Il guaritore rimase un istante a guardare il proprio datore di lavoro. “Ah! Visto che non può sentirmi… ” dichiaro il pseudo guaritore. “Sei un ver-me!” dichiaro, scandendo ogni sillaba con piacere. “E se non forse per le mie arti, nemmeno avresti figli.. Sempre che siano tuoi…” aggiunse, ma con meno trasporto nella voce, prima di guardarsi intorno. “Bha! Cosi non c’è gusto!” fece un attimo dopo. “Nessuno a sentirlo, nessuno a ridere di te e delle tue debolezze.” Commento, osservando i presenti. “Che Tmera ti si porti via!” dichiaro infine, votando l’anima del nobile ad uno degli Dei oscuri del loro mondo, estraendo una piccola boccetta metallica dalla propria bianca tonaca.
“è l’antidoto quello, vero?” fece improvvisamente la voce della donna alle sue spalle, prima che l’apprendista guaritore non sentisse il freddo acciaio della daga rubata dalla donna, mordergli contro la pelle della gola. “Grida e sarai morto prima che le guardie arrivino dentro!” avverti lei, con un tono di sfida.
“co…” tento di dire l’uomo. Non si era accorto di nessun movimento alle sue spalle, eppure, si era ritrovato la donna cosi vicina da poterlo prendere in ostaggio.
“Non si insegna ad una come me ad usare i veleni…” fece lei, prima di sussurrargli una copia di parole all’orecchio. L’apprendista sbianco ad un punto tale da sembrare morto a quelle parole. “Vedo che ci capiamo…” commento Mara divertita, in apparenza, da quella reazione. “Ed ora, rispondi alle mie domande, se vuoi vivere! È l’antidoto quello?” torno a chiedere lei mentre il gelido metallo faceva fuoriuscire una stilla di sangue dal collo del guaritore.
“S-si! I-io…” balbetto l’uomo con gli occhi febbricitante e quasi vitrei.
“Tu cosa?” chiese lei, pronunciando le parole all’orecchio del guaritore, cosi che solo lui avrebbe potuto udire quelle parole anche se vi forse stato qualcun altro cosciente nella tenda, in un moto di intimità quasi. “Ti dispiace? Non ci credo! Ti dispiace avere posato la tua sporca lurida schifosissima mano su di me?” domando lei, facendo un attimo di pausa. “Non hai idea di quanto dispiacia a me! Anzi, non è dispiacere il mio, ma disgusto…” fece, cambiando piano orecchio. “Sei meno di una nullità che né serve un’altra e ti sei arrogato il diritto di toccarmi…” disse, mentre la sua voce, da basso e sensuale sussurro diventava un ringhio di odio bruciante. “Di questo ti dispiace?” fece, tornando ad un tono basso, ed amichevole, controllando se stessa. Non era per se che si controllava, ma per i propri compagni, al momento indifesi.
Il guaritore scosse affermativamente la testa, con vigore, rischiando di tagliarsi la gola da solo sulla daga. “Perché ora non mi spieghi come funziona l’antidoto e che veleno ai usato precisamente?” propose lei, anche se la faceva sembrare una proposta di quelle che non si potevano rifiutare se si sperava di potere giungere all’alba successiva.
“L’i-idra! I-il veleno è… è il suo! Era diluito… diluito insieme ad-ad erbe surkat… poi diluito nel vino. Non ha quasi odore cosi…” dichiaro lui, prima che lei gli desse uno strattone, schiaffandoli la faccia sul tavolo, tenendogli la testa con la sinistra, mentre la punta della daga tenuta nella destra andava a piazzarsi sulla tempia del guaritore.
“Il veleno della regina Barr?” chiese Mara tra l’ammirato ed il compiaciuto. “Sono in pochi a conoscerlo.” Aggiunse. “Ed ora, passiamo all’antidoto…” commento premendo la punta della lama quel tanto che bastava ad ottenere un’altra goccia del sangue del guaritore che scese lungo la sua guancia, quasi come una lacrima scarlatta.
“Annusarlo! Annusarlo! Basta farlo annusare a chi si vuole curare!” replico velocemente il guaritore, con gli occhi sgranati.
Mara guardo la sala della tenda, prima di riportare il suo sguardo sul guaritore. Non si fidava. Gli sembrava troppo facile. “Allora, comincerai dai miei alleati!” ordino lei, usando il termine in modo freddo e distante, cosi da presentare una barriera tra se e gli altri. Non voleva che il suo prigioniero pensasse di avere il benché minimo appiglio utilizzabile.
La donna tiro indietro l’uomo in modo da raddrizzarlo con la facilità con cui avrebbe steso dei panni ad asciugare. Tale era l’arrendevolezza con cui egli si lasciava trascinare da lei. “Muoviti verme!” aggiunse lei, sprezzante, mentre in realtà, stava già cercando di elaborare un piano per dopo.
Il guaritore si mosse su le proprie gambe malferme, dirigendosi per primo verso il giovane Erik. Il cacciatore era letteralmente caduto addosso alla figlia del conte MacLean, che aveva ceduto prima di lui alla potenza del veleno. A vedergli dall’alto, non sembravano due estranei, ma quasi due fidanzatini. La nobile ed il suo cavaliere servante. O almeno, per un istante la cosa parve a Mara. “Sbrigati!” ringhio all’indirizzo del guaritore, il quale, con le mani tremolante cerco di fare annusare l’antidoto al cacciatore, lasciandone cadere alcune gocce sul volto di Elisabeth.
Il ragazzo sembro riprendersi pochi attimi dopo, con un ispirazione violenta d’aria all’interno dei propri polmoni, alzandosi titubante. “Erik!” tento di chiamarlo a bassa voce la danzatrice, ma l’altro non sembrava riconoscere nessuno, mentre scuoteva la testa per rimettere a fuoco la situazione e le persone. “Erik!” chiamo lei, con tono più pressante.
In fine il cacciatore guardo nella sua direzione. “Ma…Mara?” chiese, continuando a cercare di schiarirsi la vista, ma iniziando a riconoscere posto e persone. “Cos…” cerco di chiedere.
“Non ora!” replico lei secca, prima di strattonare il guaritore. “Ed ora, anche il nano!” fece indicando il corpo di Bred, accasciato sul tavolo. Il suo prigioniero non fece opposizione nemmeno questa volta, come se non si rendesse conto che cosi si sarebbe ritrovato persino in maggiore pericolo rispetto a prima, con ben tre nemici svegli e non più solo la donna da affrontare.