*
“Allora, gli devo gratitudine…” concesse la fanciulla con un leggero inchino del capo. “…ma mi racconti dell’idra per favore.” Chiese lei, destando l’interesse anche del maleducato cavaliere al lato opposto di Erik.




Epperò, la figlia del conte pare puntare Erik, eh?
Ora voglio vedere cosa ha, però, il conte in serbo per loro. E che fine ha fatto Tokran?
“Possibile che i mercenari abbino più educazione dei cavalieri?”
Midda risponde: “Ma ovviamente.”
Per tokran dovrai aspettare un pò prima di saperlo!